Analisi della situazione
Partiamo dal presupposto che il sarago di per se non è un predatore vero e proprio.
Quando però il mare comincia ad agitarsi e a formarsi schiuma più o meno leggera nel sottocosta, sembra cambiare completamente identità, ma perché?
La risposta è molto semplice, con lo sbattere delle onde sulla scogliera, piccoli crostacei e piccoli pesci si staccano e trovano difficoltà nel muoversi tra le turbolenze create dal moto ondoso.
I saraghi, come del resto ogni alto essere vivente del pianeta, trova una facile occasione per sprecare poche energie e massimizzare il nutrimento con il minor sforzo possibile.
Di conseguenza lo sparide opportunista si trasforma in un vero e proprio predatore e pattuglia il sottocosta alla ricerca di piccole prede da ghermire.
La schiuma sembra tutta uguale, ma in verità non è così, la corrente sarà più accentuata in punti ben precisi, che solo con l’esperienza e l’occhio riusciremo ad individuare.
Proprio in quei punti dovremo concentrare la nostra attenzione, perché come tutti sappiamo corrente è uguale a pesce e a seconda della forza del flusso, la profondità e la conformazione del fondale e delle rocce, dovremo cambiare tipologia e grammatura di artificiali
Tipologie di artificiali
Le due categorie di artificiali più utilizzate si divideranno ovviamente in hardbaits e softbaits.
Entrambe dovranno avere una peculiarità comune: ancorotti, ami o testine estremamente affilate e resistenti.
Dico questo perché ancorotti sottili aiuteranno senza dubbio la penetrazione nell’apparato boccale del pesce, che quasi sempre mangierà in coda, ed ha una piccola bocca non proprio da predatore, ma allo stesso tempo non devono aprirsi, perché il sarago rispetto alla taglia è un pesce molto potente e combattivo.
In zone di acqua molto bassa, piane o zone ciottolose, preferisco utilizzare minnow di piccole o medie dimensioni, che avranno un movimento molto accentuato.
Questi andranno lavorati sapientemente nei rigiri di acqua e nelle lingue di reflusso in uscita, molto vicino a gli ostacoli, ricordandoci di sfruttare lo scodinzolio dell’esca soprattutto in trattenuta, aiutati dalla corrente.
In alcune sessioni ho notato una netta predilezione su esche da 10 cm invece che su le classiche da 5 cm o viceversa, quindi a seconda della giornata la scelta della caramella migliore sarà la vostra.
Le esche siliconiche, le utilizzo in spacchi di roccia verticali e discretamente profondi, dove per raggiungere uno strato d’acqua più basso dovrò necessariamente montare la testa piombata.
Io utilizzo soprattutto imitazioni di gamberetto, e vado a mettere sul mio snap, una testina piombata idonea alla situazione che vado ad affrontare.
La testa piombata andrà scelta in base a profondità e corrente.
Non deve essere troppo pesante, perché andrà ad adagiarsi immediatamente sul fondo risultando improduttiva, ma d’altro canto neanche troppo leggera, l’esca poco piombata con un’ onda verrà troppo a galla risultando inefficace, quindi estrema attenzione alle grammature.
Attrezzature
Io utilizzo canne polivalenti, ovvero grezzi da 5\8 oz lunghe 2,40mt – 2,60mt, con azione parabolica, che mi consentono di gestire bene le esche siliconiche e le esche rigide in maniera più che soddisfacente.
Se la pescata è improntata solo con esche rigide, preferisco utilizzare canne più reattive di 2,20 mt, in grado di gestire anche esche di pochi centimetri, quindi grezzi da 3\4oz, fondamentalmente sensibili canne da spigola.
Per quanto riguarda le trecce, io monto un pe 0,08 con un finale in fluorocarbon dello 0,26, un giusto compromesso tra leggerezza e fluidità dell’approccio e resistenza.
Consiglio di non scendere mai sotto lo 0,25, perché il mare mosso, le potenti fughe dei saraghi e l’attrezzatura abbastanza light, potrebbero mettere a rischio la riuscita del combattimento.
Altra cosa da non sottovalutare è la lunghezza dei finali.
Il finale molto lungo aiuterà di non poco il combattimento a stretto contatto con le rocce.
Ultima cosa, ma non ultima come importanza sarà il mulinello.
Io utilizzo mulinelli di taglia 2500 – 3000, affidabili e soprattutto adatti all’utilizzo in mare, visto e considerato che sarà soggetto a entrare in contatto con la salsedine, per andare sul sicuro utilizzo uno shimano stella 2500, ottimo mulinello dall’ affidabilità conclamata.
Considerazioni
La pesca al sarago potrà sembrare facile e scontata, al contrario vedrete si rivelerà molto complicata e soprattutto molto tecnica.
Vi farà sudare, per i molti km di scogliera che vi troverete ad affrontare e alle docce che dovrete subire.
Ma vi troverete a pescare, sempre in compagnia mi raccomando, in ambienti naturali e poco frequentati, facendovi vivere le vere emozioni che solo la scogliera naturale può offrire.
Grazie per aver letto fino a qui. Lascia un commento se l’articolo ti è piuciuto, lo hai trovato interessante oppure se vuoi chiedermi qualcosa, sarò felice di risponderti!
Un saluto,
Giacomo.

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