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Spinning al dentice: affrontare mareggiate importanti – Seconda parte

Salve a tutti anglers! Oggi vorrei raccontarvi la mia esperienza di spinning al dentice in condizioni di mareggiate importanti, proseguendo la spiegazione dell’articolo precedente.

La pesca nei bassi fondali

In questa tipologia di spot la pesca al dentice, si rivela un vero e proprio spinning e a mio avviso risulta essere la tecnica di ricerca dello sparide più divertente e adrenalinica che ci sia.

Dobbiamo però analizzare molto bene e conoscere le tipologie di fondale in cui andiamo a pescare, perché ci sarà possibilità di trovare pesci in acqua bassa ma a patto cheil salto di batimetrica sia adeguatamente vicino alla costa.

Mi spiegerò meglio, sarà più facile trovare i dentici che fanno incursioni in uno, due, tre metri d’acqua in quei punti dove a 25-35 m dalla costa avremo vicino lo scalino dei 30-60 metri, piuttosto che in un punto dove il fondale va a degradare molto lentamente e uniformemente.

Come ho già detto in precedenza, nella stagione che va da giugno fino a novembre – dicembre dove l’acqua è ancora piuttosto calda, i dentici faranno, specialmente con il sole alto, incursioni prevalentemente alle prime alle ultime luci del sole.

Come tutti sappiamo avremmo un’attività maggiore e prolungata nella giornata in condizioni di cielo coperto e bassa pressione, cosa che vale per tutti i predatori in generale.

La pesca in questi bassi fondali come ho già detto è un vero e proprio spinning, qui andremo a cercare i dentici in caccia spostandosi e pescando nelle lingue di reflusso o in tanti altri spot, come ad esempio massoni sommersi, franate e creste che entrano in acqua perpendicolarmente alla costa.

Teniamo in considerazione il flusso della corrente, ad esempio con il mare proveniente da sud, se ci troviamo ad affrontare una secca o una cresta perpendicolare, sappiamo che gli sparidi si posizioneranno dal lato opposto della direzione della corrente, aspettando nascosti dalle rocce il passaggio di eventuali prede che seguiranno il flusso del mare.

Se invece peschiamo Nelle lunghe lingue di reflusso che si vanno a formare in determinati punti della costa, dovremo effettuare una pesca in trattenuta.

Quando si pesca nella lingua di reflusso è fondamentale recuperare quando arriva l’onda e rimanere immobili quando il reflusso torna indietro verso il mare aperto.

Spinning al dentice

Dico questo perché come natura vuole, un piccolo pesce che andrà a cercare riparo vicino alla scogliera avanzerà quando l’onda arriva verso gli scogli e quando la corrente ritorna in dietro, rimarrà immobile, fermo, muovendo la coda cercando di contrastare la corrente in uscita.

Stessa cosa andrà fatta con le nostre esche.

Prendo l’esempio dei Minnow.

Mi è successo spesso pescando in acqua bassa di avvertire la mangiata del dentice proprio sulla trattenuta del minnow o del Jerk, che rimane immobile e scodinzola animato dalla corrente in uscita apparendo proprio un piccolo pesce che non riesce a contrastare la forza di reflusso.

Attrezzature

In questi bassi fondali io personalmente porto dietro con me il minimo indispensabile.

Una canna affidabile con un range di lancio fino a 60 grammi, il mio fidato saltiga 4.000, trecciato pe 2.5 e finale del 0.60.

Per quanto riguarda le esche mi bastano una manciata di artificiali, tra cui qualche gomma, minnow, Jerk e metal jig non troppo pesante.

Non troppo pesante perché una grammatura troppo eccessiva sarebbe improduttiva in così poca acqua e risulterà essere molto più efficace un recupero orizzontale.

Non dimentichiamoci ovviamente di portare con noi stick affondanti, che verranno lasciate affondare e verranno recuperate anche esse con pause e trattenute sulla corrente.

Spinning al dentice

Io personalmente preferisco spostarmi molto e non insistere troppo nel medesimo spot, specialmente dopo una slamata o una cattura.

Infatti i branchi di dentici quando fanno le loro incursioni nel sottocosta, si suddividono a loro volta in piccoli branchi di qualche individuo e pattugliano costantemente la costa, cacciando dove la situazione gli è più congeniale.

Non sempre i Branchi sono omogenei come taglia.

Mi sono ritrovato spesso e volentieri a combattere nel medesimo spot sia dentici di un chilo, che di quattro.

Ricordiamoci che in questi fondali bassi e molto articolati non dobbiamo lasciar spazio a giochi, frizioni tarate al limite del carico di rottura e pompare il pesce velocemente per estirparlo dal fondale.

Come ben sappiamo, nonostante il dentice sia un pesce molto forte, una volta che gli si gira la testa con l’attrezzatura adeguata e staccato dal fondo il combattimento sarà per voi tutto in discesa.

In queste situazioni non ci fossilizziamo sull’ arrivare necessariamente sul fondale, questo perché il dentice tenderà ad alzarsi molto, Infatti mi è capitato più di una volta di incannare il pesce quasi a galla, lungo la parete della scogliera nella schiuma, oppure mi sono ritrovato a pescare su un cappello di roccia profondo circa quattro metri con un Jerk che sta sotto la superficie appena 50 cm, ed effettuare strike multipli.

