Salve a tutti anglers! In questo articolo vi parlerò ancora una volta di spinning alla spigola e di una delle più belle scadute invernali affrontate dalla spiaggia.
Ci troviamo a fine Dicembre, come tutti sanno le spigole a seconda dell’andamento stagionale si stanno preparando o stanno già fregando, raggruppandosi sulle coste e nella parte finale di fiumi e canali e non c’è niente di più poi poetico che tentare la ricerca in spiaggia o in scogliera naturale.
Questa volta indirizzo la pesca in spiaggia, più precisamente in una spiaggia che conosco come le mie tasche, conoscendo a memoria ogni buca e canalone.
Vedo dal meteo che ci sarà una bella alzata di Scirocco, quindi immediatamente alzo le antenne e in quei giorni sto dietro attentamente al meteo e allo svilupparsi di questa breve mareggiata.
Vedo che dopo circa tre giorni di scirocco che alza il mare fino a un metro e quaranta, la mattina del quarto giorno il vento gira improvvisamente da terra, facendo rallentare il moto ondoso.
La sera prima riguardo nuovamente tutto per essere sicuro che ogni cosa e ogni tassello sia al posto giusto ed aumentare le possibilità di catturare a spinning una bella spigola.
Sembra tutto allineato in maniera chirurgica: un bel cambio di marea proprio in concomitanza con l’alba, luna calante e schiuma senza vento, tutto veramente perfetto.
Nella prima ora di luce per lo spot che vado ad affrontare c’è un po’ troppo mare, circa un metro e venti, che piano piano nelle ore successive come da previsione andrà a scadere fino a toccare 70 cm d’onda alle 9:00 – 10:00 di mattina circa.
A garantire una maggiore attività dei pesci in acqua moderatamente bassa vi è anche un cielo nuvolo che andrà a schiarirsi solo nel primo pomeriggio.
Ok ci siamo, decido di partire, preparo la mia fedele Smith da spigola e mi dirigo verso lo spot intento ad arrivare in loco una mezz’oretta prima della luce.
Dopo essere sceso di macchina intorno alle 6:20 del mattino mi metto i waders, sistemo tutto e mi incammino verso la spiaggia.
Arrivato di fronte all’acqua mi rendo subito conto come da previsione che vi era ancora un mare importante.
Decido di battere il primo canalone, il più profondo, dove si convoglia la corrente e alla fine questa sovrasta una fantastica secca costellata da rocce basse e ciottoli.
So per certo che con queste condizioni c’è un’alta probabilità di trovare una bella spigola in caccia, quindi pescando in poca acqua voglio aspettare un minimo di luce per evitare di sbagliare il passaggio sulla secca e rimanere incagliato, disturbando eventuali pesci attivi.
Decido di montare un piccolo jerk che lavora circa 40 cm sotto il pelo dell’acqua, per la precisione mommotti 115.
Scelgo una colorazione vivace, un bianco – arancio di facile individuazione.
Opto per questa colorazione, sia per una condizione di luce bassa, sia perché la mareggiata dei giorni scorsi ha reso l’acqua come si dice dalle mie parti grigia, ovvero piena di sedimenti in sospensione.
In più ho bisogno che il mio piccolo jerk sia suspending, perché dopo un breve recupero l’esca deve rimanere immobile sulla strike zone, trasportato dalla corrente del canalone.
Questa ultima cosa è molto importante, perché come tutti sanno la spigola spesso attacca nel momento di stop dell’esca.
Ricordiamoci che se l’esca non è perfettamente suspending, meglio una slow – floating che una slow – sinking.
Infatti se si lancia a 45 gradi nella direzione della corrente, in trattenuta, l’esca slow – floating rimarrà comunque quasi immobile sul posto con una risalita veramente lentissima.
Torniamo a noi.
Arrivano le prime luci dell’alba, ancora si vede male, ma riesco a intravedere l’orizzonte.
Taro la frizione al millimetro e vado con il primo lancio.
L’esca va a posizionarsi oltre il canalone a circa tre – quattro metri dalla secca interessata.
Recupero e mi fermo, una volta entrato nel canalone la corrente sposta l’esca e ripeto l’intero procedimento fino a che la corrente non porta esattamente l’esca sopra la secca e la oltrepassa in maniera più che naturale.
Al terzo lancio una volta che fermo l’esca sulla secca, avverto una botta violenta e incredulo ferro…. forse è il fondo.
Subito si sentono due potenti testate e una lunga fuga singolare per il periodo e per il pesce che sto insidiando.
Capisco immediatamente che si tratta di una grossa spigola.
Le onde e la risacca erano ancora impegnative.
Il pesce riparte in continuazione e viene sballottato dalle onde.
Comincia ad avvicinarsi e per l’ennesima volta aiutata dalla corrente la grossa spigola riparte, facendomi salire il cuore in gola.
Arriva ad un paio di metri da me e all’ultimo scalino prima del bagnasciuga tira fuori la testa e mi rendo conto che si tratta del pesce dell’anno, il tutto in un contesto fantastico.
La paura di perderla è alle stelle.
Molto delicatamente con l’ultima onda che è sempre la più pericolosa per la slamata, riesco a salparla, la opercolo e finalmente tengo fra le mani una regina di grossa taglia.
Un pesce argentato con pinne perfette e accentuate, veramente uno spettacolo di pesce.

