Salve a tutti anglers! Oggi vi racconterò il mio primo a incontro a spinning con il re della scogliera: sua maestà il dentice.
Un pesce che più di ogni altro ha condizionato in tutti questi anni le mie battute di pesca, che ha fatto lavorare e viaggiare la mia mente per cercare di vedere con sempre più frequenza il suo profilo inconfondibile apparire come un sogno dal blu delle acque.
Come tante altre volte io e i miei compagni, Alessio e Simone, ci stavamo dirigendo fiduciosi verso lo spot di pesca.
Un posto che in tantissime altre occasioni, nel periodo di settembre, ci aveva deliziato nella maggior parte dei casi con catture di discreti esemplari di palamita, tunnidi molto divertenti e combattivi specialmente se presi da riva.
Prima di intraprendere il cammino che ci avrebbe portato in scogliera, decidiamo di sederci al bar a bere qualcosa e rilassarci un po’.
La nostra mente stava già fantasticando su quanti pesci avremo incontrato o quali sarebbero state le esche utilizzate.
Terminate le bevande è il momento di andare, carichi di aspettative scarichiamo dalla macchina le nostre attrezzature e ci dirigiamo verso il mare.
Lo spettacolo dell’Argentario è ogni volta bellissimo, una vista che non stanca mai nonostante le innumerevoli visite, colori vivi e mare cristallino.
Arrivati sull’acqua notiamo subito sotto i nostri piedi un banco di acciughe di dimensioni considerevoli in prossimità della scogliera.
Dunque la nostra scelta ricade su piccoli metal jig che vanno ad imitare dimensione e colore della minutaglia.
Cominciamo a martellare e lanciare le nostre esche come forsennati, facendo scendere i jig sul fondo e recuperandoli in accelerazione fino alla superficie così da sondare ogni strato d’acqua.
Dopo pochissimo tempo Alessio incanna il primo pesce!
Le fughe e le vibrazioni che sente in canna suggeriscono in maniera nitida che si tratta di un pelagico e con tutta probabilità di una palamita.
Dopo un divertente ed energico combattimento ci viene a far compagnia.
”Cominciamo bene!” Esclamò Alessio, così con ancora più fiducia, io e Simone rilanciamo le nostre esche, dopo ovviamente le foto di rito.
Le mangiate non si fanno attendere, il pesce è senza dubbio in caccia su la palla di acciughe, infatti arriva anche il mio turno.
Stesso combattimento, stessa taglia anche stavolta posso aggiungere una foto con un bel esemplare al mio album dei ricordi.
La scelta di montare piccole esche si stava rivelando fruttuosa.
Le catture e le slamate si susseguivano regolarmente e la felicità e il divertimento erano a livelli veramente altissimi.
Con il proseguire del pomeriggio le palamite si alternavano ad alletterati di circa un kg, animando ancora di più una pescata che rimarrà indelebile nei nostri ricordi.
Dopo diverse ore di pesca, tante erano le incannate di palamite che andavano dal 1,800 kg fino ai 2,500kg, esemplari che mettevano a dura prova l’attrezzatura medio leggera che utilizzavamo.
Ad un certo punto ferro l’ennesima palamita, una prima fuga infinita porta la canna fino al limite, rivelandomi l’importanza della sua stazza. Esclamo: “questa è bella veramente!”.
Dopo diversi minuti di combattimento serrato, intravedo dal blu un pesce di una taglia che non avevo mai preso prima.
L’ansia e la paura di perderlo erano molte, ma Alessio, dopo una guadinata impeccabile salpa il pesce.
Una volta a riva, dalla mia bocca esce un urlo liberatorio che mi scarica da tutta la tensione accumulata.
Sono felicissimo, anzi, siamo tutti felicissimi, la pescata é stata davvero appagante.

Si avvicina così l’ora del tramonto, momento topico per la pesca in generale, ma decidiamo di concludere qui la battuta visti i risultati già ottenuti.
Quindi qualche lancio ancora e ci saremmo incamminati verso la macchina.
Quando il mio jig arriva sul fondo recupero velocemente e dopo pochi giri di manovella avverto una fortissima botta in canna, pensiamo ovviamente all’ennesima palamita, ma subito ci accorgiamo che il comportamento era molto diverso.
Dopo l’incannata percepisco alcune potenti testate che precedono una breve e potente fuga verso le rocce.
“Ma di cosa si tratta!?” Esclamo a gran voce.
Pompo il pesce con energia e nonostante questo si incastra varie volte negli scogli.
Fortunatamente quel giorno il fato era dalla mia parte e riesco comunque ad avere la meglio.
Finalmente si comincia ad intravedere la sagoma apparire dal blu; non credevo ai miei occhi, nessuno ci credeva, era un dentice!
Una volta fuori dall’acqua la gioia era talmente forte da costringermi a sedermi, gli sguardi stupiti ed increduli dei miei amici si mescolavano alle loro amichevoli offese.
Sto finalmente tenendo in mano il pesce che fino a quel momento era stato solo un sogno, un utopia, il re delle scogliere.
Sfiniti ma contenti ci avviammo tra una chiacchiera e l’altra verso la macchina salutando il mare con estrema gratitudine.
Questa intensa esperienza di pesca, ha messo in moto dentro di me un’insaziabile voglia di approfondire la ricerca di questo magnifico sparide.
Sensazioni forti e difficili da raccontare, ma che auguro ad ogni spinner.
Un saluto,
Giacomo.

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