Salve a tutti anglers! Oggi andrò a raccontarvi dello spinning al cappone da riva, raccontandovi le mie esperienze, gli approcci e le attrezzature che utilizzo solitamente.
Lo scorfano rosso, Scorpaena scrofa, detto anche cappone, è lo scorfano che raggiunge le dimensioni maggiori nei nostri mari, intorno ai 3-4 kg di peso.
Dotato di una grossa testa, sulla quale spicca la grande bocca che lo identifica appieno come predatore, trascorre la sua intera vita a stretto contatto con il fondale, dove si mimetizza perfettamente con l’ambiente che lo circonda, tendendo agguati alle prede che gli passano a tiro.
Si ciba di ogni sorta di cefalopode, gambero o pesce che riesce a inghiottire, ma non essendo proprio il paradigma del velocista, attacca solo le prede che gli transitano molto vicine, effettuando un rapido scatto in avanti e aspirando acqua e preda con la grande bocca.
Questa tipologia di caccia lo rende poco intercettabile dai pescatori inshore, per cui la sua cattura avviene spesso in maniera accidentale.
Ed è proprio in questo modo che ho fatto i miei primi incontri con questo variopinto pesce.
Negli anni poi, uscita dopo uscita, con l’accumularsi delle esperienze i contatti, inizialmente sporadici, hanno cominciato a farsi più frequenti e le uscite di pesca mirate hanno cominciato ad andare sempre più a buon fine.
Lo scorfano rosso vive in fondali che variano dai 20 fino ai 200 metri, per cui nella maggior parte dell’anno occorre andarlo a cercare su batimetriche importanti, cosa che in qualche modo mi favorisce dal momento che in Argentario, dove mi trovo molto spesso a pescare, gli alti fondali a poca distanza dalla scogliera certo non mancano.
Essendo un pesce stanziale e molto abitudinario, quando una tipologia di spot gli va a genio vi si trattiene, per cui le catture spesso si susseguono in maniera più o meno regolare nelle varie battute di pesca.
Dopo diverse catture, in diversi spot, mi sono dunque messo a ragionare su quali fossero state le modalità con le quali erano avvenuti gli incontri e con quali tipi di approccio.
Le catture si erano verificate tutte in fondali compresi tra i 30 e i 4o m, con franate di roccia pronunciate, che ho individuato incaglio dopo incaglio.
Per trovare uno scalino o una cresta perpendicolare o semiperpendicolare alla costa, prima di cominciare a lanciare artificiali facilmente incagliabili, aggancio al mio moschettone un pesante artificiale siliconico montato su amo offset, che mi consente di farmi un’immagine 3d mentale del fondale, diminuendo poi considerevolmente il numero di incagli.
Lo scorfano rosso è sempre posizionato sul costone della parete ed è li che va cercato, dove le rocce e le alghe che vi crescono garantiscono una perfetta mimetizzazione al pesce, rendendolo invisibile a prede e predatori.
Altri luoghi nei quali ho avuto catture frequenti sono i profondi salti batimetrici paralleli alla costa, dove il fondale degrada in maniera molto veloce e spacchi e articolazioni varie della struttura rocciosa offrono un ambiente e un riparo ideali.
Le strutture rocciose, comunque, non devono essere necessariamente articolate, dal momento che lo stazionamento del pesce avviene anche su superfici piatte e prive di ripari, dove ama posizionarsi alle prime luci dell’alba e alle ultime ore del giorno, per cacciare in zone di passaggio del foraggio, garantendosi una maggiore chance di intercettazione della preda.
D’altro canto, gli incontri sono anche avvenuti in fondali bassi e molto frastagliati, disseminati da rocce e grossi massi, per lo più nella stagione primaverile, dove il pesce si spinge per la riproduzione.
In queste zone, che hanno fondali di 10-15 m d’acqua, la taglia delle prede non è mai salita oltre il chilo di peso, ma è stato possibile realizzare catture multiple anche in poche ore di pesca.
Su queste profondità, le esche migliori da utilizzare sono senza dubbio i siliconici, che consentono di sondare e lambire in tutta sicurezza le varie strutture riducendo il numero di incagli.
Occorre tenere conto che più l’esca rimane a stretto contatto con il fondo, maggiori sono le possibilità di cattura, per cui parlando di esche in generale amo utilizzare metal jig con profilo piatto, come per esempio il Leppa di Seaspin, abbinati ad assist ‘addobbati’ con vistosi polpetti, che secondo i miei gusti variano dal rosa al rosso all’arancio.