Erano passati tra sì e no una quindicina di minuti da quando ho cominciato a pescare e già per me la pescata poteva concludersi, ero super felice.
Dopo qualche foto di rito arrangiata mi siedo un momento per riprendermi dalla forte botta di adrenalina e controllo tutto l’impianto, finale, ancorette e tutto il resto, per vedere che nulla fosse danneggiato.
Passa circa una mezz’oretta prima che ricomincio a pescare.
Ero ormai rilassato e aveva raggiunto l’obiettivo.
Il mare come da previsione stava calando e di non poco, infatti nel canalone profondo la corrente era diminuita e l’onda frangeva molto più dolce, ma continuo nel medesimo punto a pescare.
Dopo un’oretta, a parte un piccolo serra, niente più viene a farmi visita.

Decido dunque di spostarmi di qualche centinaio di metri, su due secche molto più basse della precedente, vedendo a distanza che lì la schiuma per via della poca altezza del fondo era sempre abbastanza presente.
Questi due spot erano caratterizzati da una secca distante una trentina di metri da riva e tutte e due avevano una buca circoscritta con circa un metro d’acqua, che arrivava fino al bagnasciuga.
Visto che il vento e l’onda adesso me lo permettevano, decido di montare un piccolo wtd, una scelta che in queste condizioni negli anni mi ha dato ragione diverse volte.
La luce era ormai salita, anche se il sole era coperto dalle nuvole, quindi opto per una colorazione naturale.
Lancio oltre la secca e faccio lavorare dove l’onda frange e faccio percorrere all’esca la scia di schiuma nella buca sottostante.
Al primo passaggio vedo un gorgo dietro l’artificiale, rallento, ed ecco subito la mangiata a più di 10 metri da me, proprio quando l’esca entra nella buca.
Dopo un breve combattimento, spiaggio anche il terzo pesce della giornata e la seconda spigola, un bellissimo pesce di un chilo e tre di peso.

Faccio alcuni altri lanci per vedere se qualche altro pesce era presente e aveva voglia di attaccare, ma nulla accade.
Decido di spostarmi nell’altra secca con annessa buca, con le medesime caratteristiche della prima.
Arrivo e faccio il primo lancio, ma non succede niente.
Dopo due o tre lanci nessuna spigola viene a vedere il mio artificiale di superficie.
Decido quindi di affrontare la buca dal lato opposto.
Mi sposto di una trentina di metri e lancio longitudinalmente alla secca.
Al primo passaggio l’esca sparisce dalla mia visuale dietro ad un onda, ed è proprio in quel momento che arriva la botta e la canna si piega.
Dopo poco la terza spigola di giornata, anch’essa pesce da poco più di un chilo, viene a tenermi compagnia.

La pescata poteva finire lì.
In circa due ore e mezzo di pesca e nemmeno piene, avevo interagito con quattro pesci.
Ero veramente soddisfatto, sia del risultato, sia della lettura impeccabile delle previsioni, quindi decido di cessare la mia attività.
Ritorno alla macchina soddisfatto e ancora incredulo per la meravigliosa taglia del primo pesce e del combattimento meraviglioso che mi aveva regalato.
Questa pescata rimarrà nella mia mente per tutta la vita.
Una pescata in solitaria alla ricerca della spigola in spiaggia con scaduta, un ambiente senza ombra di dubbio poetico più di ogni altro, che regala emozioni forti, emozioni che solo chi pesca in questo modo ha provato e che crea forte dipendenza.
Grazie per aver letto fino a qui. Lascia un commento se l’articolo ti è piuciuto, lo hai trovato interessante oppure se vuoi chiedermi qualcosa, sarò felice di risponderti!
Un saluto,
Giacomo.
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