Pesca a spinning nelle isole atlantiche Portoghesi

Pesca a spinning nelle isole atlantiche Portoghesi

Salve a tutti anglers! Oggi vi racconterò di una singolare avventura di pesca a spinning in una delle isole atlantiche portoghesi. Dove siamo andati a scoprire le coste selvagge che la caratterizzano alla ricerca dei predoni oceanici.

Tutti conosciamo il fascino delle isole sparse nell’Oceano Atlantico, più nello specifico quei gruppi di isole al largo delle coste africane e europee.

Vi parlerò di un’avventura di pesca svolta in una di queste meravigliose isole appartenenti al Portogallo.

Ognuna di loro ha conformazione e dinamiche di pesca differenti tra loro.

Le grandi escursioni di marea e l’importante risacca che le contraddistinguono rendono la pesca difficoltosa e impegnativa, ma che ci cattura con quel fascino che solo noi spinner possiamo capire.

Chi non vi è mai stato dovrà mettersi bene in testa che l’atlantico non regala niente, non si pesca in un acquario, specialmente nella ricerca dei predatori da riva.

Ci sono dei momenti ben precisi, delle stagioni e delle condizioni dove il pesce accosta in maggior quantità e ovviamente con dinamiche diverse.

Infatti non è assolutamente una rarità passare intere giornate a lanciare le nostre esche artificiali senza avvertire la minima botta in canna, nonostante l’abbondanza di pesce a largo delle coste.

L’anno scorso con l’amico Leonardo siamo andati a sceglierne una a noi sconosciuta.

Per noi era elettrizzante andare ad affrontare un’isola della quale non avevamo informazioni concrete, basandoci solo ed esclusivamente sulle esperienze degli anni passati accumulate in altre tipologie di isole atlantiche.

Nel pre – viaggio ci siamo subito trovati di fronte a una difficoltà concreta nell’organizzare un po’ tutto.

Il posto era molto fuori dalle mappe e sia il viaggio che noleggio di macchina e appartamento risultava molto difficoltoso.

Alla fine grazie a Leonardo siamo riusciti ad avere un quadro più o meno completo della situazione e siamo partiti alla scoperta di un grandissimo punto interrogativo.

Le poche notizie a disposizione ci rivelarono che c’era presenza di una buona quantità di specie di predatori marini, le stesse che si aggirano nelle coste delle isole delle coste atlantiche afro – europee.

Il particolare che ci colpì era la rara bellezza del posto e per chissà quale motivo una maggiore presenza sotto costa di pagri e sparidi vari.

Guardando dal computer le batimetriche dell’isola notiamo subito che i fondali a tiro di lancio erano abbastanza bassi, infatti i metri d’acqua si aggiravano tra i tre e i dodici al massimo.

Portiamo con noi una vasta scelta di testine piombate di varie grammature e jig, non avendo la più pallida idea della potenza delle correnti presenti in loco e una buona quantità di minnow e esche di superficie.

Arriviamo sul posto e rimaniamo incantati dalla rara bellezza che solo le isole atlantiche Portoghesi possono regalare.

Prendiamo i nostri bagagli e una volta ritirata la macchina a noleggio ci dirigiamo verso l’alloggio.

Scarichiamo tutto dalla macchina e prepariamo le nostre attrezzature impazienti.

Abbiamo deciso entrambi di portarci dietro attrezzi polivalenti non troppo grandi come potenza.

Io infatti ho portato dietro la mia fedele kuroshio e la labrax xx.

Con questa tipologia di attrezzi riuscivo nella mia testa a gestire il 90% delle situazioni che sarò andato a trovare.

Diamo un occhio ancora una volta agli spot e scegliamo il punto a noi più congeniale, senza sapere se effettivamente potesse avere una presenza di pesci o concreta.

Come volevasi dimostrare dopo un paio d’ore di pesca, le uniche rimanenti dopo l’arrivo, si rivelano essere completamente improduttive.

Il giorno dopo carichi e speranzosi, ci dirigiamo in uno spot che aveva davanti diverse grandi rocce che emergevano e rompevano la furia delle onde che vi assicuro in quel punto dell’isola facevano veramente paura.

Mai mi ero trovato ad affrontare un mare così importante e una risacca così potente.

Pesca a spinning nelle isole atlantiche Portoghesi

Come usa fare in Atlantico, prima di scendere sulle rocce dove si ha intenzione di pescare, aspettiamo circa una quarantina di minuti mentre facevamo le nostre congetture per vedere se qualche fuori serie sarebbe salito nel punto scelto.

