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Come pescare il black bass a jerk: I miei consigli

Salve a tutti anglers! Oggi vi parlerò delle mie esperienze e cercherò di darvi alcuni consigli su come pescare il black bass a jerk.

I jerk minnow sono esche polivalenti e molto divertenti da utilizzare, specie in considerazione del fatto che nel 90% dei casi viene utilizzato un recupero allegro e molto dinamico.

Esistono naturalmente molteplici variabili da considerare: la stagione, il meteo, la tipologia e la dimensione del foraggio presente, nonché lo stato di attività del pesce.

Nei mesi del tardo autunno, caratterizzati da giornate fredde e da nottate nelle quali la temperatura scende spesso sotto lo zero, sono solito mettere in atto alcune piccole accortezze che aiutano a farmi avere ragione sul bass, che si trova in uno stato di torpore dovuto alle temperature rigide.

Il pesce rallenta considerevolmente il suo metabolismo, ma è comunque costretto ad alimentarsi, con finestre di attività molto brevi durante l’arco della giornata.

Parlando di piccole e medie cave, effettuo la ricerca in giornate ventose, con bassa pressione e cielo coperto, con venti da sud che, anche se di pochi gradi, alzano la temperatura dell’acqua e attivano i grossi esemplari.

Scelgo dunque le tarde ore pomeridiane, quando il vento, soffiando da diverse ore, ha fatto il suo dovere.

In giornate soleggiate e molto fredde, invece, mi concentro nelle ore centrali della giornata, quando il calore del sole al massimo della sua potenza scalda le fredde acque.

La scelta dell’artificiale e del recupero cambia nelle due diverse situazioni.

In ambedue i casi, comunque, i recuperi dovranno essere abbastanza lenti, perché non si potrà contare sulla reattività che contraddistingue i bass nei periodi più caldi.

In giornate coperte e ventose tendo ad utilizzare colorazioni più accese, anche se non esagero mai, non essendo un amante delle tinte troppo sgargianti, e facendo ricadere sempre la scelta sul bianco e sul rosso-oro (colore che adoro e trovo molto efficace).

Niente jerkate, recuperi lenti e lineari alternati da pause di qualche secondo.

Utilizzo jerk minnow che non scendono mai sotto i 14 cm, specialmente in cave dove non si trova foraggio come pesce bianco per cui i pesci, prevalentemente cannibali, sono maggiormente invogliati all’attacco da un esca voluminosa, che consente a loro un lauto pasto con il minor dispendio energetico.

Non temete quindi di lanciare in acqua esche di 18 cm o oltre.

Dove si trovano invece pesci di cui il bass si nutre, l’artificiale dovrà essere quanto più imitativo possibile rispetto al pesce presente, in quanto a colorazione e dimensione, costringendoci a scendere di misura fino a 7-12 cm.

In queste giornate, però, il bass sarà molto meno aggressivo e con una maggiore visibilità data dalle ore centrali, oltre a scendere di diametro con il nylon, la mia scelta ricade su esche di colorazione naturale.

Imprimo corte e nervose jerkate all’esca , seguite da lunghe pause, talvolta lunghissime.

Livree specchiate o olografiche faranno notare l’inganno anche da notevoli distanze,

ma occorre dare tempo al pesce infreddolito di raggiungerlo.

Come pescare il black bass a jerk

Ecco allora che entra in gioco la pausa, che a seconda dell’attività del momento sarà più o meno lunga.

L’attacco delicato, ben lontano dalle violente mangiate estive, avverrà proprio ad artificiale immobile, anche dopo diversi secondi dallo stop.

La scelta dei jerk deve a mio avviso ricadere sempre su modelli suspending: sono efficaci anche i modelli dedicati all’acqua salata, a patto che gli ancorotti vengano sostituiti con quelli bruniti più sottili, che permettono una maggior penetrazione ad esca immobile.

Personalmente, in coda applico ancorette dressate con piccole piume, che aggiungono ulteriore attività in totale assenza di movimento.

L’importante è sempre verificare l’assetto dell’esca dopo le varie sostituzioni: l’effetto suspending deve avere come punto di forza la posizione perfettamente orizzontale, per non risultare improduttiva.

Altro elemento importante, non sempre finalizzante ma in certe situazioni sicuramente un valore aggiunto, è l’effetto wobbling che fanno alcuni jerk, ovvero quel fenomeno per il quale nello stop dopo la jerkata, invece di essere totalmente immobile, l’esca oscilla sul suo asse qualche secondo prima di fermarsi.

Sempre consigliato l’uso di fluorocoated o nylon in bobina, che grazie alla maggiore elasticità, a differenza delle più rigide trecce, evitano considerevolmente le slamate, assecondando testate, scossoni e salti.

Succede spesso, infatti, che il peso dell’esca, che penzola dall’apparato boccale del pesce agitata a destra e sinistra, si stacchi con una slamata che lascia l’amaro in bocca.

