Mosca e spinning in Costa Maya Messico

Mosca e spinning in Costa Maya: il mio viaggio in Messico

Eccomi qua ragazzi, in questo articolo andrò a raccontarvi la prima parte di una delle esperienze di pesca più belle che abbia mai vissuto, il mio viaggio in Messico di quest’anno, dove ho potuto insidiare sia a mosca che a spinning i predatori della Costa Maya.

Il viaggio inizia a Cancun, dove dopo aver noleggiato un auto all’aeroporto mi faccio 5 ore per strada fino al confine sud della penisola dello Yucatan, un luogo estremo e pieno di spot molto pescosi ma allo stesso tempo difficilmente accessibili.

Le prede che andrò a cercare saranno molteplici, sia pescando a mosca che a spinning, infatti lungo le spiagge della Costa Maya è possibile venire in contatto con Barracuda di grossa dimensione, varie specie di carangidi, Tarpon, Triggerfish, Bonefish e Permit.

Avevo già visitato questo posto negli anni passati, quest’anno però mi sono spinto oltre, in spot che richiedono una buona dose di esperienza e programmazione della pescata.

La zona che avevo scelto di esplorare si trova all’interno della riserva della biosfera di Sian’Kaan, un luogo davvero estremo e assolutamente non frequentato, se c’è un posto dove trovare dei pescioni è certamente questo.

Porto con me 2 canne, una da spinning, la mia fidata Labrax XX e una da mosca, la nuovissima G-Loomis NRX Plus per coda 8.

Per pescare in questi spot consiglio una canna potente ma non troppo rigida, che possa lanciare agevolmente artificiali fino ai 60/70 grammi, con un mulinello 5000 o 6000 caricato con un PE 2 o 2.5.

Come terminale andremo ad utilizzare un fluorocarbon dello 0,60 e un buon moschettone da almeno 50lb, qua i pesci che andremo ad insidiare sono tutti estremamente potenti e tendono a fare veloci fughe verso il corallo perciò dovremo cercare di fermarli senza rischiare di rompere.

La giornata inizia con la sveglia alle 5:30, si sale in auto e subito a fare rifornimento di cibo con un po di frutta fresca per rifocillarsi durante la calda giornata che mi aspetta, poi dritto verso la giungla…

Dopo circa 1 ora e mezzo di guida arrivo sullo spot, una veloce occhiata alle condizioni del mare, qualche ripresa con il drone e si parte, canna da spinning in mano e canna da mosca montata sulla borsa pronta all’uso.

Decido di incamminarmi verso Sud, per poter pescare tornado verso l’auto con la luce del Sole a favore, è molto importante in questi spot riuscire a vedere bene il fondale che abbiamo davanti anche con l’aiuto di un buon paio di occhiali polarizzati; percorrendo la scogliera mi rendo subito conto della potenzialità di questo posto.

Lo spot è davvero incredibile, una scogliera bassa formata da 5 punte e 4 baie di diversa dimensione, per un’estensione totale di circa 4km, ogni punta di scogli ha davanti il reef aperto e le onde si infrangono lentamente ma con forza portando le sardine a cercare rifugio vicino allo scalino.

Mi accorgo subito che le condizioni sono buone, la marea sta salendo, la corrente è sostenuta, il mare non è troppo mosso e ci sono piccoli branchi di sardine e pesci tropicali che cercano riparo nelle insenature degli scogli.

Continuando a camminare vedo distintamente un grosso branco di pesciolini di barriera che sembrano nuotare con difficoltà sotto gli scogli a poca distanza da me;

faccio prima una prova a distanza con una stickbait, il Janas Bluewater, qualche piccolo carangide prova ad attaccarlo ma senza successo, decido quindi di fare qualche lancio intorno al foraggio con il Buginu 140, dopo pochi lanci vedo sfilare dietro all’artificiale due sagome grigio scuro che poi si abbattono con violenza contro i piccoli pesci che stazionano sullo scalino, sono due grossi carangidi in caccia;

i due pesci seguono ripetutamente la mia esca senza però attaccare percio decido di cambiare assetto e montare un popper per scatenare la loro aggressività, al secondo lancio con il Toto 131 uno dei Jack Crevalle si lancia con una forza spaventosa sull’esca e inizia il combattimento.

Corro sugli scogli taglienti per seguire il pesce che cerca ripetutamente di liberarsi andando contro al reef e grattando il mio popper contro i coralli, dopo circa 6-7 minuti riesco a portarlo a fianco della punta di scogli in acqua poco profonda dove posso gestire il pesce senza troppi rischi, una volta stancato riesco ad avvicinarmi ed afferrargli la coda…è fatta!

Mosca e spinning in Costa Maya Messico
Mosca e spinning in Costa Maya Messico

Un carangide così, pescato con attrezzatura non sovradimensioanta da terra non ha prezzo, questi pesci hanno una forza incredibile e fanno delle fughe da cardiopalma mettendo a dura prova tutto il vostro impanto pescante.

Solo stringendo tra le mani uno di questi pesci ci si può rendere conto della loro potenza, detto ciò, con il massimo rispetto, mantengo il pesce in acqua per minimizzare l’esposizione all’aria e alla luce del sole, scatto qualche foto e lo rilascio nell’oceano.

Mosca e spinning in Costa Maya Messico

Un emozione incredibile e senza alcun dubbio una delle catture più belle della mia vita, non tanto per la dimensione ma sopratutto per l’azione di pesca, svolta tutta in pochi frenetici istanti tra coralli taglienti e onde che si infrangono sul reef.

Questo tipo di viaggi ti insegna davvero come affrontare situazioni difficili che si possono presentare durante le pescate, è importante mantenere sempre la freddezza e non perdere la calma per evitare di fare errori e perdere il pesce, pescare in questi spot tropicali può spesso portare a sorprese inaspettate ed è importantissimo farsi trovare sempre pronti, infatti come vedrete prossimamente, il mio viaggio in Messico non aveva ancora finito di stupirmi…

un saluto

Guglielmo.

Articolo precedente: Pesca a spinning alla spigola in Francia

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