Salve a tutti anglers! In questo articolo vi racconterò del mio ultimo viaggio di pesca a spinning in Messico. Più precisamente in un’area specifica del Messico, la Costa Maya, dove mi sono cimentato sia nella pesca spinning che nella pesca a mosca con i predatori del sotto costa.
Erano circa quattro anni che Guglielmo mi invitava a fare un viaggio di pesca con lui in Messico, nella parte Atlantica del continente.
Lui oramai esperto del luogo conosceva già in maniera approfondita i circa 100 km di costa che si affacciavano sul Mar dei Caraibi limitrofi alla città di Tulum.
Finalmente arriva l’anno giusto e mi decido a partire e cimentarmi in questa nuova avventura di pesca in questi luoghi a me sconosciuti.

Guglielmo mi prepara anticipatamente spiegandomi quali erano le attrezzature più idonee per affrontare lo spinning da riva in questi meravigliosi contesti, ma ancora più importante dell’attrezzatura stessa era la fondamentale preparazione dell’abbigliamento.
Infatti in questi luoghi situati sull’equatore il sole picchia forte e dovendo restare dall’alba al tramonto a pescare sulle meravigliose spiagge e scogliere messicane, certo non potevamo presentarci lì senza un abbigliamento tecnico specifico.
Per evitare eventuali insolazioni provocate dal forte sole era essenziale coprirsi in maniera adeguata.
Dovevo prepararmi magliette a maniche lunghe contro i raggi UV, calzamaglie schermate per proteggere anche le gambe, buff e cappelli.
Altra cosa fondamentale oltre a una capiente borraccia termica da portarsi dietro, erano ottimi occhiali ultra polarizzati che avevano una doppia funzione.
La prima ovviamente consisteva in lenti apposite per proteggere gli occhi dalla forte luce prolungata e dai colori accesi del mare turchese e dalle spiaggie coralline bianchissime.
La seconda, non di minor importanza, doveva avere l’ultra polarizzazione per riuscire ad individuare i pesci sott’acqua, perché la pesca specialmente a mosca era basata completamente su fattori visivi e di conseguente intercettazione dei nostri amici pinnuti.

L’attrezzatura da spinning che ho deciso di portarmi dietro era per uno spinning medio.
Ho portato con me la labrax xx con un mulinello 4000 e pe 2.
Poi la mia fedele Kuroshio sempre con un 4000 montato e un pe due e mezzo.

Queste combo visto che la pesca si svolgeva prevalentemente dalla spiaggia mi consentivano di gestire in maniera ineccepibile o quasi i combattimenti con quei pesci.
Ho cercato per quanto riguarda le esche di coprire un range abbastanza ampio, portando con me ogni sorta di artificiale, dalle saponette ai popper, jerk e classici minnow di ogni taglia e misura.
Anche esche non necessariamente enormi, perché al contrario di quanto si possa pensare all’interno del reef messicano i predatori si spostavano e cacciavano in base agli spostamenti delle sardine, infatti grandi banchi di sardine di dimensioni contenute entravano ed uscivano dal meraviglioso reef a seconda dei cambi di marea.

Ho portato con me anche esche siliconiche per andare a tentare la sorte agli sbocchi delle lagune sui potentissimi tarpon e gli elusivi snook.
Dopo qualche mese di preparativi arriva il giorno della partenza, Guglielmo già si trovava in Messico da più di venti giorni e io dividevo vacanza e viaggio con Lorenzo e Gianluca.
Dopo un viaggio interminabile, vuoi per la durata, vuoi per la voglia che c’era di arrivare per pescare, il freddo clima Italiano lascia spazio a quasi 40 gradi caldi e umidi del clima prettamente equatoriale.
All’aeroporto ci aspetta Guglielmo che con la sua macchina in affitto ci carica per affrontare cinque ore di viaggio verso sud, fino quasi al confine con il Belize.

Ancora lontani dal mare si aprivano paesaggi mozzafiato immersi nella selvaggia foresta che si espandeva sempre di più ogni ora che passava, aprendo scenari affascinanti e sconosciuti.
Stanchi e affamati dopo esserci rifocillati una volta arrivati, prepariamo le nostre attrezzature e ci godiamo il meritato riposo.
La mattina seguente ci vestiamo e pieni di speranze, sogni e soprattutto di curiosità, partiamo alla volta della costa.
Sia verso sud che verso nord una lunga strada sterrata immersa tra lagune di magrovie nell’entroterra e lo splendido mare caraibico.

