Salve a tutti anglers! Oggi andrò a raccontarvi della mia esperienza sulla pesca a spinning al dentice a Fuerteventura. La seconda più grande isola delle canarie.
In questa splendida avventura non andrò a raccontarvi nel dettaglio le catture effettuate durante questo viaggio che sono state molteplici.
Abbiamo spaziato dai serra alle spigole, fino ad arrivare alle palamite, per non parlare dei pesci strappati, ma andrò a raccontarvi di un pesce, ovvero il dentice che a Fuerteventura, la sua cattura da terra è molto rara a differenza di altre isole delle Canarie.
Con Leonardo ci siamo ritrovati come sempre a prenotare il viaggio all’ultimo momento.
Optiamo per Fuerteventura, contattiamo la guida Roberto, che abita a Corralejo e che dopo quell’esperienza sarebbe diventato un grande amico, oltre che ha un ottimo pescatore e guida.
Organizziamo volo, alloggio e macchina e prenotiamo la nostra vacanza per i primi di Giugno.
In questo periodo alle Canarie il vento è ancora bello forte e non è il miglior periodo per la ricerca di palamite e serra di taglia, ma è il periodo dell’anno migliore per la ricerca del bocinegro, ovvero del bellissimo pagro.
Questo era l’obiettivo della vacanza almeno per me, l’incontro con il dentice rosa landbased.
Ci siamo accordati con Roberto che avremmo fatto con lui solamente gli ultimi tre giorni di vacanza e gli altri tre saremmo andati senza guida.
Su questa splendida isola non vi sono fondali importanti da riva.
Essendo in Atlantico, il pesce qui non gira nei cambi di luce, ma come in altri posti dell’Atlantico va con le maree.
Al contrario di quanto si possa pensare la pesca non è affatto semplice e non tutti gli spot sono ottimali, causa la conformazione del fondale e la microfauna che cambia a seconda dei tratti di costa.
La forte risacca rende pericoloso e difficile il salpaggio del pesce e i combattimenti.
Quasi a caso decidiamo il primo giorno di provare uno spot scelto di comune accordo e con molta fortuna riusciamo ad incappare in diversi serra fino a 2 kg di peso molto comuni in questo periodo, ma non era quello che stavo cercando.

Il secondo giorno decidiamo di tornare sul medesimo spot, ma a questo giro impronto la pesca solo ed esclusivamente a stretto contatto con il fondale, per la ricerca dello sparide rosa.
Quasi a fine battuta, nel culmine di alta marea, all’improvviso incanno: due testate potentissime e una fuga che polverizza sulle rocce la mia treccia.
Rimango inesorabilmente con l’amaro in bocca, poteva essere lui, il comportamento non mi era nuovo.
Nei giorni successivi probabilmente abbiamo sbagliato completamente tipo di spot e non riusciamo ad incappare in nessuna forma di vita.
Come se non bastasse la nostra panda che avevamo noleggiato, rimane insabbiata e ci fà sudare sette camice.
Per fortuna è arrivato come un angelo sceso dal cielo un gentilissimo locale che ci ha tirato fuori da quel maledetto inferno bollente.
Anche se non avevamo preso alcun pesce, il meraviglioso scenario ambientale dell’isola di Fuerteventura con le sue rocce nere e il suo oceano imponente, già ci bastavano per deliziare i nostri occhi e mettere in pace i nostri sensi.

Arriva il quarto giorno è il momento di incontrarci con Roberto.
Due parole al volo e subito a pesca, perché la voglia di bucare era tanta.
Decide di portarci in uno spot per cercare la spigola.
Arrivati sullo spot e dopo che Roberto ci ha spiegato le dinamiche di caccia e i punti Dove lanciare le nostre esche, non tardano ad arrivare le prime catture di Leonardo.
Una bella spigola sul chilo di peso e una spigola puntata di ottima taglia.
Era veramente bellissimo vedere le spigole in caccia sull’onda in quell’acqua cristallina nei bassi fondali, qui le regine non sono certo di bocca scelta.

