Salve a tutti anglers! In questo articolo vi parlerò della pesca a spinning della cernia da riva.
Iniziamo innanzitutto a parlare della descrizione della cernia.
La cernia bruna é uno dei pesci più grandi che si possa incontrare lungo le nostre coste.
È anche uno dei pesci più rappresentativi del Mar Mediterraneo.
Si tratta di un pesce di notevoli dimensioni con un corpo ovale, massiccio e robusto (la sua lunghezza è inferiore a 4 volte la sua altezza).
Le dimensioni comuni nei nostri mari variano da 40 a 80 cm.
La cernia bruna ha una testa massiccia con occhi prominenti e, come altre cernie affini, presenta tre spine branchiostegali ben definite.
La sua bocca è molto ampia, con una mascella inferiore prominente e presenta macchie chiare che si irradiano intorno all’occhio (lacrima e “Y” che permettono l’identificazione individuale).
La sua pinna dorsale unica è caratterizzata da 11 spine seguite da 13-16 raggi molli.
La pinna anale è dotata di tre spine chiaramente visibili.
La coda (pinna caudale) è ampia e arrotondata, con un bordo bianco distintivo (presente anche nelle altre pinne).
Tutte le pinne sono più scure rispetto al corpo.
La cernia bruna presenta piccole squame largamente sovrapposte e incluse in una spessa pelle.
Le pinne pettorali sono arrotondate e di notevole dimensione, sovrastate da una pelle squamosa.
La colorazione va dal marrone al grigio scuro o chiaro, talvolta tendente al rosso, con macchie chiare irregolari che formano “nubi” e talvolta bande verticali chiare e sfumate.
Gli individui più grandi (maschi anziani) tendono a essere di un marrone uniforme.
La variabilità nella livrea è notevole.
Si tratta di un pesce ermafrodita proterogino, cioè che nasce femmina e diviene maschio successivamente.
Secondo alcuni studi sulla specie si e’ notato che l’inversione sessuale avviene intorno ai 12 anni di età.
La cernia bruna raggiunge la maturità sessuale intorno ai 5-7 anni di età e si riproduce in primavera-estate.
Durante il periodo riproduttivo, i maschi diventano territoriali e difendono il loro territorio dagli altri maschi.
La femmina produce le uova in grandi quantità, che vengono fecondate dal maschio.
Le uova sono pelagiche e si schiudono in pochi giorni.
Ha un elevata sedentarietà durante il periodo estivo, la cernia è presente su fondali rocciosi accidentati con cavità o grotte come rifugio, ma può anche essere trovato su fondali sabbiosi intorno alle praterie di posidonia.
Questo pesce si trova a una profondità compresa tra i 5 e i 100 metri.
I giovani preferiscono habitat simili a ciottoli, raramente superando i 15 metri di profondità, risultando molto criptici e quindi difficili da osservare.
Da adulti, preferiscono le pareti rocciose, le formazioni coralline o fondali rocciosi accidentati più profondi, sebbene abbiano sempre la tendenza a rimanere al di sopra del termoclino.
Le differenze negli habitat tra il periodo giovanile e quello adulto, in teoria, evitano gli incontri tra gli esemplari giovani e adulti.
La fedeltà ai siti è elevata tra i maschi anziani e generalmente bassa tra le femmine giovani, sebbene ciò possa variare notevolmente in base ai siti e alle dimensioni della popolazione.

Mentre in estate sembra che la cernia sia molto sedentaria e rimanga al di sopra della termoclino, il comportamento invernale è molto più variabile e dipende principalmente dalla topografia della zona e dalle dimensioni della popolazione.
In inverno, le cernie tendono a scendere a profondità di 30 metri e oltre, mentre gli stessi pesci si trovano a profondità inferiori durante l’estate.
Quando la temperatura scende, i pesci tendono solo a rimanere nascosti nei loro rifugi e diventa più difficoltosa la sua cattura.
Dunque, dopo questa infarinatura riportata da un dettagliato articolo biologico già presente sul web, possiamo cominciare a parlare di approcci veri e propri.
Questo è servito per far capire a chi non lo sapesse le abitudini di questo predatore e facilitare la sua ricerca da terra, e inoltre in molti conoscono la cernia ma non conoscono a pieno i suoi comportamenti e le sue abitudini nello specifico.
I mesi dove la ricerca di questo pesce è facilitata sono senza dubbio maggio e giugno, mesi dove la regina del fondale è più presente sotto costa e allo stesso tempo aggressiva per motivi riproduttivi.
Ovviamente oltre a questi due mesi anche altri che sono caratterizzati da temperature dell’acqua più stabili sono ottimi.
Nei mesi invernali dove l’acqua diventa fredda, la cernia si sposta oltre i 30 metri come già detto, nel comfort del termoclino e gli spot con molta profondità quindi sono l’unica alternativa.
Io personalmente nei mesi freddi ho incontrato questo meraviglioso pesce ben poche volte anche se gli esemplari erano di taglia maggiore.
Comunque sia concentro la ricerca specifica da giugno a ottobre – novembre.
Le migliori pescate in quanto a numero sono senza dubbio avvenute nel mese di giugno comunque, dove la taglia delle cernie si è sempre aggirata dal kg di peso fino a 4 kg.
Le esche che andremo ad utilizzare sono ovviamente artificiali che riescono a lavorare a stretto contatto con il fondale.
Metal jig e pesanti gomme risultano quindi la scelta più adeguata per insidiare la cernia a spinning.
Per quanto riguarda le esche siliconiche il recupero dovrà essere lento ed alternato da pause con discesa controllata verso il fondo.
Per quanto riguarda i metal jig, io effettuo un lento e francamente noioso recupero a dente di sega, facendo salire di pochi metri il jig e facendolo ricadere, per tutta la durata del recupero.