I paesaggi e le strade selvagge erano piene di ogni sorta di animale e le cordiali persone del luogo rendevano l’intero contesto meraviglioso.
Arriviamo in spiaggia e come ci avevano descritto il contesto lasciava senza fiato.
Palme, spiagge bianche coralline e acque di una rara bellezza.
La pesca a spinning si concentrava con la marea in crescita.
Ci appostavamo nelle zone limitrofe ai pass.
I pass sono delle grandi interruzioni della barriera corallina che era situata tra 300 e 500 metri dalla costa, che garantivano un punto di entrata del pesce e inoltre generavano forti correnti che portano all’interno delle flat nutrienti.
Si alternavano a nord, estese flat miste di posidonia – corallo e spiaggioni profondi con onde mozzafiato.
Pescando sopra le pavimentazioni coralline subito notiamo la varietà e l’abbondanza di pesce, deliziandoci con molte catture di grosse aguglieros e piccoli pesci dai mille colori.

Cominciamo subito dal primo giorno a fare l’incontro con i veri padroni delle flats, i mexican barracuda, ovvero i grandi barracuda oceanici.
Si avevano attacchi sprecisi e sporadici da parte di questi predoni su esche top water che non andavano a buon fine.
Decidiamo di montare jerk e come ci aveva anticipato Guglielmo subito notiamo un gradimento massimo da parte dei barracuda.
Infatti questa tipologia di esche di ogni sorta di dimensioni venivano attaccate 10 a 1 rispetto a tutte le altre esche.
Il problema principale era che l’esile struttura dei Jerk non riusciva a tenere testa all’impressionante forza mandibolare e alla potente dentatura dei barra.
Quando vi erano allamate esterne eravamo fortunati, mentre quando il predatore prendeva l’esca fra le fauci il più delle volte gli artificiali si spezzavano.

La mia prima incannata e conseguente combattimento con un barracuda oceanico mi ha letteralmente spiazzato.
La botta sul Jerk non è delle più violente, ma dopo qualche testata si sprigiona una fuga potentissima continua e salti acrobatici che non hanno nulla a che vedere con i nostri barracuda.
Il primo esemplare che porto a riva è un pesce di circa 13-14 kg e rimango impressionato dall’ enorme stazza e larghezza sia del corpo che della testa di questi coccodrilli.
Con il passare dei giorni le catture di barracuda si susseguivano.
Era sicuramente il predatore che la faceva da padrone all’interno del reef.

Con il passare dei giorni individuiamo sempre di più quali erano i loro punti di appostamento.
Abbiamo notato che si mettevano fermi limitrofi alle buche di sabbia corallina, dove i bonefish amavano sostare alla ricerca di piccoli crostacei, per schizzare all’improvviso sulle malcapitate prede con una accelerazione impressionante.
Attaccavano le nostre esche anche diverse tipologie di carangidi, ma quelli che sicuramente spiccavano su tutti erano i grossi Jack crevalle, che pattugliavano lo scalino di risacca a velocità inimmaginabili entrando come dei trattori sui banchi di pesciolame.

I primi incontri con questi pesci sono stati fatti da un bellissimo spiaggione profondo, utilizzando esche di superficie fatte saltellare sulle grandi onde.
A mio avviso è stata la modalità di cattura più bella e adrenalinica in assoluto.
Immaginatevi vedere due o più esemplari che si litigavano le saponette sulla cresta delle onde.
Una volta incannati sono dei veri e propri treni che sprigionano una forza impressionante.
Combattimenti potenti e lunghe fughe ci rendevano dipendenti da questi pesci, facendoci tralasciare, almeno in parte, la ricerca dei grandi barracuda.

Abbiamo preso in tutta la vacanza Jack crevalle che si aggiravano tra i cinque e oltre 10 kg, che mettevano a dura prova le frizioni dei nostri mulinelli.
In queste spiagge profonde sono accadute anche diverse sorprese, ovvero Guglielmo pescando anche lui i Jack con una saponetta, incanna e riesce a portare a riva una qualche specie di cernia di cui non conosco il nome di taglia importantissima.
Inoltre quando arrivavamo a circa un’ora dall’arrivo delle tenebre, grossi squali leuca e i black tip attaccavano rovinosamente le nostre esche di superficie costringendoci a battere ritirata.

