Pesca a mosca alla spigola

Pesca a mosca alla spigola

Salve a tutti anglers! In questo articolo vi parlerò della pesca a mosca alla spigola e delle mie umili esperienze per quanto riguarda questo fantastico e singolare e approccio di pesca con le esche artificiali alla regina.

Negli anni quando andavo alla ricerca della spigola con la tecnica dello spinning, ogni tanto ero accompagnato da un vero guru di questa pesca, il buon vecchio Massimiliano in arte Pippi, uno dei veri pionieri della pesca a mosca in mare in Italia.

A forza di vederlo in pesca sono rimasto affascinato dalla poesia che si cela dietro alla tecnica della mosca in mare e delle sue spiegazioni e dei racconti.

Circa quattro anni fa decisi dunque di comprarmi un attrezzatura da mosca specifica per la pesca alla spigola.

Ogni tanto sia con lui che in solitaria tentavano dei rozzi approcci di dubbia efficacia.

Venendo dalla tecnica dello spinning l’istinto era di strippare, quindi recuperare la coda fra le mani muovendo la mosca, una modalità non corretta specialmente per la ricerca della regina in condizioni di corrente.

Pesca a mosca alla spigola

lasciai perdere quasi totalmente questa tipologia di approccio approfondendo la ricerca di altri pesci con la tecnica della mosca e continuando la ricerca della spigola esclusivamente a spinning.

Continuavano periodicamente durante l’arco dell’anno le pescate in compagnia del Pippi e in diverse occasioni mi sono ritrovata ad immortalare delle catture da parte sua degne di nota, anche in circostanze dove io a spinning imbiancavo clamorosamente.

Piano piano è scattato in me una molla.

Si presentavano regolarmente condizioni dove la spigola era estremamente selettiva e avevo bisogno di un approccio più morbido, naturale e meno invasivo che la tecnica dello spinning per quanto si possa estremizzare non poteva avere.

In particolar modo nelle nottate invernali quando l’acqua era limpida e la corrente molto lieve in uscita dal fiume, gli approcci a spinning non consentivano di concretizzare in nessun modo la cattura.

Decido di approfondire ancora di più l’argomento e di farmi spiegare in maniera dettagliata la deriva corretta della coda e le modalità di passata.

Quindi un paio di anni fa in solitaria decisi di provare.

Mi trovavo alla foce di un fiume dove la corrente che spingeva verso destra leggerissima passava da una buca sabbiosa sovrastando una secca di scogli, per poi arrivare ad un’altra buca sabbiosa.

Mi posiziono sugli scogli sommersi con un po’ di difficoltà cercando di muovermi in wading tra i sassi e di essere più silenzioso possibile.

Cerco di capire a seconda della forza della corrente a quale altezza della lingua di scogli mi dovevo fermare.

Individuo il punto di massima corrente per quanto lieve possa essere stata e inizio a volteggiare la coda.

Lancio alla mia sinistra nella buca e faccio le mie passate per tutta la percorrenza dell’avvallamento fino ad arrivare nello scalino formato dagli scogli.

Una volta che la mosca si trovava direttamente sugli scogli la recuperavo per poi ripetere il tutto.

Effettuavo passate e derive molto brevi.

Credevo che fosse l’approccio corretto, anche perché in un paio di uscite riuscì a catturare un paio di regine, una sul mezzo chilo e un’altra poco più di un kg, che per me erano già catture degne di nota.

Catturarle e combatterle con la tecnica della mosca era per me una vera e propria libidine.

Ricapitolando, praticamente facevo passare la mia imitazione immobile in corrente sopra il primo scalino che dalla buca si abbassava sulle scoglierette sommerse.

Per quell’anno altre tre uscite furono per me infruttuose c’era qualcosa che stavo sbagliando…

Passa un anno, si ripresentano le condizioni di temperatura dell’acqua e di corrente che mi consentono di andare a tentare la fortuna.

Mi sento nuovamente con il Pippi e mi dice di non farmi spaventare dalla durata delle derive e dunque dal far passare la mosca lenta sopra queste scoglierine, perché è proprio lì in mezzo alle buche che formano questi massi che si appostano le spigole, in attesa di piccoli pesci immobili che si fanno trasportare dalla lieve corrente.

Pesca a mosca alla spigola

In poche parole dovevo raddoppiare la passata che facevo l’anno scorso.

Dovevo lanciare nella buca, lasciando coda e in prossimità delle scoglierine tenerla per far sì che la corrente alzasse il mio piccolo clowser per farlo passare morbido e leggero sopra le buche formate dai sassi, poi rilasciare coda una volta passata la cresta arrivato alla buca di destra.

Si ripresenta l’occasione e sono impaziente di provare.

Mi trovo quel giorno col mio amico Mirko, che viene a pescare accanto a me a spinning con esche siliconiche spiombate, per cercare di simulare per quanto più possibile la deriva che con la tecnica della mosca veniva naturale.