Il dentice è un pesce demersale, ovvero che vive nella fascia d’acqua bassa, ma in queste situazioni si comporta un po’ come i saraghi, pattuglia la parete della scogliera parallelo ad essa.

Vi assicuro che la mangiata di un dentice su un minnow o su un Jerk è qualcosa di unico.

Fondali medio alti

Per spot più profondi intendo zone con pareti verticali comprese tra i 15 e 30 m.

In questi posti l’approccio di pesca che attuo cambia in maniera considerevole.

La schiuma che si va a formare e le lingue di reflusso che si formano saranno meno pronunciate e più vicine a sponda, causa le acque più profonde che non permettono l’alzarsi delle onde.

Qui effettuo quasi sempre una pesca a parete.

Anche quì nelle prime e nelle ultime luci dell’alba e del tramonto i pesci vengono attaccati a queste pareti verticali in cerca di ogni sorta di pesce di scoglio.

Attrezzature

L’impianto pescante per quanto mi riguarda rimane il medesimo, cambiano solamente le tipologie di esche che vado a mettere sul mio Snap.

Quando trattengono dentici in queste situazioni di Mare molto mosso in acqua piuttosto fonda e vado a pulirlo, nel 90% dei casi trovo all’interno dello stomaco pesci inferiori ai 10 cm di lunghezza, molto spesso sciarrani e castagnole, nonché pesci carabiniere e donzelle pavone.

Per questo motivo non esagero mai con la dimensione dell’esca, utilizzo Infatti imitazioni molto contenute.

Quando mi trovo sui venti metri d’acqua circa vado a montare metal jig dai 40 ai 60 grammi da far lavorare a ridosso della parete, dove la schiuma batte copiosa, in alternativa ad essi stick di piccole dimensioni che farò scendere in profondità oppure gomme comprese anch’esse tra 40 e i 60 grammi.

Anche in questi posti non bisogna scherzare molto perché comunque sia specialmente a ridosso dei costoni ci possono essere sporgenze di roccia che potrebbero far perdere il pesce, però i combattimenti sono meno serrati rispetto a spot con acqua più bassa.

In questi spot non è raro incappare in qualche cernia, con un po’ di esperienza già dalle prime testate riconosceremo se si tratta di lei o di un dentice e se ce ne dovessimo accorgere cerchiamo di pompare il più velocemente possibile, perché come ben sappiamo la cernia una volta imtanata è molto difficile da estirpare dal proprio nascondiglio e soprattutto dobbiamo avere fortuna di incappare in pesci inferiori ai 10 kg, perché da terra pesci superiori risultano una vera e propria impresa.

Spesso e volentieri Mangiano vicino alla tana e con una brevissima ma incontrollabile fuga rompono con facilità estrema i nostri fili.

Mareggiate con acqua fredda

Nelle mareggiate con acqua fredda, ci è successo diverse volte, specialmente nel mese di febbraio dove l’elemento liquido raggiunge le temperature più basse, di pescare anche diversi giorni con delle mareggiate importanti senza avvertire la benché minima mangiata.

All’inizio ci chiedevamo il perché, non riuscivamo a capire.

La domanda invece era piuttosto semplice.

Con l’acqua fredda i dentici stazionavano nel comfort del termoclino, che si trova di quei periodi indicativamente intorno ai 60 metri di profondità, di conseguenza stavamo pescando completamente in assenza di pesce.

Quindi fattore molto importante da considerare oltre alle condizioni meteo marine è senza alcuna ombra di dubbio la temperatura dell’acqua, infatti quando l’acqua è troppo fredda l’incontro con il

Spinning al dentice

dentice da terra è molto raro.

Consiglio vivamente di concentrarsi nei periodi che vanno da fine giugno fino all’incirca a metà dicembre.

Con l’aumento delle temperature dell’acqua, la muscolatura e di conseguenza l’attività del dentice è molto più accentuata che nei mesi dove l’acqua è più fredda.

Si possono incontrare però esemplari solitari o in coppia di grosse dimensioni, che vanno in cerca quasi esclusivamente di polpi.

Sono le temperature per cercare il vero big.

Spero di essere stato chiaro con questa breve spiegazione e vi auguro anche a voi di ritrovarvi a pescare in queste condizioni di mare molto mosso.

Vi faranno vivere le vere sensazioni, le vere esperienze di uno spinning senza filtri e ricordatetevi soprattutto di andare sempre in compagnia di almeno un amico, cercando di fare molta attenzione, perché con il mare e con la scogliera non si scherza.

Può sembrare un gioco, ma un minimo errore può far diventare la pescata della vita in un orribile giornata.

Detto questo preparatevi nel migliore dei modi e provate anche voi a cimentarvi in una bellissima e adrenalinica avventura di pesca, con il mare che farà vedere il suo peggiore volto.

In bocca al lupo.

Un saluto,

Giacomo.

Articolo precedente: Spinning al dentice: come affrontare mareggiate importanti – Prima parte

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