Spostandoci verso sud
direzione Xcalach, la barriera si allontanava ulteriormente dalla costa dando forma a questi immensi spazi di acqua bassa.
Era straordinario vedere in mezzo metro d’acqua le potenti cacciate dei grossi Jack e avere la possibilità di lanciare a vista sul pesce, guardando la mangiata in diretta a pochi metri da noi.
Le grandi lagune collegate al mare attraverso cenote o sbocchi diretti, erano impenetrabili e contornate da una rete di fitte mangrovie che rilasciavano alte quantità di tannino nell’acqua, rendendo gli ambienti costieri e lagunari di un suggestivo rosso porpora.

In questi ambienti oltre che i Jack che occasionalmente facevano le loro incursioni, vi era una presenza fissa sia esterna che interna di tarpon e snook.
Non scordiamoci ovviamente dei coccodrilli che ogni tanto decidevano di attaccare le nostre esche.
La mattina all’alba era uno dei momenti topici per vedere i tarpon rollare sul pesciolame.
Pescavamo a questi sbocchi utilizzando gomme di dimensioni contenute e lanciando a vista sulle rollate dei tarpon.
Questa tipologia di pesca non è per niente scontata, infatti riuscire non solo a ferrare ma sopratutto a non far slamare un tarpon è veramente complicato, specialmente a spinning.

Io personalmente ho lanciato su numerose rollate avendo più di una dozzina di attacchi, la maggior parte dei quali non andati a buon fine.
Infatti solo due sono stati i pesci portati a riva che però non hanno deluso le aspettative della nomea che le contraddistingue, deliziandomi con numerosi salti e potenti fughe, nonostante la taglia contenuta degli esemplari che si aggiravano tre due e sette chili di peso.
Non siamo riusciti purtroppo a catturare gli snook nonostante ci siano stati un paio di avvistamenti di grossi pesci in acqua bassa.
Questi sono predatori principali che si possono incontrare da terra in Costa Maya.
La bellezza e la pesca di questi luoghi non può far altro che incentivare il mio ritorno il prossimo anno.

La quantità di pesce e la potenza che sprigionano i predatori in queste acque è dal punto di vista alieutico niente di più perfetto che un pescatore a spinning lanbased possa desiderare.
Inoltre i contesti, i sapori dei cibi e l’ottima compagnia di viaggio hanno reso questa esperienza veramente fantastica e tutto è andato oltre ogni nostra più rosea aspettativa.
Come sappiamo bene, nonostante ci si trovi ai tropici, ogni luogo a le sue dinamiche, infatti fuori dai picchi di marea l’attività sembra essere quasi inesistente, si può pescare anche 6 ore incessantemente fuori picco senza avvertire la benché minima mangiata.
Quindi non si pensi di andare lì e fare le cose a caso non ragionate.
Inoltre anche nei picchi giusti di marea, se vi sono condizioni meteo marine non idonee, la cattura risulterà molto difficile.
L’attività massima del pesce si svolge nelle ore centrali della giornata e con il meteo che rimane stabile per diversi giorni.
Anche il mare e il vento più sono calmi e più garantiscono una migliore attività dei grossi predatori.

Con il barbecue portatile arrostivamo il pesce pescato direttamente in spiaggia godendoci dei pranzetti veramente spettacolari.
Alla fine delle due settimane stanchi da chilometri macinati, da lanci fatti e dal caldo torrido, rientriamo in Italia super soddisfatti e appagati, consci del fatto che presto rivedremo questi meravigliosi posti che hanno lasciato nelle nostre menti paesaggi difficili da dimenticare grazie anche all’aiuto di Guglielmo.
Combattimenti con pesci oceanici di bellezza e forza a cui noi pescatori abituati a pescare in acque italiane non conoscevamo.
Grazie per aver letto fino a qui. Lascia un commento se l’articolo ti è piuciuto, lo hai trovato interessante oppure se vuoi chiedermi qualcosa, sarò felice di risponderti!
Un saluto,
Giacomo.
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3 risposte
Salve ,
Articolo molto interessante soprattutto per me che sto pensando di fare 15 GG nello Yucatan con canna al seguito .
Avrei una domanda per me molto importante, io partirei nei mesi gennaio febbraio com’è il periodo di pesca ?
Grazie del bel articolo e di una gradita risposta .
Ciao Carlo! quelli sono mesi ottimali per quelle zone. Grazie mille.
Grazie a te