Accertatomi della sicurezza dello scoglio decidiamo di scendere.

Alle nostre spalle la furia del mare dell’oceano veniva smorzata in maniera importante da questi massi giganteschi che quasi potevano essere paragonati ad un isolotto staccato dalla costa e il rumore fragoroso delle onde che andavano a picchiare sulle nere rocce di basalto ci facevano sempre alzare le orecchie e stare costantemente in uno stato d’allerta.

Peschiamo fiduciosi, questo è il mare che ci piace, la schiuma che ci piace!

Dopo circa sei – sette ore di pesca niente viene a farci visita.

Le domande cominciavano ad uscire dalle nostre bocche sempre più insistenti, sarà uno spot giusto? Forse sarà un momento della giornata sbagliato? Forse sarà la giornata sbagliata? Chissà.

Decidiamo nel pomeriggio di cambiare spot e dirigersi in un’altra punta alle estremità di un ampio golfo a circa un’ora di macchina dallo spot precedente.

Qui il mare era molto più calmo, c’era una presenza della solita risacca permanente importante, ma su questo lato dell’isola la furia dell’oceano sembrava non essere presente.

Stavamo pescando in circa 12 metri d’acqua non di più e subito notiamo una massiccia presenza di pesce foraggio proprio sotto i nostri piedi.

Cominciamo a lanciare imperterriti le nostre esche prima in superficie e poi alla ricerca di qualche pesce di fondo con metal jig.

Pescavamo con esche non troppo pesanti e all’improvviso subito incanna Leonardo e poi io.

Si trattava di piccole ricciole di circa 1 kg poco più di peso, che tenaci ci hanno fatto divertire e ci hanno fatto alzare il morale.

Continuiamo a pescare più leggeri e ancora una volta incannate multiple di lole ci deliziano.

Facciamo il cambio di luce in questo spot fiduciosi, sperando che un predatore di taglia maggiore ci avesse fatto visita.

All’improvviso tocca ancora me, incanno e porto velocemente a riva una cerniotta.

Insisto imperterrito sperando sempre che dall’altra parte della lenza abbocchi uno sparire, il pesce che ambivo di prendere.

Dopo l’ennesima calata appena il jig tocca il fondo, riparto veloce e avverto una secca botta in canna, ferro.

Sento subito che non si tratta di un pesce di taglia importante ma avverto testate decise e fughe caparbie.

Chissà che cos’era, come sapete in Atlanico la sorpresa è sempre dietro l’angolo.

Arriva a galla e non credo ai miei occhi, vedo rosa.

Era una pluma, che per chi non lo sapesse è lo stadio giovanile del dentice corazziere.

Lo alzo di peso sugli scogli e scoppio in un urlo di gioia, ero veramente al settimo cielo.

Lo so sembra stupido per un pesce che si aggirava intorno al chilo e mezzo di peso, ma la bellezza di questo sparide che bramavo di toccare e vedere dal vivo, andava al di là di ogni gioia.

Entusiasta mi faccio un paio di foto al volo e rilascio il colorato sparide.

Pesca a spinning nelle isole atlantiche Portoghesi

Continuiamo per l’ora successiva prima del buio totale ma non abbiamo più nessuna interazione e quindi stanchi della giornata ce ne torniamo a casa a fare cena e a godersi il meritato riposo.

Il giorno dopo decidiamo di andare ancora in un altro punto, curiosi di esplorare il più possibile.

L’area frizzante della mattina unita ad una leggerissima pioggia ampliava gli odori della vegetazione e i nostri animi erano in pace con il mondo intero.

In questo splendido quadretto la nostra fiducia era ai massimi livelli e partiamo pieni di speranze.

Arriviamo sullo spot, anche qui avevamo una lunga lingua di rocce non calpestabili davanti a noi dove le onde nella parte finale sovrastavano l’intera struttura.

Il vento proveniente da sinistra ci impediva di pescare correttamente, quindi incentriamo la pescata sul lato destro del pennello dove i forti reflussi creavano un ambiente veramente suggestivo.

Peschiamo con ogni sorta di artificiale per ben quattro ore senza avere la minima interazione.

Bastò una mattinata per far svanire nel nulla le nostre altissime aspettative.

Ma noi lo sapevamo, le dinamiche in queste isole sono piene di variabili e come ho già detto la pesca non è per niente facile e in molte circostanze può essere tutt’altro che redditizia.