Queste esche, dopo essere state sollevate dal fondo con morbidi strappetti a dente di sega, devono essere lasciate ricadere con la lenza sempre in tensione: sulla ricaduta la singolare forma consentirà una discesa più rallentata e
disordinata, che abbinata al fluttuare degli octopus risulterà molto accattivante.

Quando si devono affrontare spot con pareti e costoni perpendicolari, che degradano più dolcemente verso il blu, le esche utilizzabili sono molteplici.
In particolare negli ultimi anni di pesca ho concentrato la mia attenzione verso una stickbait in particolare, all’uscita del janas Blue Water, dopo una stagione di utilizzo su pelagici, che ha portato ottimi risultati (d’altro canto è stata progettato per questi predatori), pescando e ripescando ho notato che durante la fase di discesa, se il filo viene tenuto in bando l’esca scende veloce quasi come un jig, aiutando a entrare velocemente in pesca su spot con fondali importanti, ma se viene fatta scendere con il filo in trattenuta, va giù lentamente rimanendo in asse e oscillando, mandando a distanza i flash della livrea olografica.
Ho quindi subito pensato che l’artificiale potesse essere utilizzato su cernie e dentici, riscontrando anche questa volta ottimi risultati in condizioni con corrente moderata, con diverse slamate e catture di taglia ragguardevole.
Ho conseguentemente valutato l’opzione di utilizzo nei confronti dello scorfano rosso, sfruttando appieno le caratteristiche dell’esca, che sembra combaciare in modo ideale con la lenta tipologia di caccia del predatore.
L’azione di pesca si svolge nel seguente modo: una volta arrivato velocemente sul fondale, imprimo qualche breve e nervosa jerkatina per far sollevare l’imitazione di 1 o 2 m, per poi fermarmi in trattenuta con una lenta e oscillante discesa, rimanendo quindi sempre a strettissimo contatto con il fondo, utilizzando un approccio molto lento, ripetendo la stessa sequenza per tutta la durata del recupero.
L’attrezzatura che utilizzo è senza dubbio sovradimensionata per la tipologia di preda, visto che anche pesci di grossa taglia non hanno una forte difesa, non essendo eccelsi combattenti: una volta incannati, gli scorfani si fanno sollevare con estrema facilità e si avvertono solo in fase di risalita alcune testate marcate, ovviamente più o meno potenti a seconda della taglia del pesce.
Impiego canne da 2,70-2,80 metri, con potenza di lancio compresa tra i 6o e gli 8o grammi, abbinate a mulinelli di taglia 4000 imbobinati con trecciati da 40-60 libbre.
Occorrono questi attrezzi perché nei medesimi spot dove andremo a cercare il cappone spesso si potranno incontrare i ben più potenti dentici e cernie e attrezzature troppo leggere potrebbero rivelarsi inappropriate, e come si dice in Toscana: meglio avere paura che buscarne, ma anche perché su fondali accidentati fili troppo sottili potrebbero rovinarsi con il contatto o l’icaglio e cedere più facilmente in fase di combattimento.
Le canne da mangianza che utilizzo mi consentono di operare in maniera più che soddisfacente con una vasta tipologia di esche, cosa che non potrebbe essere fatta con le lunghe canne da shore jigging.
Una volta effettuata la cattura occorre fare molta attenzione nel maneggiare il pesce, dal momento che lo scorfano, come è noto, è in possesso di un’arma difensiva molto dolorosa: le spine situate su opercolo e preo-percolo, ma anche quelle della pinna dorsale, sono in grado di infliggere fastidiose punture, causate da un veleno termoregolabile molto doloroso, che potrebbe farvi interrompere bruscamente
la pescata.

Spero di avervi dato alcune dritte utili su questo particolare predatore dei nostri mari e sulla sua pesca a spinning, dandovi lo stimolo per tentare di aggiungere al vostro bagaglio di esperienza la ricerca e la cattura di questo particolare pesce, che richiede un tipo di ricerca e di approccio singolari.
Anche se non viene considerato all’altezza dei suoi coinquilini di fondale, molto più potenti e che raggiungono ben altre taglie, ci penseranno la sua bellezza e le sue ottime carni a tenere testa ai suoi concorrenti.
Un saluto,
Giacomo.
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