Provo subito a seguire i consigli del Pippi.

Lancio a sinistra, lascio coda, trattengo una volta arrivato sugli scogli e rilascio.

La sensazione era stranissima.

Con tutta quella coda fuori e quella deriva, mi dava la sensazione di essere poco diretto in un eventuale ferrata.

Ho voluto in tutti i modi opprimere il mio istinto da spinner e continuavo imperterrito con queste derive.

Dopo poco, come se quasi avessi incagliato in uno di quei massi, la coda si stoppa, ferro e sento incredulo le testate.

Finalmente avevo ingannato una spigola, funziona allora!

Dopo non pochi tentativi rocamboleschi di infilargli un dito in bocca, tra la leggera onda, il buio e la corrente che portava via il pesce, la spigola che pareva essere all’incirca di un chilo e mezzo si slama sotto i miei occhi increduli, ero veramente avvilito.

Ma non mi do per vinto e continuo imperterrito con le medesime passate, dopotutto i pesci erano lì dovevo solo azzeccare la passata giusta.

Nel frattempo Mirko a spinning non aveva avuto alcuna interazione, non riusciva a fare ovviamente il mio stesso gioco.

Dopo una decina di passate la coda si riblocca, ferro.

Pesca a mosca alla spigola

Segue una potente fuga e delle testate da cardiopalma.

Capisco subito che si tratta di un grosso pesce.

Con molta fatica pian piano riesco ad avvicinarlo a noi, accendo la luce sulla mia testa e non credo ai miei occhi è una spigola di circa 5-6 kg di peso.

A quel punto comincio veramente ad agitarmi.

Arriva l’onda, la tocco, ma non riesco ad afferrarla.

Davanti a me si dibatte, ma per colpa della corrente e della flessibilità della mia canna da mosca, infilargli il fatidico dito in bocca o fargli una opercolare risulta essere veramente difficile.

Arriva un’altra onda che me la porta alle spalle, mi giro, ma con una scodata passa fra le mie gambe e d’istinto alzo il piede sinistro per togliermi il filo di torno, ma il finale appunta negli stivali e il filo si strappa…

Non ci volevo credere mi volevo mettere a piangere.

Ero arrabbiato da morire e mi sono maledetto mille volte di non aver portato il retino.

Volevo andarmene, ma Mirko mi esorta a rimanere e dopo 10 minuti per riprendermi dal fattaccio appena accaduto inizio nuovamente a lanciare.

Dopo appena due lanci ferro nuovamente, anche questo si tratta di un bel pesce.

Lo porto a me dopo un bellissimo combattimento e dopo averlo toccato un paio di volte riesco ad opercolarlo.

Finalmente ci sono riuscito, una bella spigola vicina a 3 kg di peso era venuta all’asciutto.

Ero veramente felicissimo di avere effettuato la giusta azione di pesca ed in più anche se persi, avevo interagito con tre belle regine.

In tutto questo Mirko a spinning non aveva visto assolutamente niente.

Questo mi aveva fatto riflettere che questa tecnica in determinate situazioni non solo è estremamente delicata e piacevole, ma è assolutamente fondamentale per concretizzare la cattura.

Pesca a mosca alla spigola

Infatti molte altre volte quando le spigole si trovavano in situazioni in cui erano selettive su prede trasportate dalla corrente in basso fondale pressoché immobili o comunque dove cacciavano in acqua cristallina il bianchetto nelle gelate invernali dalla spiaggia, a mosca si avevano risultati mentre a spinning per quanto si imitava il più possibile la preda, i risultati non arrivavano, pur lanciando sopra le cacciate delle spigole.

Concludo con il dire che senza ombra di dubbio conoscere per quanto più possibile questa tecnica di pesca alla spigola è fondamentale per coprire al 100% tutte le situazioni che ci troviamo davanti in ambito Mediterraneo.

Ovviamente al contrario ci sono tantissime altre situazioni dove questa tecnica è molto limitante e sicuramente meno produttiva dello spinning.

Praticare la pesca a mosca ci aiuta anche con lo spinning, sensibilizzandoci nel leggere anche le più leggere correnti, sfruttandole a nostro vantaggio.

Senza togliere niente allo spinning, la cattura in acque basse della spigola con la tecnica della mosca è senza dubbio un fantastico e perfetto connubio tra il pescatore e l’ambiente circostante.

Si differenzia dallo spinning per un approccio molto più lento e molto più ragionato, facendo chiudere il cerchio di quello che è il panorama della pesca con le esche artificiali in mare.

Grazie per aver letto fino a qui. Lascia un commento se l’articolo ti è piuciuto, lo hai trovato interessante oppure se vuoi chiedermi qualcosa, sarò felice di risponderti!

Un saluto,

Giacomo.

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