Spinning al dentice: una cattura inaspettata

Spinning al dentice: una cattura inaspettata

Salve a tutti anglers! In questo articolo vi racconterò di una pescata indirizzata a spinning alle palamite che inaspettatamente mi deliziò con l’incontro di un bellissimo dentice dalla livrea mozzafiato.

Era diverso tempo che l’amico Ettore mi chiedeva di portarlo a catturare una palamita.

A quei tempi diversamente da ora, in parecchi spot le palamite accostavano copiose e farvi l’incontro era abbastanza scontato.

Finalmente mi decido, chiamo l’amico e gli comunico che questo fine settimana andremo a vedere di queste fantomatiche e palamite.

Do un’occhiata al meteo e vedo che i venti erano molto deboli e dopo una mattinata di leggero scirocco, per tutto il pomeriggio si alternavano ponente e levante ed il cielo rimaneva coperto e grigio per tutta la giornata, con un fronte costante di bassa pressione.

Questa era una situazione idealmente accattivante ma che non mi ero mai trovato ad affrontare.

Infatti era la prima volta che mi ritrovavo in scogliera con un pomeriggio caratterizzato da questi venti da est e da ovest alternati.

Decido quindi curioso di affrontare positivamente la battuta di pesca.

Ci sentiamo ancora una volta con Ettore per delucidarlo sull’attrezzatura da portare, visto e considerato che lui era alle prime armi.

Io porto con me un mulinello di taglia 5.000 e la mia alano power da 1\4 di oz.

Nella scatola porta esche solo ed esclusivamente piccoli jig compresi tra i 20 e 40 grammi, misure ideali per la ricerca delle palamite visto che nel periodo invernale dove ci stavamo trovando sapevo che sotto scoglio c’erano grossi branchi di piccole sarde.

Era tanto tempo e non ci vedevamo e dopo i vari abbracci e saluti carichiamo l’attrezzatura in macchina e ci dirigiamo verso lo spot, sicuri di riuscire ad incrociare una palamita.

Arriviamo sul posto e come da previsione un leggero scirocco imperversava e il grigio cielo tingeva di un blu profondo l’acqua cristallina.

Stavamo pescando su uno scalino che degradava dagli 11 fino ai 40 metri.

La pesca era piuttosto semplice, dovevamo aspettare che qualche palamita passasse di lì in caccia sulle sarde, quindi lanciavamo i nostri jig a distanza e recuperavamo in accelerazione per poi ripetere l’intero processo per due o tre volte fino ad arrivare sotto ai nostri piedi.

Passano due ore ma niente accade.

All’improvviso dopo l’ennesima accelerazione avverto una botta a vuoto ma continuo e di nuovo una botta violenta che a questo giro va a buon fine.

Eccola, finalmente è arrivata!

Dopo un combattimento allegro tipico delle palamite porto la prima della giornata a guadino e oltretutto anche di un’ottima taglia.

Continuiamo.

Adesso tocca a Ettore, che sulla calata del jig ha un’abboccata e anche lui incanna la palamita.

Sfortuna volle che si slamò e il sogno sfumò in un istante.

Continuiamo a lanciare imperterriti e si avvicina l’ora di pranzo.

Siamo circa all’una di pomeriggio, decidiamo di lanciare per altri 10 minuti e poi fermarsi per riempirsi lo stomaco.

Ma proprio negli ultimi lanci prima del pranzo all’ultimo recupero io incanno nuovamente.

Stessa storia stesso copione, dopo un breve combattimento porto a guarino la seconda palamita, anch’essa di una taglia molto interessante.

Io ero già pienamente contento, ma desideravo che anche Ettore catturasse.

I morsi della fame si facevano sentire quindi cessiamo le nostre attività e ci sediamo a rifocillarci.

Nel frattempo il vento cala del tutto e comincia una leggera brezza da est come avevo visto, da ora in poi ci sarà questa singolare alternanza di levante e ponente per tutta la sera.

Nonostante il cielo cupo potevamo vedere a diversi metri di profondità l’impressionante quantitativo di pesce foraggio che stava stazionando sulla scesa di roccia.

Terminiamo il pranzo, ci fumiamo una sigaretta e decidiamo di ripartire a martellare.

I lanci si susseguono per diverse ore ma nulla accade.

Si sentiva bene nell’aria la bassa pressione che ci circondava.

Ad un certo punto dopo l’ennesima calata del del mio piccolo jig, riparto in accelerazione e avverto una botta tremenda.

Due forti testate e una potente fuga verso il fondo.

Questa è grossa!

Comincio a pompare, il combattimento è caratterizzato da queste potenti testate susseguite da potenti ma brevi fughe.

Non sento i caratteristici tremolii nella canna tipici dei pelagici, comincio a pensare che non si tratti di una palamita.

La povera alano power era piegata all’inverosimile.

Avvicinandomi verso lo scalino succede quello che pensavo.

Il pesce stava tenendo il fondo e si blocca inesorabilmente nelle rocce sottostanti.

Quindi metto la mano sulla bobina e forzo ulteriormente, fortuna volle che il pesce si staccò.

Avevo un fiatone allucinante dovuto dalla forte botta di adrenalina.

Comincia ad alzarsi, Ettore era già pronto con il guadino e a circa due metri di profondità mi accorgo che non era propriamente la sagoma di una palamita.

Arriva in superficie e con stupore immenso vediamo che si tratta di un bellissimo dentice di taglia ragguardevole.

Il compagno lo guadinò in maniera ineccepibile e facciamo entrambi un urlo di gioia udibile a km di distanza.

Spinning al dentice: una cattura inaspettata

Un pesce con una colorazione con toni di rosa bellissimi, che va a tingere di colori questa cupa giornata grigia.

Ero veramente al settimo cielo, incredulo, tutto avrei pensato ma non a un dentice.

Non credevo che potesse attaccare un esca di così piccole dimensioni, ma mi sbagliavo.

Quel giorno imparai una cosa importante sulle dimensioni dell’esca, ovvero che le imitazioni vanno in correlazione alle dimensioni del pesce foraggio che stanno cacciando.

Infatti era ovvio che si erano accostati in caccia sulla miriade di piccole sarde.

Manca un’oretta al buio e continuiamo a lanciare tutte e due nella speranza che Ettore abbia una mangiata, ma così non fu.

Riponiamo le armi e ritorniamo verso casa.

Ettore non era però triste o deluso, anzi tutt’altro, era eccitato per i pesci che aveva visto, conscio del fatto di essere un neofita.

Arrivati a casa mi ringrazia infinitamente e ci salutiamo con la promessa che lo avrei portato nuovamente a vivere quelle splendide emozioni.

Entrambi quel giorno avevamo imparato qualcosa di nuovo che non si legge sui libri, ma che solo frequentando il mare si può imparare.

Consapevoli, io soprattutto, di quanto il mare possa regalare sempre una cattura inaspettata.

Un saluto,

Giacomo.

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