Sempre massima attenzione nella ricaduta verso il fondo delle esche, proprio in questo frangente spesso e volentieri la cernia attacca le nostre imitazioni.
Ovviamente la scelta dei pesi cambierà in base a profondità corrente ecc ecc.
Le canne e i mulinelli dovranno essere oltre che di ottima qualità, anche estremamente robusti ed efficienti.
Si dovranno utilizzare canne che vanno, a seconda degli spot, da un range che va dai 70 fino addirittura ai 120 – 150 grammi.
Mulinelli di taglia 4000 fino a taglie 6000, trecciati che vanno da un minimo di pe 2.5 fino ad arrivare al pe 4 e finali in fluorocarbon 0.60 – 0.70, perché con la cernia non si scherza.
Partiamo dal presupposto che non è mai un combattimento alla pari in questo caso, perché a differenza della pesca dalla barca, una volta dopo la mangiata dovremo pompare con energia il pesce verso di noi e nel tragitto ci troviamo di fronte al costante abbassamento del fondale e di conseguenza a scalini e rocce taglienti che lei sfrutterà per tagliare le nostre lenze come burro, anche se di notevoli libraggi.
Se possibile per cercare di averla vinta bisogna scegliere postazioni dove la murata di roccia scende verticale e bisogna posizionarsi sufficientemente in alto per staccare la cernia il prima possibile dal fondo.
Io personalmente taro la frizione poco oltre al carico di rottura, praticamente ho il saltiga chiuso a tappo, e con pompate veloci cerco di averla vinta nel minor tempo possibile.
Ma tutto questo spesso e volentieri non basta, la cernia riesce a rompere comunque.
Io sono riuscito ad aggallare e catturare esemplari fino a 7 kg di peso ma andare oltre da riva richiede sangue freddo e una fortuna smisurata.

Mi sono ritrovato un paio di volte quasi e dico quasi, a vincere due esemplari di una decina di kg di peso, ma sempre una volta sotto riescono a liberarsi con una forza impressionante.
Quando questi giganti si trovano vicino alla tana, il combattimento dura una frazione di secondo, la canna si piega vertiginosamente e la corta e potente fuga è incontrollabile, lasciandoti ogni volta esterrefatto e impotente.
I momenti di attività maggiore ovviamente sono i cambi di luce, dove la cernia si mette in movimento per cacciare.
Non disdegnano ovviamente anche la forte risacca delle giornate con mare mosso, entrando in attività come un po’ tutti i predoni del sottocosta.
Fattore molto particolare e interessante che proprio quest’ anno ho avuto modo di vedere è la velatura del mare derivata dalla piena dei fiumi.
Infatti le piogge avevano fatto gonfiare e sfociare i fiumi con le loro acque limacciose e i forti venti e le correnti avevano portato lo sporco a notevoli distanze, velando in maniera importante le acque che solitamente risultavano cristalline.
Molto probabilmente la minor visibilità avvantaggiava la caccia delle cernie e si trovavano fuori tana in attività frenetica. Questo meraviglioso gioco è durato circa tre giorni, finché la stessa corrente che aveva sporcato l’ acqua l’ ha rischiarita e fatta ritornare come sempre.
Questa esperienza preziosa verrà certamente tenuta in considerazione anche per gli anni a seguire.

Non dimentichiamo che per approcciarsi alla pesca a spinning alla cernia ci vuole una perfetta conoscenza dei fondali su cui andremo ad operare e mettiamoci nell’ ordine delle idee che come in ogni altra pesca che verrà effettuata a stretto contatto con il fondo e di conseguenza con le rocce, ci saranno anche un numero considerevole di incagli.
Vi lascio con riportato su questo articolo una parte di quella che è la mia esperienza su la pesca a spinning alla cernia da riva.
Spero di esservi stato utile per l’ approccio con questo difficoltoso e bellissimo pesce, che rappresenta come già detto la bellezza del nostro amato Mediterraneo.
Grazie per aver letto fino a qui. Lascia un commento se l’articolo ti è piuciuto, lo hai trovato interessante oppure se vuoi chiedermi qualcosa, sarò felice di risponderti!
Un saluto,
Giacomo.
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