Salve a tutti anglers! In questo articolo andrò a raccontarvi di una singolare nonché fortunata esperienza di pesca spinning in scogliera al dentice, dove l’utilizzo di piccole esche ha garantito una fantastica e indimenticabile giornata di pesca.

Come tante altre volte io e il mio amico Leonardo decidiamo di farci una giornata di pesca in scogliera.
Dopo aver dato ovviamente un’occhiata a tutte le condizioni meteo marine, decidiamo che ci potevano essere buone chance di cattura.
Il mare era nell’ultimissima fase di scaduta, l’onda non era molta, ma un po’ di risacca era ancora presente e la luna era in una fase ottimale.
Senza indugi ci diamo appuntamento già dalla sera prima per andare a fare un po’ di festeggiamenti precedenti alla pescata del giorno seguente.
La macchina era già pronta, riempita di cibo, cambi e delle nostre attrezzature.
Dopo una serata di divertimenti abbastanza movimentata con solamente poche ore di sonno, ci avviamo verso lo spot, stanchi ma motivati e fiduciosi.

Come avevamo visto i giorni precedenti le condizioni erano ottimali: pochissimo vento e una piccola rimanenza di schiuma.
Tutti e due avevamo con noi oltre alle canne pesanti anche due attrezzature più leggere da un’oncia e mezzo, per fare qualche lancio ai barracuda sul calar del sole.
Cominciamo a pescare uno affianco all’altro.
Stavamo pescando in una lunga scesa di roccia che degradava dai 2 metri fino ai 40 e sia a destra che a sinistra due pareti di roccia che scendevano repentinamente.
Il tempo passava e i lanci si susseguivano, ma niente mordeva i nostri jig da 80 g di dimensioni piuttosto voluminose.
Pescando pescando ci rendiamo conto che proprio sotto di noi a perdita d’occhio si estendeva una vastissima palla di acciughe di dimensioni contenute.
Decidiamo senza indugiare oltre di prendere le canne più leggere e lanciare nel blu piccoli jig da 30-40 grammi, cercando di imitare il più possibile il foraggio presente.

La singolare limpidità dell’acqua di quel giorno non avrebbe aiutato con i grossi finali che avevamo prima.
Cominciamo a lanciare sperando che la riduzione di tutto l’impianto possa far sì che la giornata ci sorridesse.
Dopo pochi lanci Leonardo incanna la sua prima ricciola.
Dalla prima in maniera alternata si susseguirono tantissime incannate di questi splendidi predatori, che anche se di taglia contenuta, con le attrezzature che avevamo erano veramente divertenti.
Pesci dal 1,200 kg fino a 2 kg di peso sembravano non smettere di mordere i nostri piccoli jig.

La giornata per quanto ci riguardava si era raddrizzata, grazie a questa intuizione e ovviamente alla fortuna di avere avuto dietro con noi due tipologie di impianti pescanti differenti.
Ad un certo punto Leonardo incanna nuovamente, sembrava un pesce più grande e che tirava in maniera diversa, infatti una volta arrivata a galla si dimostrò essere per quello che era: una meravigliosa palamita che prontamente guadino.
A questo punto la pescata era fatta, eravamo entrambi molto soddisfatti, non tanto per la taglia dei pesci ma per il fantastico divertimento.
Mancavano comunque altre quattro ore prima dell’arrivo del buio, quindi continuiamo a pescare tra una chiacchiera e l’altra.
La stanchezza delle poche ore di sonno era ormai svanita.

Improvvisamente sull’ennesima risalita del mio piccolo jig avverto una bella botta, ferro e sento veramente pesante, da qui in poi parte quello che per me è stato uno dei combattimenti più difficoltosi e indimenticabili di tutta la mia carriera da pescatore.
lunghe fughe incontrollabili per la mia modesta attrezzatura e un intero combattimento che si è svolto con il mio trecciato che sfregava inesorabilmente sulla nuda roccia.
Per fortuna in quel punto la scogliera era ben ovattata dalle alghe di scoglio e il trecciato anche se pur sottile non si lacerò.
Il mio piccolo Morethan non ce la faceva più, nonostante la frizione era stretta a tappo slittava ugualmente, ovviamente non era pensata e concepita per quel tipo di combattimenti.
Dovevo pompare perennemente con la mano che bloccava la bobina, un vero calvario.
Ero psicologicamente provato, ma finalmente il bel pesce si stava alzando.
Arriva a galla e nello stupore generale vediamo che si tratta di un grosso dentice.

A questo punto il mio cervello non ragiona più, ma andava issato per forza.
Siccome eravamo alti dalla scogliera decidemmo di portare un retino dall’ampia bocca e telescopio, quindi la guadinata nella risacca non era delle più semplici, ma Leonardo riesce in qualche modo a fare canestro.
La tensione accumulata fino a quel momento si scarica di colpo e le gambe tremano, ci siamo riusciti!
Con quella attrezzatura sottodimensionata eravamo riusciti a portare a riva un dentice di 5 kg, il mio record all’epoca.
Il jig compatto da 35 grammi sembrava una piccola caramella a confronto al pesce.
Non credo ai miei occhi e dopo un milione di foto e un’altra oretta di pesca condita con ancora qualche piccola ricciola, decidiamo di non aspettare il calar del sole ma di ritornare ormai contenti verso casa.
La scelta di aver montato delle piccole esche che assomigliavano per dimensioni per quanto più possibile al foraggio presente, non solo ci avevano fatto scappottare, ma ci avevano fatto prendere anche un pesce di grossa taglia.
Infatti al contrario di quanto si possa pensare non sempre, ma spesso, l’imitatività anche per il dentice è molto importante.
Questa è stata una delle prime volte che in modo fortuito avevo capito l’importanza di questi fattori.
Ciò mi evitò negli anni successivi ad evitare cappotti certi.
Tutt’oggi cerco sempre di portare con me anche esche di dimensioni ridotte, qualsiasi esse siano, ovviamente abbinandole con un attrezzatura adeguata che non mi faccia penare nuovamente.
Consiglio vivamente a chi è un appassionato di pesca al dentice da terra, di mettere sempre in cassetta anche esche artificiali di piccole dimensioni, perché come spesso si dice non sempre esca grossa è uguale a pesce grosso.
E come ultima cosa, ricordare sempre che una buona osservazione dei vari fattori sul luogo di pesca è cosa assai fondamentale, ma questo lo sapete già.
Grazie per aver letto fino a qui. Lascia un commento se l’articolo ti è piuciuto, lo hai trovato interessante oppure se vuoi chiedermi qualcosa, sarò felice di risponderti!
Un saluto,
Giacomo.
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