Salve a tutti anglers! Oggi andrò a raccontarvi la pescata dedicata ai saraghi in scogliera più fruttuosa di sempre.
Come sempre io e il mio amico Leonardo, ci troviamo a guardare il meteo per organizzare l’ennesima uscita di pesca al sarago.
Dopo tanto tempo di mare piatto, vediamo che le condizioni sono praticamente perfette: due giorni di scaduta con circa 70 cm d’onda, l’altezza perfetta per mettere in attività i saraghi e consentirci di pescare correttamente.
Decidiamo insieme di andare ad esplorare uno spot diverso dove non avevamo mai messo piede.
Dal satellite vediamo che la costa è molto articolata, caratterizzata da grossi massi staccati e una miriade di piccole creste che entrano in acqua.
A prima vista lo spot si potrebbe rivelare veramente interessante per la ricerca dei grossi branchi di saraghi.
Quindi ci troviamo per preparare la nostra attrezzatura da pesca e di buon ora partiamo all’avventura.
Durante il viaggio entrambi ci chiedevamo che cosa ci saremo trovati di fronte.
Un conto è vedere lo spot dal satellite, un conto è metterci piede, l’accessibilità e la pendenza della scogliera non può essere prevista.
Con non poca difficoltà arriviamo all’ultimo accesso disponibile per lasciare la nostra macchina, ci troviamo di fronte alla bellezza disarmante e selvaggia dell’Argentario.
La discesa in scogliera è molto difficoltosa, in quel tratto di costa si presentano grosse franate e terreno friabile, il tutto condito da una fitta macchia mediterranea.
Arrivati all’acqua ci rendiamo conto che il mare è veramente perfetto (fattore non scontato).
Vista la conformazione del fondale, optiamo per l’utilizzo di soft bites, che consentono di lavorare in vari strati d’acqua.
La corrente e la risacca ci costringono a montare testine piombate di 3,5g.
Canne molto lunghe e sensibili, ma allo stesso tempo con una buona schiena ci aiuteranno a contrastare pesci di taglia medio-piccola, ma molto combattivi e spalleggiati dalle forti correnti.
Non pensiamo di andare a fare il classico light nei porti, qui in scogliera naturale agganciare un sarago di 600gr con un’attrezzatura non idonea significa strappare il pesce.
Cominciamo a pescare intorno a grossi massi semi-sommersi delle dimensioni di un auto, che creano un ecosistema veramente interessante.
Già dalle prime calate ci rendiamo conto della forte attività dei saraghi.
Violente mangiate con l’esca in deriva nella corrente e bei combattimenti nella schiuma con pesci di 400-500gr.
Spesso ci troviamo costretti a sostituire i nostri finali in fluorocarbon dello 0,28 per colpa dello sfregamento sulle rocce.
Decisamente si sta rivelando la pescata a saraghi più fruttuosa di sempre.
Talmente sono numerose le mangiate ad ogni calata, che le mie scorte di shrimp-u stanno scomparendo a vista d’occhio.
Prima di proseguire con l’esplorazione della scogliera, decido di montare sul mio snap un minnow, l’eja 100, e farlo lavorare in mezzo alla forte risacca che si formava tra due grossi massi.
Al primo lancio soffermo l’esca nella lingua di reflusso in uscita, e arriva un tremendo attacco, mi rendo subito conto che non si tratta di un sarago.
Dopo un combattimento molto complesso in mezzo alle rocce, vedo la sagoma di una bellissima spigola di scogliera, bianca e dalla sviluppata pinna caudale.

Riesco a salparla, e mi faccio una bella foto con questo meraviglioso animale inaspettato.
Ci dirigiamo più a sud, qui ci troviamo davanti a spacchi pronunciati che degradano in acqua.
Il percorso diventa sempre più accidentato e pericoloso, costringendoci a vere proprie scalate.
Questi posti ti danno la sensazione di non essere mai stati calpestati e infondono nel tuo corpo un’adrenalina e una voglia di esplorazione, che per ore e ore non ti fanno sentire ne fame ne sete.
Anche qui ogni calata va a buon fine indistintamente dal colore e dalla dimensione delle nostre esche.

Siamo già molto appagati, e il nostro carniere ci rende felicissimi, ma come possiamo adesso fermarci con altri 300mt di costa da esplorare e tutto il pomeriggio davanti a noi?
Dunque continuiamo e i profondi spacchi, alternati a piccole calette ciottolose regalano numerosi e bellissimi sparidi, con punte di peso fino a 700gr.
Mi trovo davanti adesso, a un lungo sperone di roccia che degrada in acqua al centro di una piccola cala ciottolosa, dove la corrente da sud crea una forte risacca che dalla punta entra nella cala.
Lancio, ma i 3,5gr non sono sufficienti a contrastare la forte corrente.
Dunque decido di montare 5gr, lancio a ridosso della parete verticale e tengo in deriva nell’onda la mia gomma.
Sento una mangiata nervosa e uno stop repentino dell’esca, aspetto qualche secondo e in primo una decisa ferrata.
Subito mi accorgo che si tratta di un sargo di taglia molto interessante.
Fa una potente fuga lungo la murata di roccia, e sfrega il mio finale nel nero sasso, facendomi pensare per un momento al peggio.
Riesco con non poca fatica a vincerlo, e si tratta di un nero e massiccio sarago, il più grande della sessione, che va ad incorniciare la pescata a saraghi senza dubbio migliore della mia vita.

In tutto l’arco del pomeriggio si susseguono incessantemente mangiate e catture.
Decidiamo di trattenere soltanto pesci dai 400gr a salire e rilasciare quelli di peso inferiore.
Ad un certo punto il rumore delle onde viene interrotto da una specie di grido che viene dall’alto, si tratta di un falco pellegrino, che si erge in volo dalle pendici della scogliera e fiero prende il mare, quasi a volerci dire che la straordinaria pescata sta giungendo a termine.
Manca un’ora al calare della notte, quindi decidiamo di pulire il pesce e incamminarci verso la macchina prima che le tenebre prendano il sopravvento.
Pulisco i saraghi trattenuti, e viene a farci visita una grossa murena, decido quindi di regalargli un sarago come omaggio.
Per scrupolo pesiamo il pescato che fa fermare l’ago della bilancia a 5,800kg.
Ci incamminiamo verso la macchina e una volta arrivati, stanchi ma contentissimi, ci troviamo davanti a un tramonto mozzafiato, che rimarrà indelebile nelle nostre menti per sempre.
Questa che vi ho raccontato, come già vi ho detto, è stata la pescata dedicata al sarago più bella di sempre.
Senza dubbio fare un’esperienza esplorativa del genere, con un vostro amico che condivide la stessa vostra passione, abbinata a un numero elevato di catture e un paesaggio da cartolina non ha assolutamente prezzo.
Un saluto,
Giacomo
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