Salve a tutti anglers! Oggi vi parlerò di pesca e itinerari nel meraviglioso promontorio del Monte Argentario. Carettaristiche, pesci, spot, consigli, periodi di attività e tecniche.
Cercherò di trasmettervi ciò che so sul luogo dove anni fa ho mosso i miei primi passi nella pesca a spinning in scogliera, raccontandovi di alcune dinamiche di pesca e dei meravigliosi luoghi che lo caratterizzano.
Nella parte di costa più meridionale della Toscana, si estende verso il mar Tirreno il meraviglioso promontorio dell’Argentario, gioiello di rara bellezza collegato alla costa tramite due lembi di sabbia (la Giannella e la Feniglia), che incastonano al loro interno la città di Orbetello e l’omonima laguna, ricca di pesce e riserva naturalistica che consente una pesca regolamentata.
Chi mette per la prima volta piede in Argentario rimane a bocca aperta.
Sui lati opposti del promontorio si trovano le città di Porto Santo Stefano e Porto Ercole, splendide località in riva al mare ai piedi del monte.
Per tutto il resto del promontorio, pochi sono gli accessi al mare e le strade asfaltate, che si ergono alte sul mare e incorniciano viste mozzafiato sull’arcipelago.
La maggior parte dei sentieri, anche se percorribili in auto, sono molto dissestati, il che per noi pescatori è un bene, perché fa desistere i turisti dal percorrerli…

Il territorio si presenta ancora selvaggio e disseminato da una fitta macchia mediterranea e da scogliere impervie.
Spesso lunghe e impegnative camminate dividono dunque l’auto dal bellissimo mare, ma vi assicuro che una volta giunti a destinazione la sensazione di tranquillità che il luogo offre è inimitabile.
Le scogliere dell’Argentario sono assai varie e si alternano fra cale e calette ciottolose, creste di roccia che entrano in acqua degradando nel blu, pareti e punte profonde e grossi massi che creano un ecosistema unico nel suo genere.
Senza ovviamente contare le secche staccate dalla costa, delle quali cito la più famosa, la secca di Mezzo Canale, che si erge tra la costa e l’isola del Giglio ed è la più estesa, circa 300 m, una vera e propria piccola catena montuosa che da un fondale di circa 90 m arriva fino a toccare i 25, costellata da una ricca varietà di organismi tra cui diverse
specie di gorgonacee, coralli ecc.
Sono presenti anche vaste praterie di posidonia, vero polmone del mare, di cui l’Argentario è ricco.
Inutile dire che sarebbe necessario un maggior controllo della pesca professionale e delle azioni illegali di bracconaggio, nonché l’istituzione di ulteriori aree marine protette, che fungerebbero da polmone, portando giovamento ai pescatori sia sportivi che di professione.
Dal punto di vista della pesca, la peculiarità di questa zona è data dal fatto che con mare mosso o ben formato, barche, pescherecci e palamiti si tengono ben lontani dalla costa o non sono presenti, il che, sommato alla difficoltà di raggiungimento degli spot, consente di trovare condizioni di pesca di gran lunga migliori rispetto ad altri luoghi: sarete soli nell’esercitare la vostra passione per chilometri, cosa assai rara ai tempi d’oggi in Italia.

Per fortuna, nonostante il vistoso declino di pesce che si è visto nell’ultimo decennio, l’Argentario, grazie alle sue numerose aree marine protette, ne ha ancora una buona concentrazione.
Nei tratti di costa molto alti (non sono rari i 30-35 m e oltre a tiro di lancio), si possono trovare, da settembre fino ad aprile-maggio, pelagici anche di grosse dimensioni e addirittura punte dove avviene regolarmente un passaggio di tonni rossi: i più temerari che si vorranno cimentare con questo tiro alla fune troveranno pane per i loro denti.
Sono presenti ricciole di buone dimensioni, anche se l’incontro con questi furbi e diffidenti predatori è assai raro.
E ancora cernie e dentici: questi ultimi assumono un comportamento assai singolare, pattugliando la parete verticale a strapiombo in maniera orizzontale, un po’ come si vede fare ai saraghi lungo le banchine dei porti; ovviamente non sempre è sufficiente incrociarli, anzi, la loro sospettosità in questi luoghi è disarmante.
Nel periodo autunnale, anche le lampughe fanno le loro incursioni, tingendo letteralmente il mare.
I barracuda, presenti quasi tutto l’anno, sono una valida alternativa sui cambi di luce o di giorno con tanta schiuma.
In questi tratti, quasi del tutto assenti sono spigole serra e amia, credo a causa dei fondali troppo alti.
Nelle cigliate profonde si trovano anche capponi e cernie, che hanno bisogno di una pesca più mirata e di una profonda conoscenza dei fondali dove si va a operare.
Nelle franate delle pareti che negli anni, per colpa degli agenti atmosferici, hanno riversato in acqua massi di ogni genere, creano ecosistemi singolari, si possono trovare, nelle condizioni di mare giusto, un po’ tutte le specie di pesce, ma è molto difficile in fondali medio-bassi trovare il mare giusto.
Infatti senza il giusto moto ondoso la pesca risulta pressoché improduttiva.
Dopo la mareggiata, la conseguente scaduta affrontata troppo presto si può presentare molto spesso con acqua lattiginosa e con massiccia presenza di posidonia in sospensione, il che può facilmente costringere, dopo diversi chilometri di discesa impervia tra macchia, pareti semiverticali e rocce franabili, ad abbandonare e dover tornare indietro.

