Salve a tutti anglers! Oggi vi racconterò di una breve trasferta di pesca a mosca in Austria, che contro ogni aspettativa mi ha onorato con l’incontro di sua maestà il salmone del Danubio.
Era un fine settimana di inizio settembre io e mia moglie decidiamo di andare a passare tre giorni in territorio austriaco, più precisamente ospiti dell’ aktiv hotel Gargantini, che mi accoglie ormai da 6 anni.
Questo non era un vero e proprio viaggio di pesca anzi tutt’altro, volevamo rilassarci immersi nella natura ed andare a visitare i vari paesi della meravigliosa Carinzia.
Ovviamente non potevo non portare con me un paio di canne da mosca per dedicare una mezza giornata alla ricerca di qualche bella trota nella risorgiva dei Gargantini.
Decido di portare con me oltre all’immancabile coda 4 per pescare a secca, anche una coda 8 per la ricerca di qualche bella trota nelle buche più profonde con streamer di generose dimensioni.

Infatti negli anni, pescando a spinning in questo meravigliosa risorgiva, avevo potuto ammirare e anche prendere trote di grandi dimensioni e volevo vedere se anche nel tratto dedicato alla pesca a mosca qualche imitazione di pesce foraggio poteva stimolare i pezzi più grossi.
Decidiamo di dedicare alla pesca proprio il primo giorno e di lasciare gli altri due disponibili per girellare ed ammirare i meravigliosi paesaggi che l’Austria offre.
Arriviamo con la macchina comodamente vicino allo spot e subito porgo la canna da streamer a mia moglie e comincio a pescare e guardare alla ricerca di qualche bella trota intenta a predare su gli insetti che in questa stagione cadono copiosi in acqua.
Comincio subito con delle imitazioni di grillo e faccio passare in corrente la mia esca in caccia e non tardano ad arrivare le prime catture.
Numerosi sono gli attacchi da parte dei salmerini di fonte, specie più facile e più aggressiva rispetto alle fario presenti nel torrente.

L’ambiente come sempre è meraviglioso, acqua cristallina e ciuffate di alghe che si alzano dal fondo fino alla superficie e formano canaloni dove le trote aspettano le prede in corrente.
Ad un certo punto vedo una grossa fario in corrente nel sotto sponda.
Mi avvicino circospetto e comincio a far passare l’imitazione sopra la sua testa.
Il pesce si alza, ma qualcosa subito non gli torna e scappa rintanandosi fra le alghe, maledizione ho perso l’occasione!
Continuo a camminare sulle sponde della sorgiva cercando con i miei polarizzati una qualsiasi forma di vita e finalmente la trovo: due belle trote nello stesso corsoio.
Mi avvicino e lancio il grillo a monte.
Passa sopra le loro teste e la seconda si alza e rifiuta.
Continuo con altre tre – quattro passate ma niente, rimangono totalmente indifferenti.
Dunque decido di cambiare con una piccola secca, la prima si alza e non mangia, continua la sua discesa verso valle e anche la seconda si alza senza mangiare…
Anche con queste imitazioni insisto per altri 4-5 lanci ma non avviene niente.
Comincio a domandarmi se lo 0,14 che avevo in bobina fosse troppo grande.
Cambio ancora, vado a montare un imitazione di un maggiolino costruitomi dal mio amico Gianni.
Appena l’esca passa sopra la testa della prima che era anche la più grossa, essa si alza, lo segue e finalmente apre la bocca, ferro!
Sprigiona subito tutta la sua vitalità e dopo poco finalmente era a guadino.
Una meravigliosa fario di questa splendida risorgiva.

Passano le ore e intanto altre catture di piccole fario e salmerini stavano coronando questa piacevolissima giornata.
Era mezzogiorno e mia moglie decide di rimanere seduta sull’erba all’ombra a mangiarsi un panino ed io proseguo pescando.
Dopo una mezz’oretta il telefono squilla, era Debora.
Cosa strana che avesse suonato il telefono perché di solito quando sono a pescare inserisco la modalità aereo per non avere rotture di scatole, ma lei mi aveva convinto a lasciare il telefono acceso.
Chiama agitata dicendomi che nel fiume c’era un siluro.
Cerco subito di spiegarle che non era possibile si trattasse di un siluro e subito vado a pensare che avesse visto un grosso tronco nell’acqua.
Mi dice di venire immediatamente, io abbastanza scettico mi avvio verso di lei e appena giungo a destinazione non credo ai miei occhi.
Davanti a me proprio a centro sorgiva in piena corrente c’era un huco gigantesco, si tratta di un pesce tranquillamente oltre il metro di lunghezza, un vero mostro e re del fiume.

