Salve a tutti anglers! In questo articolo vi parlerò della mia umile esperienza sulla pesca a mosca del barbo spagnolo, in particolar modo della pesca negli ambienti che frequento con più assiduità.
Iniziamo con il dire che il barbo in questione è il Luciobarbus graellzii, perché come tutti sanno ci sono varie specie di barbi iberici.

E’ una specie endemica della Spagna nord orientale, ma ormai da tempo è stato introdotto in Toscana nel fiume Ombrone, Albegna, Fiora e negli anni ha colonizzato anche gli affluenti che gli si confacevano di più dei fiumi suddetti.
In tutti e tre questi bacini le popolazioni sono abbondanti e ben strutturate specialmente nel fiume Ombrone.
Si nutre prevalentemente di invertebrati bentonici acquatici e tende nella stagione riproduttiva a raggrupparsi un branchi folti, scegliendo per la deposizione aree con corrente veloce e fondale sassoso roccioso.
Rispetto ai barbi italiani si riproduce più tardi, ovvero dal periodo che va da maggio fino ad agosto.

Questo è quello che dice la biologia di questo pesce nei suoi ambienti d’origine, ma nei suddetti fiumi sopracitati da quello che abbiamo potuto vedere, all’incirca già alla metà di marzo piano piano cominciano lentamente a raggrupparsi per la riproduzione, in concomitanza con i nostri ciprinidi autoctoni.
Dopo questa breve introduzione cominciamo a parlare un po’ di pesca.
Per la stesura di questo articolo c’è stata la fondamentale collaborazione del ben più esperto moschista Massimiliano Scali, che nell’ambiente è conosciuto come “il pippi”, lui pesca prevalentemente in mare sulle orme di Marco Sammicheli e che allargando lo specchio d’azione si è dedicato da diversi anni nella pesca a ninfa del barbo spagnolo.

Personalmente nel voler insidiare questo pesce con la tecnica a lui più affine, mi sono dedicato alla pesca a mosca seguendo i suoi consigli e il risultato di questo articolo è il risultato della nostra comune passione per questo pesce.
Il barbo spagnolo non è un predatore a tutti gli effetti anche se ha il suo bel caratterino, tanto da sorprendere perfino i pescatori a spinning.
Pescare a ninfa questo pesce non somiglia per niente a tutto quello che ruota intorno alla pesca più tipica dei salmonidi.
A differenza di questi ultimi, il barbo, ha un atteggiamento differente in quanto è solito mangiare filtrando il fondale fra i sassi, senza essere aggressivo su ciò di cui si nutre, per lo più invertebrati.
Questo fa sì che l’approccio migliore per la tecnica da utilizzare sia quello della ninfa a vista.
Per questo motivo la pesca viene effettuata su fondali bassi di solito fine o inizio buca.
Il barbo può essere insidiato tutto l’anno, ma il periodo che più si presta, parte da inizio primavera fino all’estate inoltrata.

Solitamente a fine Marzo con acque più fredde i pesci sono molto più restii a frequentare acque più basse e molto sensibili ai movimenti esterni, pertanto l’avvicinamento risulterà particolarmente difficoltoso.
Con l’aumento delle temperature e del fotoperiodo, le loro abitudini cambiano ed è solito trovarli in branchi ben più numerosi in acque dove una presentazione delle nostre imitazioni a vista, risulta più facile.
Parliamo adesso dell’ approccio e della tecnica di pesca.
Banalmente, insidiare a vista il barbo è più un approccio di attesa che di azione….

Spesso il pesce è così intento a filtrare il fondo che non si cura di ciò che gli passa accanto.
Pertanto continuare a presentare la nostra ninfa spesso si traduce nell’ infastidirlo con la conseguente fuga.
Con il passare del tempo e con i tanti tentativi da noi fatti, siamo arrivarti alla conclusione che conviene fermarsi ed aspettare un cambiamento del comportamento del pesce che solo in quel momento sarà disposto a notare il passaggio della nostra ninfa.
L’approccio migliore è quello di posizionarsi di fianco o poco dietro al pesce per limitare di essere visti.