E bene dunque scegliere scadute di mareggiata non molto accentuate, ad esempio un picco d’onda da 1,60 m e seguente scaduta fino a raggiungere i 70-80 cm, che in fondali molto bassi non creerà problemi; si rimarrà anche sul limite massimo, a mio parere, per una giusta azione di pesca, che qui verrà principalmente indirizzata a spigole, saraghi e occhiate, con l’utilizzo di esche, sia dure che morbide, di piccole e medie dimensioni.
Non è raro l’incontro con dentici magari di taglia non eccessiva, ma che con attrezzature non molto potenti metteranno a dura prova i vostri nervi.
Con mare in scaduta è un vero paradiso per la ricerca del sarago di taglia.
Sono presenti anche sul promontorio piccoli sbocchi d’acqua dolce (vedi spiaggia delle Cannelle), dove il dolce incontra il salato in un contesto molto particolare e suggestivo, ricco di grossi ciottoli e massi.
L’incontro con una regina qui ha un sapore tutto suo: sospettosa e schiva, lontana chilometri dalle grosse foci e dalla sabbia dove regna sovrana, è una pesca di ricerca molto minuziosa, una tecnica che spesso si trasforma in deludenti cappotti, ma che fa valere una spigola di un chilo di peso come una di quattro presa altrove.
Nella parte nord del promontorio ho riscontrato una maggiore presenza di grosse occhiate di branco, che accostano in maniera più massiccia nella stagione primaverile; ottima la punta della Cacciarella, sovrastata dalla sua torre da cui prende il nome.

La parte che si affaccia sul lato sud, invece, ha una conformazione abbastanza differente, con gole e spacchi nella roccia che formano decine di insenature più o meno pronunciate che vanno ad alzarsi di fondale fino alla punta più esposta a sud, dove si ritroveranno ancora una volta fondali importanti che si avvicinano ai 50 m.
Questi spot sono quelli da me più studiati e che mi hanno fatto perdere molte ore di sonno alla ricerca del dentice.
Dalle vicine secche, con il mare in movimento, si avvicinano pattugliando la costa in caccia tra la schiuma, facendo le loro incursioni tra crestoni che entrano in acqua, scalini e cigliate sommerse, dandomi la possibilità, vista la profondità media del fondale, di attuare la mia ricerca quasi esclusivamente con deep minnow e jerk, recuperati, con non pochi rischi di incaglio, tra gli spacchi della scogliera imbiancati dalla schiuma.
In questi fondali frastagliati, i combattimenti sono sempre incerti, specialmente con dentici di taglia ragguardevole.
Gli spostamenti tra un’insenatura e l’altra non sono mai semplici, a causa degli scogli bagnati e scivolosi e i saliscendi molto accidentati, per cui consiglio un buon paio di scarpe tecniche.

Una sola canna se possibile e uno zaino con dentro l’essenziale consentiranno maggiore semplicità nei frequenti spostamenti.
Personalmente, quando riesco a trovare condizioni idonee, l’azione di pesca mi prende talmente tanto che mi fa dimenticare stanchezza, fame e sete per intere giornate, anche senza sentire una sola mangiata.
Nel periodo estivo sconsiglio vivamente la pesca con mare calmo: poco è il pesce attivo nelle ore diurne perché le barche di diving, i bagnanti, i pescatori di professione e chi più ne ha più ne metta lo disturbano in maniera eccessiva.
L’unica possibilità è rappresentata da alcune più inaccessibili scogliere del versante nord, che nelle prime luci dell’alba possono regalare qualche cattura.
Mi scuso per non aver citato di fatto il nome di nessuna cala e punta in maniera specifica, ma si parla tra pescatori e il motivo è facilmente intuibile.
Se la pigrizia o il poco tempo a disposizione prendono il sopravvento, c’è sempre l’alternativa dei porti facilmente raggiungibili e ben collegati da strade decenti.

