Salve a tutti anglers! Oggi vorrei raccontarvi la mia esperienza di spinning al dentice in condizioni di mareggiate importanti.
Ci ritroviamo ancora una volta a parlare di spinning al dentice in scogliera ,questa volta però vorrei porre la mia attenzione su delle situazioni meteomarine senza dubbio singolari e che nella mia Toscana si manifestano raramente.
Tali condizioni se analizzate in maniera corretta possono senza dubbio regalarci la migliore pescata della nostra vita, magari non per quanto riguarda la taglia (quella si sa che non si sceglie), ma sicuramente per la quantità delle catture effettuate.
Per la prima volta dopo circa due anni mi ritrovo a guardare il meteo e vedo che ci sarà un fronte temporalesco di bassa pressione abbinato ad una forte sciroccata che nell’ apice della sua furia con i suoi forti venti a quasi 50km\h, andrà ad alzare quasi 4 mt d’onda.
Queste forti correnti mettono in moto tutta la catena alimentare staccando dagli scogli e alzando dal fondale grosse quantità di nutrienti.
Il fenomeno è da sfruttare tutto, dall’alzata di mare ai giorni successivi di scaduta.
Nell’ultima mareggiata in cui mi sono ritrovato, i giorni di scaduta utili erano ben quattro, quindi mi trovavo di fronte a molte più scance di incontrare i dentici.
Un altro fattore che fortunatamente collimava alla perfezione con questi giorni era la luna nelle ultime fasi calanti.
Ho visto negli anni che una condizione lunare così è di gran lunga migliore ed altre fasi lunari per quanto riguarda l’attività degli sparidi.
Ricordo, che anche se siamo in pieno inverno con l’andamento stagionale degli ultimi anni, l’acqua rimane sempre ancora piuttosto calda e non spinge i dentici a cercare il comfort del termoclino su batimetriche importanti.
Questo fattore ha i suoi pro e i suoi contro.
Potremo trovare con più facilità i dentici sottocosta, ma allo stesso tempo relegherà la pesca alle prime ore del giorno e alle ultime.
Infatti è proprio in queste ore che vedremo la maggior attività predatoria.
Cerchiamo di concentrarci nelle ore centrali del giorno in spot più profondi, battendo con insistenza.
Mentre a ridosso dei cambi di luce pescare in zone d’acqua più basse cercando le lingue di reflusso più pronunciate, spacchi e creste sommerse.
In queste situazioni di bassa luce l’errore più frequente è rimanere fermi a lanciare nel medesimo punto.
I dentici saranno in piena attività di caccia, quindi mangeranno senza esitazione e la scelta migliore è andare a cercarseli muovendosi continuamente.
Spesso ci troveremo di fronte a situazioni dove il dentice andrà a predare il pesce di scoglio in pochissimi metri d’acqua entrando in branco nei bassi fondali improvvisamente, facendo incursioni a discapito delle malcapitate prede.
In queste situazioni torno a ribadire l’efficacia di una canna tuttofare, che ci consenta di fare un vero e proprio spinning.
Inutili saranno i pesanti metal jig, che avranno poco range d’azione, meglio jig non troppo pesanti, gomme, stik, minnow, jerk, che saranno perfetti per un recupero orizzontale o perlomeno semi orizzontale, consentendo un efficacia ottimale in tutto il tragitto del recupero.
Rimaniamo concentrati fino all’ultimo: mi sono ritrovato ad avere attacchi nella risacca a galla, proprio sotto i piedi.
L’utilizzo di attrezzi potenti ma allo stesso tempo versatili è d’obbligo.
Io utilizzo canne da mangianza la cui azione consente di spaziare a seconda delle esigenze a un ampio range di esche.
Per quanto riguarda mulinello, utilizzo un’affidabile attrezzo di taglia 4000, trecciato pe 2.5 e un finale dello 0,62, infine a seconda delle preferenze concludere il tutto con snap da 60-80 lb o solid ring e split, a seconda delle preferenze, io personalmente preferisco snap a sgancio rapido che riducono i tempi di cambio dell’esca.
La frizione del mulinello andrà chiusa al limite del carico di rottura, per consentirci di forzare energicamente le prede dal fondo, allontanandole il prima possibile dalle rocce che potrebbero polverizzare il trecciato, facendo concludere anticipatamente il combattimento.
Ho notato anche, che molto spesso i pesci mangiano oltre che in trattenuta nel reflusso in uscita, anche nelle fasi di caduta dell’esca, quindi teniamo sempre sotto controllo il filo nella discesa verso il fondo e se si avverte una tocca violenta improvvisa, chiudiamo subito l’archetto e ferriamo con decisione.
Ricordo come ho già detto, che anche le fasi crescenti della mareggiata sono ottimali, ma non tutti gli spot ovviamente sono praticabili per via del forte vento o delle pericolose ed alte onde che ci impediscono di pescare correttamente.

In questo marasma andremo a cercare anse riparate o punte dove il vento arriva da dietro o leggermente di taglio, dove il mare non infrange direttamente, la risacca sarà ugualmente molto accentuata.
Inutile dire che se si dovessero avere diversi strike, dopo ogni combattimento controllare scrupolosamente lo stato dei finali e della treccia, evitiamo di lasciare esche in bocca ai pesci per colpa della nostra superficialità.
Per non rendere troppo pesante la lettura, decido di interrompere qui questo articolo e di suddividerlo in due o più parti che saranno pubblicate nelle prossime settimane.
Su questo argomento ci sarebbe da parlare ancora molto e spero davvero di riuscire ad aiutarvi il più possibile e di facilitarvi in questa impegnativa e complessa condizione di pesca.
Un saluto,
Giacomo
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