Aspetto da non sottovalutare assolutamente è la camminata sul greto del fiume, che deve essere sempre molto attenta senza provocare rumori, soprattutto in prossimità di dove sappiamo che il pesce potrebbe stazionare.
Un ciottolo calpestato male o un posizionamento prima del lancio errato comprometterà la cattura, facendo scappare immediatamente il barbo costringendoci a ripetere tutto nuovamente cercando un altro esemplare.

Nella fase di lancio, ovviamente dobbiamo tener conto di non fare errori banali come toccare il pesce con il finale in fase di deriva piuttosto che superare troppo il pesce facendogli cadere la coda in testa.
Un aiuto considerevole può essere dato dallo strike indicator, che servirà solo ed unicamente a darci la misura di dove può essere la nostra ninfa che raramente è visibile ad i nostri occhi.
Quando sappiamo la posizione della ninfa prossima al pesce, dobbiamo solo fare attenzione al suo movimento, che solitamente nel prendere l’imitazione si stoppa e allarga gli opercoli.

A questo punto la ferrata dovrà essere dolce e se è andata a segno, come tutti i pesci demersali, ci sarà una brutale fuga che in nessun modo potrà essere contrastata, vista anche il limitato carico di rottura del finale.
Il combattimento risulta incerto fino alla fine, il consiglio che il “Pippi” dà sempre è, una volta con il pesce è in canna, muoversi sempre verso di lui per quanto più ci è possibile per non rischiare che si prenda troppa coda.
Non è inusuale che certi pesci arrivino a tirare fuori dal mulinello tutta la coda fino al backing e questo fa sì che si perda il contatto con il pesce, lasciando immaginare a voi l’esito del combattimento.

Man mano che la stagione avanza e le temperature si alzano, questi pesci oltre che acquistare più forza, si alimentano anche in sospensione o perfino a galla sulle schiuse di piccoli chironomidi.
L’appgrade di questa pesca, consiste nel cercare di ingannare questi astuti ciprinidi anche a secca, anche se la riuscita di questo approccio è molto arduo e legato a brevissime e rare finestre di attività.
Parliamo adesso di attrezzatura.
Solitamente un’ attrezzatura standard è composta da canna da 9’piedi coda #4 può essere sufficiente, ma visto gli ambienti spesso ampi vanno bene le misure classiche delle canne da ninfa fino a 11’ piedi.
Massimiliano suggerisce di costruire su ami con un bel filo, robusti, con misure che variano da un 10 ad un 14.

Non avendo avuto netti segnali su una determinata ninfa, siamo arrivati alla conclusione che in primavera apprezzano misure più piccole poco vestite su colori scuri, mentre con l’avanzare del caldo, risultano più efficaci dimensioni maggiori e colori più vistosi, anche se la presentazione risulta essere sempre la cosa fondamentale.
Quale ninfa scegliere è dettato comunque dalla tipologia di luogo, condizioni atmosferiche e non per ultimo forza della corrente dell’acqua.
Tutto questo determina il variare del peso delle nostre imitazioni.
La lunghezza del finale deve consentirci di trovare un connubio tra precisione del lancio e efficacia di passata e presentazione.
Se tutto va a buon fine porterete a guadino pesci selvatici, meravigliosi, con delle pinne da capogiro e forti muscoli, senza sottovalutare il fatto che la taglia di questi animali arriva fino agli 80 cm di lunghezza e non sono certo rare catture da 70 cm.

Inoltre, valore aggiunto, questi sono pesci che non hanno mai subito alcuna pressione di pesca, hanno trovato un ambiente favorevole e adesso hanno popolazioni ben strutturate.
Questi ambienti esprimono la vera essenza wild, lontani km da centri abitati con scarsa antropizzazione.
Il barbo spagnolo offre emozioni singolari e uniche nel suo genere, tutte da scoprire nell’ ambito della pesca a mosca in acque interne.
Grazie per aver letto fino a qui. Lascia un commento se l’articolo ti è piuciuto, lo hai trovato interessante oppure se vuoi chiedermi qualcosa, sarò felice di risponderti!
Un saluto,
Giacomo.
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