Salve a tutti anglers! In questo articolo vi racconterò il mio ultimo viaggio di pesca a spinning all’estero, più precisamente a la Palma nell’arcipelago delle isole Canarie.
Questa volta però abbiamo scelto in compagnia di un amico del posto di andare a visitare una delle isole più a ovest dell’arcipelago, con caratteristiche molto diverse rispetto alle isole del nord.
Erano diversi anni che l’amico Daniele ci diceva di venirlo a trovare per fare una settimana di pesca all’isola della Palma, dove lui vive ormai da moltissimi anni.
Quest’anno quindi decidiamo di andare a trovarlo.
Le isole a sud dell’arcipelago delle Canarie rispetto a quelle più a nord presentano una conformazione assai diversa fra loro.

Infatti le isole meridionali sono caratterizzate da alti monti e ripide scogliere a picco sull’oceano Atlantico.
Vi è una vegetazione lussureggiante e delizia gli occhi con toni di verde brillante che si mescolano alle nere scogliere basaltiche.
Eravamo abituati a vedere e a pescare in ambienti desertici come per esempio Fuerteventura, chissà che regali ci avrebbe fatto questo meraviglioso e nuovo contesto.
A differenza di altre isole, ci diceva Daniele, che qui vi era una maggiore presenza di pagri e dentici corrazieri per quanto riguarda la pesca inshore ed erano proprio loro gli obbiettivi primari del nostro viaggio.
Arriva il giorno della partenza, carichi come non mai e vogliosi di passare una settimana lontani dalla civiltà.
Arrivati ci troviamo davanti ai nostri occhi il meraviglioso spettacolo naturalistico che l’isola offriva.
Un’altra curiosità è la rarità dell’incontro con il dentice classico.
Queste isole infatti sono maggiormente influenzate dalle correnti provenienti da sud che in qualche modo disturbano la presenza massiccia di questo predatore a differenza di quanto avviene nel nord dell’arcipelago.
Ci incontriamo con Daniele finalmente e dopo i vari saluti e convenevoli ci dirigiamo nell’alloggio.
Ci raccontava che nel mese in cui siamo andati ovvero Giugno la presenza di sparidi di taglia sotto costa era agli sgoccioli.
Il periodo migliore era già passato, ma anche ora non era certo raro l’incontro con un pesce rosa.
Spacchettiamo tutte le canne e ci prepariamo per la mattina seguente.
Io avevo portato con me una miriade di artificiali di tutte le forme dimensioni, ma la maggior parte delle esche era caratterizzata da gomme di varie forme e metal jig.
In poche parole tutto quello che ci vuole per sondare gli strati più bassi d’acqua alla ricerca di pesci di fondo.
Le cose successe sono molte, quindi non mi dilungherò a raccontarvi giorno per giorno ogni singola mangiata o interazione, mi concentrerò sulle catture e le interazioni più rilevanti.
Uno degli spot più interessanti era caratterizzato da uno scivoloso lastrone di basalto lungo diverse decine di metri più o meno regolare, intervallato da enormi creste di roccia che degradavano nel blu.
In questa parte dell’isola il mare non era particolarmente violento e ci consentiva di pescare molto vicino all’acqua.
In questo periodo i momenti di maggiore attività erano senza ombra di dubbio l’alba e il tramonto, infatti in questo spot martellando con le esche siliconiche abbiamo ingannato e ahimè strappato due o tre pesci di grossa taglia.

Ad esempio il primo giorno ho avvertito una mangiata in calata e dopo una pronta ferrata mi sono accorto subito che si trattava di uno sparide di grosse dimensioni, sono riuscito a combatterlo fino in fondo ma proprio quando lo vedevo, nell’ultima fuga il maestoso pagro strappa in inesorabilmente sulle rocce.
Rimango senza parole, il pesce del viaggio si era fatto beffe di me a un metro dalla vittoria.
Quel giorno non ci furono altre interazioni con pesci di taglia, ma con l’alzare della luce decine e decine di piccoli pagri attaccavano le nostre esche tenendoci attivi.
Il giorno seguente oltre agli onnipresenti trombetta, proprio sul picco di marea nel giro di mezz’ora con un piccolo Jerk avverto una botta violenta e dopo un discreto combattimento porto a terra un serra canario degno del suo nome.
Diciamo non era proprio la mira della vacanza ma senza dubbio un incontro molto piacevole.