Quel giorno, purtroppo, non sono stato molto fortunato, non sono riuscito a catturare nemmeno un pesce.
Decidiamo il giorno seguente di buon’ora di ripescare sempre alla spigola nel medesimo spot.
Molto importante era lanciare nel momento giusto, nell’intervallo tra la serie di tre onde.
Cambio approccio e attacco al mio snap un metal jig di forma piatta, per riuscire a lanciare lontano sullo scalino degli scogli prima della buca.
Aspetto le tre onde, lancio e subito il mio Leppa 33 viene ingoiato da una spigola che sprigiona una potenza mai sentita in Italia.
Nonostante la canna da 60 grammi, il pesce prende filo come fosse un pelagico.
Una volta arrivata sotto in quel marasma di schiuma vedo che si tratta di un pesce di circa 4 kg di peso.
Roberto quando sta per afferrarla, con l’ultima testata il pesce si slama…… rimango ancora con l’amaro in bocca.
Il giorno seguente improntiamo la pescata alla ricerca del pagro.
Andiamo in uno spot dove un cliente di Roberto due settimane prima aveva preso uno splendido esemplare di circa 4 kg di peso, un sogno.
Ci dirigiamo in costa ovest la costa che guarda l’oceano aperto, flagellata dalle potenti onde atlantiche.
Qui l’attenzione e la tecnica devono essere ai massimi livelli.
Dopo una camminata e un percorso non certo semplice, arriviamo nel fatidico spot, un vero paradiso.
Si aprono davanti a noi lingue di reflusso ovunque e scogli emersi e l’imbiancare e il frastuono della risacca rende tutto ancora più speciale.
Era una giornata particolare c’era qualcosa, sentivo che oggi sarebbe andata bene.
Mi metto a pescare in un punto dove a circa 100 metri davanti a me si ergevano due scogli staccati tra loro, che spaccavano la corrente e creavano un forte giro di onde molto interessanti.
Subito metal jig con ami dressati e comincio a battere quella zona recuperando con l’avanzare dell’onda e fermandomi lasciando in balia della corrente in trattenuta il mio metal jig.
Non riesco a spostarmi da quello spot è come se entrai in un mondo parallelo, in un loop mentale che non sempre è facile raggiungere.
Continuo con insistenza, un’ora, 2 ore, 3 ore, sempre e solo in quel punto, come se non sentissi fatica e mi aspettassi da un momento all’altro qualcosa.
All’improvviso dopo oltre tre ore di pesca e dopo l’ennesima trattenuta in corrente, avverto una botta violentissima che precede una fuga imbarazzante.
Capisco subito avendo già avuto svariate volte a che fare con loro, che si trattava di uno sparide e penso subito al grosso pagro.
Ovviamente non penso al dentice, Roberto ci aveva detto che l’ultimo che era stato preso da terra risaliva a tre anni fa e l’incontro con il re era veramente difficile sull’isola di Fuerteventura.
Il combattimento è veramente serrato.
Alla fine emerge nella risacca, era un dentice, un grosso dentice.
Adesso arriva il momento più difficile, salpare il pesce con quella risacca da paura .
L’onda si alzava per circa due metri e crollava di botto costringendomi sotto prezioso consiglio di Roberto di aprire l’archetto, per evitare di strappare il pesce, operazione che non siamo abituati a fare in Mediterraneo.
Infatti la prima volta che l’onda è andata giù ho avuto difficoltà nell’aprire l’archetto e il pesce è rimasto quasi attaccato di peso alla mia attrezzatura.
Per fortuna nulla si è rotto, forse era il mio giorno, le stelle erano dalla mia parte.
Quattro, cinque, sei volte ho dovuto riaprire in quella maledetta risacca.
L’avvicinamento all’acqua era molto pericoloso, ma alla fine Roberto riesce a prendere il grosso identice e parte un urlo di gioia infinito.
Quei momenti nella risacca con il pesce in balia della schiuma sembrava non finire più.
Stavo tenendo fra le mani contro ogni aspettativa il mio record personale di identice, un bellissimo esemplare in livrea da guerra, con bande bianche che lo percorrevano verticalmente.
Il viaggio era senza dubbio stato ripagato, non si trattava di un pagro, ma direi che ci si possa accontentare.

Foto di rito e il pesce a questo giro viene a casa, decidiamo di regalarlo a degli amici di Roberto che ne faranno buon uso.
Finiamo la pescata con un paio di serra a testa e una bella palamita di Leonardo.
Ultimo giorno finito, arriva il momento di tornare a casa purtroppo.
Abbracciamo l’ultima volta Roberto con la promessa di rivederci al più presto e lo ringraziamo per la professionalità con la quale fa il suo lavoro e per i preziosi consigli, che ci hanno fatto vivere un sogno di una settimana sulla splendida isola di Fuerteventura.
Mentre l’aereo sorvola l’oceano, le nostre menti fantasticavano e stavano volando già al prossimo viaggio in un’isola dell’Atlantico.
Un saluto,
Giacomo.
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