Per quanto riguarda le canne, utilizzo attrezzi reattivi, che aiutino ad animare nervosamente le esche, ma che al contempo abbiano un’ azione parabolica e abbastanza morbida che collabori con l’elasticità del nylon.

Con gli inverni sempre meno rigidi che caratterizzano gli ultimi anni, si possono trovare con frequenza sempre maggiore condizioni di attività ottimali anche in pieno inverno, perlomeno in Toscana dove vivo io.

Sono capitate anche intere settimane dove i venti termici alzavano le temperature rendendole paragonabili a quelle autunnali o primaverili, mettendo in moto i centrarchidi e permettendomi di fare più strike in più giorni.

In queste situazioni utilizzo un recupero più dinamico, sempre abbastanza lento ma regolare e continuo, con cambi di velocità e senza stop.

Occorre far passare l’esca nelle immediate vicinanze di ostacoli sommersi o scalini, dove i bass si appostano per cacciare, ma estrema attenzione va posta quando si rasentano alberi e ramaglie varie, perché a differenza di esche di reazione come gli spinnerbite, che sono praticamente anti incaglio, i jerk rimangono irrimediabilmente agganciati, facendo perdere spesso costose esche.

Serve quindi una profonda conoscenza dello spot in cui andiamo a operare, per conoscere, ad esempio, a quale profondità è situato l’albero sommerso, per poterci eventualmente passare accanto o per pescare nello strato d’acqua immediatamente al di sopra.

Anche i salti batimetrici sono zone senza dubbio interessanti e che vanno tenute in considerazioni, sondandoli minuziosamente e con pazienza.

Quando mi trovo a dover affrontare questo tipo di situazione, sostituisco sia gli splitring che le ancorette dei jerk, mettendone di molto più leggeri.

Facendo ciò, con il minor contrappeso, l’artificiale che abbiamo detto essere suspendig, tende a risalire molto lentamente.

Dopo il lancio, recupero facendo affondare l’esca e una volta arrivato allo scalino mi fermo: l’esca risale in maniera molto adescante per tutta la sua altezza, sondando l’interna fascia d’acqua in prossimità dello spot.

Se invece mi trovo parallelo ad esso, ripeto l’intera operazione continuamente per tutta la lunghezza del gradone fino ad arrivare a me.

Molto interessante è il fatto che anche in cave con assenza totale di foraggio il bass attacca i jerk per reazione, molto probabilmente per territorialità o fastidio più che per fame, rimanendo anche in questi luoghi una carta validissima.

Laghi caratterizzati da fondali sassosi e/o massicciate artificiali sono anch’essi da preferirsi in giornate limpide e soleggiate, quando la roccia o il cemento vengono riscaldati, rilasciando il calore in acqua alzandone la temperatura, facendo avvicinare in caccia anche i bass.

Pure qui lanci paralleli a lambire le strutture rappresentano la carta vincente.

Nel caso specifico di grossi massi affioranti, lancio sempre oltre l’ostacolo in questione e dopo una repentina accelerazione fermo l’esca accanto ad esso, stimolando la mangiata.

Il jerk, infine, è efficace anche nei grandi laghi, come ad esempio il Trasimeno.

In questi mesi grossi branchi di latterini entrano in massa nelle darsene e dentro i porti, portandosi dietro conseguentemente ogni sorta di predatore, bass compresi.

Due sono qui le strategie da mettere in attacco.

La prima comporta l’utilizzo di grossi jerk ( in genere da 18 cm), che imitino i cavedani attirati dalla minutaglia e che cadono vittime dei boccalarga.

La seconda e spesso più efficace strategia comporta l’utilizzo di jerk da 5-7cm che va ad imitare il latterino, di cui i bass si cibano con facilità.

Questi piccoli e leggeri artificiali costringono a diminuire drasticamente tutto l’impianto pescante, a partire dai fili fino ad arrivare alle canne, che dovranno essere da spinning e non da casting, per consentire di lanciare con facilità le imitazioni a distanze utili.

Come pescare il black bass a jerk

Ancora una volta si andranno a cercare ostacoli, che in questi ambienti sono per lo più artificiali, con l’imbarazzo della scelta; ci troveremo infatti a sondare in prossimità delle barche, palizzate di legno, massicciate, banchine, pontili galleggianti e chi più ne ha più ne metta, sempre moderando in base ai fattori la velocità e il tipo di recupero.

Nei periodi invernali, sono arrivato a utilizzare quasi esclusivamente i jerk per la ricerca del bass malgrado un numero minore di giornate utili di pesca, queste aumenterebbero sicuramente con l’utilizzo di esche siliconiche presentate lentamente sul fondo, che mi costringerebbero tuttavia a una pesca più statica.

I cappotti aumenteranno in maniera esponenziale, ma pescando con caparbietà ci saranno catture spesso di rilievo in termini di stazza e che faranno valere il pesce molto più di quelli catturati in stagione.

Un saluto,

Giacomo

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