Dopo pochi minuti alla mia sinistra sul lastrone che degradava lento, Daniele con il popper ferra e porta a riva un barracuda di taglia molto interessante.
L’isola è molto impervia e scoscesa e gli spot raggiungibili si contano veramente sulle dita della mano.
Un altro spot dove abbiamo pescato, era caratterizzato da una costa molto frastagliata con enormi massi staccati da essa che creavano un ecosistema veramente singolare.
Qui il mare batteva deciso e la schiuma la faceva da padrone.
Questa tipologia di spot con questa forte riscacca è niente di meglio che uno spinner può chiedere.
Ad ogni lancio si ha la sensazione che qualcosa attacchi l’esca, ma come ben sappiamo non sempre è clemente l’atlantico, catturare non è affatto semplice e chi c’è stato lo sa molto bene.

Dopo diverse ore di pesca oltre a qualche slamata ero riuscito a portare a terra una bellissima pluma, anche se di taglia contenuta, che mi ipnotizzava con le sue tinte rosa acceso ed i suoi riflessi blu elettrico.
Anche il giorno successivo decidiamo di fare un tramonto proprio lì e la marea in bassa ci consentiva di raggiungere anche gli speroni più esposti.
Dopo tre ore di pesca, con l’arrivo delle tenebre, lancio il mio deep minnow ancora una volta nella risacca vicino a queste enormi rocce e finalmente inncanno.
Prendeva filo, si trattava di un pesce potente, ma avvertivo i caratteristici movimenti nervosi sulla vetta della canna che mi avevano fatto intuire che si trattava di un tunnide.
Infatti quasi col buio totale riesco a portare a riva una meravigliosa palamita di buone dimensioni, diciamo che il viaggio poteva aver trovato una quadra.
Negli ultimi due giorni disponibili andiamo a visitare un ulteriore spot, impervio e di difficile raggiungimento.

Questo spot si affacciava su un golfo con acqua non tanto alta, che aveva alla sua sinistra un imponente piastrone sommerso che degradava repentinamente e continuando ancora si poteva raggiungere la parte estrema sinistra del golfo, dove il mare da nord picchiava imperterrito formando delle correnti spaventose.
Leonardo subito decide di pescare in questo punto, mentre io e Daniele ci fermiamo a pescare paralleli all’enorme lastrone con acqua più calma.
Dopo due ore di pesca decidiamo di raggiungere Leonardo che non aveva avuto alcun interazione.
Mancava circa un’oretta all’arrivo delle tenebre e nel bel mezzo del marasma mentre il mio jig calava sul fondo, avverto uno stop dell’esca, ferro e la fuga che ne consegue mi lascia senza parole.
Riesco a fermarlo, avverto due forti testate che si concludono con la rottura del trecciato sulle rocce….

Anche a questo giro poteva trattarsi di un corazziere o di un grosso pagro, ma ancora una volta la fortuna non era dalla mia.
Io e Leonardo decidiamo di insistere fino a buio, mentre Daniele per evitare di fare la camminata senza luce ritorna nel piastrone a lanciare i suoi jig.
Si fa quasi notte ed io e Leonardo decidiamo di tornare verso l’amico per poi rincasare.
Appena arriviamo, con nostro stupore, vediamo che Daniele aveva catturato un bel Serrone che era passato in caccia sul dislivello della grande terrazza.
I giorni a disposizione erano finiti, ci rimaneva un’altra alba da fare limitrofa al porto, prima di rimbarcarci per tornare a casa.

Questo spot era situato in un punto di corrente fra due Isole, dove con l’alzarsi della marea si andava a creare un vero e proprio fiume.
Fuori portata di lancio ogni tanto i tonni si facevano vedere.
Quando ancora il sole deve fare capolino dai monti alle nostre spalle, in contemporanea ancora una volta due grossi pesci attaccano sia a me che a Leonardo strappando inesorabilmente e portandosi via finali e jig.
Questa decisamente non è stata una settimana fortunata per noi.
Nelle due ore rimanenti oltre agli onnipresenti trombetta, viene a farmi visita una cernia di circa due kg di peso, il classico premio di consolazione per far scordare l’amarezza dei giorni passati.
Finisce qui la nostra meravigliosa avventura nell’isola della Palma.

Anche se per inesperienza o per sfortuna l’obiettivo non è stato centrato, portiamo dentro di noi a casa un ulteriore bagaglio di esperienze, consci del fatto che saremo senza dubbio ritornati a trovare l’amico Daniele.
Spesso e volentieri le delusioni e le sconfitte se interpretate con la giusta chiave non possono nient’altro che essere d’aiuto, basta soltanto avere la passione e la caparbietà che solo chi pratica questa disciplina può avere.

Lasciamo con tanta voglia di ritornare questa meravigliosa ed impervia isola che è la Palma, se non altro ripuliti dallo stress e con gli occhi pienamente appagati.
Grazie per aver letto fino a qui. Lascia un commento se l’articolo ti è piuciuto, lo hai trovato interessante oppure se vuoi chiedermi qualcosa, sarò felice di risponderti!
Un saluto,
Giacomo.
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