Decidiamo di dirigerci al porto nelle ore centrali della giornata per fare due lanci e cercare di incontrare qualche pescatore locale che potesse darci qualche dritta utile.

Peschiamo qualche ora nel porto sollazzandosi con la miriade di pesci lucertola che voraci ghermivano le nostre esche senza il minimo sospetto, quando a un certo punto arriva un pescatore.

Subito andiamo a fare conoscenza e dopo una mezz’oretta di chiacchiere gli chiediamo se lo spot nuovo che avevamo scelto per il calasole di stasera potesse essere interessante.

Ci spiega che lo spot anche se caratterizzato da un bassissimo fondale, circa cinque metri è un posto dove il pesce gira, ma ci mette in guardia nel fare attenzione a guardare le maree.

Infatti per arrivare in punta c’è una sottile lingua di scogli che con l’alzarsi della marea viene resa inaccessibile dalle onde che che salgono alte.

Infatti se avessimo attraversato con la bassa marea e pescato fino a quando arrivava l’alta marea, saremmo rimasti intrappolati al di là di questa strettoia di rocce, impossibilitati a tornare a terra fino a quando la marea non si sarebbe abbassata.

Fortuna vuole che la marea è in continua discesa fino alle 10:00 di stanotte, quindi è il giorno perfetto per tentare l’impresa in questa nuova punta.

In più ci dà un’altra informazione molto utile.

Avevamo visto che nelle altre isole dove eravamo stati negli anni passati più che con i cambi di luce i pesci si muovevano con le maree, lui invece sostiene che l’abbondante popolazione di pesce che staziona al largo entra nei bassi fondali in caccia proprio in condizioni di poca luce.

Lo ringraziamo, ci scambiamo i contatti e ci avviamo con la macchina sullo spot.

Arriviamo lungo la scogliera e decine di rigagnoli d’acqua dolce sgorgavano dalle rocce creando un ambiente suggestivo.

Dopo poco che camminavamo arriviamo a questa fantomatica strettoia.

La marea era in discesa ma sempre un po’ alta e dopo aver aspettato circa una mezz’oretta, prendendo bene il tempo siamo riusciti pericolosamente a passare dalla parte opposta.

Il mare sulla punta era veramente pauroso, ma per fortuna smorzava leggermente nella parte interna nord.

Cominciamo a pescare e anche a questo giro nelle prime tre ore di pesca cambiando approcci e tipologie di esche, l’unico pesce che viene a farci visita e un piccolo barracuda.

Ma noi continuiamo fiduciosi e convinti di quello che stavamo facendo.

Sta arrivando la notte, qualche altro lancio ed era l’ora di tornare alla macchina.

Lancio il mio leppa, dopo qualche secondo vista la poca profondità delle acque lo recupero e a circa due metri dalla scogliera lo faccio riaffondare.

Mi accorgo subito che qualcosa non torna, il filo esce dalle mie mani veloce, quindi chiudo l’archetto, ferro e trovo duro.

Finalmente incanno!

Chissà di che cosa si trattava.

Rimango spiazzato da una fuga infinita e potente lungo la scogliera, non riesco a capire di che cosa possa trattarsi.

Ci accorgiamo subito che il raffio in nostro possesso è praticamente inutile per arrivare all’acqua in queste condizioni estreme.

Ancora niente, il pesce non si fa vedere, il combattimento serrato è caratterizzato da continue e potentissime fughe.

Riesco a portarlo in una zona più riparata ma comunque sia anch’essa pericolosa.

Arriva a galla, non ci credo si tratta di una grossa palamita.

Devo aspettare l’onda giusta per issarla a riva.

Leonardo viene in mio soccorso, aspetta il giusto tempo e dopo vari tentativi tira il filo nel momento in cui l’onda sale e riusciamo a portare a riva questa meravigliosa bestia praticamente quasi a notte fatta.

Che combattimento pazzesco, un bolide di questa taglia in un mare veramente impegnativo.

Pesca a spinning nelle isole atlantiche Portoghesi

Facciamo le foto, ma il pesce muore quasi subito e nel tragitto verso la macchina lo regalo a un piccolo bar situato lì vicino.

Rimontiamo in macchina, torno soddisfatto e stanco morto verso casa a godermi ancora una volta il silenzio e la pace di questi posti prima di andare a letto, aspettando la sveglia di una nuova giornata di pesca.

Termina qui la prima parte di questa avventura di pesca in una delle isole atlantiche portoghesi, proseguimento nel prossimo articolo.

Un saluto,

Giacomo.

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