Sul versante nord si erge porto Santo Stefano.
Alla sua sinistra vi è una lunga camminata e tutto il tratto, nell’arco dell’intero
anno, è favorevole per un bel numero di prede.
La vicina laguna porta un buon numero di spigole, anche se molto smaliziate, come avviene spesso nei porti caratterizzati da acqua molto chiara, che però si scatenano quando le forti mareggiate da nord sporcano l’acqua e la increspano.
I barracuda insieme ai serra sono presenti per tutto l’arco dell’anno, questi ultimi con un picco di attività sostanziale quando si raggruppano a primavera in gran numero per la riproduzione dentro il porto.
Ho visto invece un aumento di numero di serra nella stagione che va da dicembre a gennaio, con risultati comunque alterni, in concomitanza all’arrivo di grossi branchi di bianchetti.
Dalle scoglierine esterne della passeggiata, anche se non numerose, ci sono state catture di cernie di dimensioni contenute, dentici e pelagici.

All’inizio di settembre, anche qui in maniera discontinua, arrivano gli squadroni di lampughe che si rimpinzano il più possibile prima di riprendere il largo all’incirca a fine ottobre, a seconda dell’andamento stagionale.
Per quanto riguarda porto Ercole, che guarda il versante sud, preceduto dal bellissimo porticciolo di Cala Galera, le prede sono indicativamente le stesse: cambiano solo le dinamiche, perché essendo posizionato dal lato opposto, risente dei venti che provengono da sud ed è riparato da quelli da nord.
Un punto a nostro vantaggio, infatti, è proprio questo: a seconda del vento che tira, è possibile decidere quale porto è più congeniale al tipo di pesca e/o di predatore da insidiare e in una manciata di minuti, è possibile spostarsi.
Ad esempio: siamo a novembre e tira un maestrale sostenuto: andrò a provare qualche spigola a Porto Santo Stefano, con mare agitato, per poi decidere di spostarmi a Porto Ercole in acque più riparate e tranquille, magari a fare un po’ di eging a seppie e calamari, tra l’altro molto presenti.
L’Argentario è un luogo unico, che una volta almeno nella vita andrebbe visitato.
È il luogo dove ho cominciato a muovere i miei primi passi nello spinning dalla scogliera e che anche dopo diversi anni continua a emozionarmi e stimolarmi.

Il solo camminare nella sua natura ancora selvaggia, ascoltando il rumoroso ma armonico frangere delle onde, mi fa stare be-ne: tutte le volte, mentre scendo e dall’alto vedo la nuda roccia mescolarsi a quel mare di cristallo, evado da ogni preoccupazione e trovo la pace con me stesso.
Grazie per aver letto fino a qui. Lascia un commento se l’articolo ti è piuciuto, lo hai trovato interessante oppure se vuoi chiedermi qualcosa, sarò felice di risponderti!
Un saluto,
Giacomo.
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2 risposte
Ciao Giacomo,
sono un ragazzo di Grosseto e da circa due anni ho iniziato a praticare la pesca a spinning, o meglio la pesca in generale. La prima volta ci sono andato con alcuni amici che pescano nei laghi (prima di allora la pesca mi sembrava un’attività noiosa) e da quel momento me ne sono innamorato. Tuttavia, sono molto attratto dal mare. A spinning, però, non riesco a catturare nulla, anche se mi sono attrezzato con tutto il necessario. Vorrei capire quali sono gli spot migliori nella provincia di Grosseto per serra, spigole, barracuda ecc., così da capire se il problema è il modo in cui cerco di pescare oppure lo spot. Dal tuo articolo mi sembra che conosci molto bene il mare vicino a Grosseto e mi farebbe piacere se potessi darmi qualche consiglio su dove e quando provare a pescare. Gli spot che ho frequentato finora sono il porto di Talamone, la spiaggia della Principina e il porto di Castiglione della Pescaia.
Bell’articolo, complimenti!