Il cuore mi va a mille, subito metto a terra la canna da secca e prendo la canna da streamer.
Mi rendo conto essere sottodimensionato per la mole del pesce.
Avevo montato un finale dello 0,26 che era ottimo per trote anche di grossa taglia, ma non per l’huco.
Non posso comunque non provarci, quando questi pesci si fanno vedere in corrente sono senza dubbio in caccia, altrimenti stazionano intanati nelle buche fra i massi o sotto le radici.
Mi posiziono con estrema cautela a valle del maestoso pesce e cercando di rimanere calmo lancio lo streamer 3 – 4 m oltre il suo muso per cercare di passargli davanti.
Però in quella posizione la corrente mi faceva alzare troppo il mio clowser di dimensioni generose e gli sfilava sopra la testa un paio di metri, facendo risultare la presentazione praticamente inefficace.
Provo In tutte le angolazioni possibili ma nella posizione dove ero la mosca con la corrente si alzava troppo, mi dovevo mettere in tutti i modi a monte del pesce ma avevo una paura tremenda che si spaventasse e andasse via.
Non potevo fare altrimenti, per fargli una presentazione ottimale dovevo per forza spostarmi pregando che rimanesse lì.
Mi sposto come un gatto fra le piante e mi posiziono a circa 5-6 metri a monte da lui e la fortuna ha voluto che rimanesse immobile.
Lancio, la traiettoria è quella giusta il clowser riesce ad affondare alla giusta altezza e quando passa davanti al suo muso lo streamer sparisce in un sol boccone.
Ferro e la mosca non trovando appiglio nell’enorme bocca si appunta nel labbro superiore.
Ci siamo, non credo a quello che è appena successo.
Il mostro parte subito come un treno a favore di corrente e la mia coda esce dal mulinello all’impazzata sono costretto a corrergli dietro.
A circa 20 – 30 metri da me cominciavano delle rapide con dei grossi massi, subito capii che se avesse oltrepassato quella zona avrei strappato inesorabilmente.
Per fortuna si ferma proprio in questi massoni senza proseguire.
Il pesce è proprio accanto a me e cerco di pomparlo ma la mole non consente all’esile canna di alzarlo nemmeno di un centimetro dal fondo.
Riparte controcorrente, sono completamente inerme davanti a tanta forza.
Alla mia sinistra si trova una discreta buca d’acqua sormontata da una miriade di rami e di radici dove il pesce poteva strappare con facilità, ma passa veloce questo inferno di rami e ritorna proprio in acqua più bassa facendomi sperare nel miracolo.
Dopo varie fughe e carambole in acqua bassa si infila in un albero semi – sommerso e per fortuna non si intriga, sono costretto ad abbassare la canna altrimenti la coda avrebbe toccato i rami e dopo due o tre testate il pesce si slama…
Non ci potevo credere sapevo che l’impresa sarebbe stata titanica, però la speranza era l’ultima a morire, avevo i lucciconi agli occhi ero veramente deluso e mi sentivo sconfitto.
Mi giro verso mia moglie con uno sguardo di tristezza infinita.
Guardo inerme la pianta dove mi si era slamato il mostro per qualche minuto e decido che la pescata possa terminare.

Torniamo nell’alloggio e mi rivengono in mente continuamente senza sosta gli interminabili momenti che il re del fiume mi aveva fatto passare.
Dopo qualche ora di angoscia quando la lucidità ritorna, capisco che doveva forse andare così, mi rendo conto che questi meraviglie del fiume sono animali schivi e difficili da vedere e già aver avuto la fortuna non solo di vederlo ma addirittura di incannarlo e combatterlo mi riempiva di gioia il cuore e mi fece addormentare grato e felice.
Con questa sfortunato evento si conclude la giornata dedicata alla pesca.

Adesso è il momento di rilassarci e di vivere due meravigliosi giorni di vera vacanza nella fantastica Carinzia, tra tipici paesini, meravigliose montagne e grandi laghi molto suggestivi.
Un saluto,
Giacomo.
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