Mosca e spinning ai Caraibi

Mosca e spinning ai Caraibi, una giornata indimenticabile!

Eccomi ragazzi, oggi vi parlerò ancora del mio viaggio di pesca a mosca e spinning in Messico, più precisamente in Costa Maya nel Mar dei caraibi, al confine con il Belize, una zona piena di spot ancora inesplorati.

LEGGI ANCHE LA PRIMA PARTE: Mosca e spinning in Costa Maya: il mio viaggio in Messico

Nei giorni successivi alla cattura di quel meraviglioso Jack Crevalle di cui vi ho parlato nel precedente articolo ho continuato ad avventurarmi verso nuovi spot spingendomi sempre più a fondo nella natura selvaggia ed ho avuto modo di imbattermi in pesci e contesti davvero incredibili.

Il giorno dopo aver catturato il grosso carangide, mi sono nuovamente recato sullo spot, questa volta però con la canna da mosca alla mano per cercare di insidiare dei Triggerfish (pesce Balestra).

I Triggerfish stazionano sul bordo del reef e con l’alta marea si addentrano sulle flat rocciose per cercare piccoli granchi e altri crostacei in mezzo ai coralli, in questo particolare momento si possono facilmente individuare grazie alla loro grossa pinna caudale che esce quasi completamente fuori dall’acqua mentre mangiano, i questo caso si dice che i pesci sono in “tailing”.

Arrivato sulla flat individuo subito un piccolo branco di Triggerfish che stanno mangiando in mezzo alle onde, cerco di avvicinarmi senza fare troppo rumore e appena sono a tiro lancio la mosca vicino a uno dei pesci in tailing, noto subito il suo interesse, il Trigger si volta appena la mosca tocca l’acqua, la segue, due strippate corte e rapide e il pesce mangia!

La partenza è incredibile, il Trigger si lancia a tutta velocità in mezzo al reef cercando di tagliare il terminale sui coralli, riesco a seguirlo senza grattare la coda negli scogli, cerco di indirizzarlo nella parte meno profonda della flat e appena riesco gli prendo la coda, tutto questo in mezzo ai frangenti sul bordo del reef, dove ogni minimo errore può essere fatale.

Mosca e spinning ai Caraibi

Questi pesci sono allucinanti, hanno una pelle dura come il cuoio, dei denti che rompono il corallo e riescono a farti impazzire se decidono di non mangiare, per non parlare della loro abitudine ad infilarsi negli anfratti del reef una volta allamati, più di una volta mi sono dovuto tuffare per stanarli e non rompere il terminale.

Dopo la cattura del Triggerfish mi sono riposato un po’ e ho messo ad asciugare i vestiti visto che ho sempre il cambio asciutto in auto, mi sono incamminato poco più a Sud su una punta di scogli dove avevo visto una bella risacca, c’erano delle grosse formazioni coralline con molto pesce foraggio intorno, sembrava lo spot perfetto per il famigerato “Great Barracuda”.

Mi sono appostato sulla punta di roccia e ho piazzato qualche lancio intorno alle formazoni coralline, il mio Mommotti 180 non ha fatto in tempo a percorrere più di un paio di metri che è stato attaccato con violenza da un grosso Barracuda, il pesce ha tentato più volte di slamarsi esibendosi in numerosi salti e fughe in mezzo alle rocce.

Il barracuda è un pesce spesso sottostimato, ma vi assicuro che pescato con l’attrezzatura giusta è davvero divertente, ha un attacco spaventosamente rapido e potente, e oppone una strenua resistenza se pescato in zona di risacca, oltretutto salta spesso e ha dei denti che riescono a distruggere gli artificiali senza il minimo sforzo.

Non è stato facile infatti salpare questo pesce, sono dovuto scendere dagli scogli ed entrare in acqua con la massima attenzione, da un parte avevo le rocce taglienti piene di ricci di mare, dall’altra le onde e il grosso Barracuda che cercava di mordere ogni cosa che gli capitava a tiro.

Mosca e spinning ai Caraibi

Con la cattura appena fatta avevo concluso bene la prima parte della giornata, erano solo le 11:00 e avevo intenzione di continuare a pescare fino al tramonto così ho deciso di rilassarmi un po’ pescando a mosca, sono salito in macchina e ho imboccato il sentiero a Nord verso uno spot molto produttivo alla ricerca dei Bonefish.

Dopo circa 30km fouristra sono arrivato sullo spot e mi sono incamminato su una flat sabbiosa poco profonda intervallata da piccole rocce ed alghe, un terreno perfetto per i Bonefish che cercano qualche crostaceo nel basso fondale durante l’alta marea; non ci è voluto molto infatti prima di vedere un bel branco di Bonefish in tailing che si dirigeva verso di me.

Ecco, quello è il momento di mantenere la calma, essere rapidi e precisi, il minimo errore spaventerebbe i pesci nell’acqua a malapena sopra le caviglie, mi sono avvicinato con cautela tirando la coda fuori dal mulinello poco alla volta; una volta a tiro sono riuscito a piazzare la mosca sulla traiettoria del branco, appena intercettata un bel Bonefish si è leggermente distaccato ed ha iniziato a seguirla lentamente con quasi tutto il dorso e le pinna caudale fouri dalla superfice, una scena pazzesca, la mangiata è stata delicata e rapida, ma la partenza tutt’altro che delicata mi ha portato fuori circa trenta metri di backing in un batter d’occhio.

I Bonefish combattono con una forza senza eguali, il pesce più potente dell’oceano rapportato al peso, la loro velocità nell’acqua alta appena un palmo regala delle fughe da cardiopalma e dei cambi di direzone estremamente rapidi e decisivi, un piccolo errore nella gestione della coda durante il recupero ed il pesce è perso.

Per fortuna non era il mio primo Bonefish e conoscevo già qualche trucchetto per vincere lo scontro, piano piano ho portato il pesce a pochi metri da me e cercando di non danneggiarlo l’ho afferrato con decisone da sotto la testa.

Questi sono pesci delicatissimi, il minimo contatto con la sabbia o il prolungarsi della mia prsa pottrebbe danneggiarlo in modo irreversibile, percio ho scattato una foto velocemente cercando di esporre il pesce il meno possibile alla luce diretta del sole e con altrettanta cura l’ho slamato e rilasciato.

Mosca e spinning ai Caraibi

Con questa cattura si concludeva questa stupenda giornata di pesca che mi ha permesso di confrontarmi con alcuni dei pesci più particolari e divertenti del mare dei Caraibi, un luogo magico con tantissimi spot che ancora aspettano di essere esplorati; chissà che questo non sia solo l’inizio di un avventura da vivere anche con Giacomo…

a presto,

Guglielmo.

Articolo precedente: Pesca e itinerari nel Monte Argentario

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