Salve a tutti anglers! Oggi voglio raccontarvi la pescata che ha portato al mio record personale di siluro a spinning.
Quest’anno è stata una primavera molto piovosa.
Arrivato giugno, le piogge a giorni alterni continuavano a imperversare.
Permetto che sono molti anni che pesco il siluro, ma in maniera abbastanza blanda, ovvero dedico a questo pesce pochissimo tempo, per lo più qualche calasole dopo il lavoro.
Non amo la pesca di questo grande predatore con l’utilizzo di canne da spinning, ma anche se non propriamente idonea, mi diverto molto insidiare questi pesci con la tecnica del casting.
L’azione di pesca per me è molto più divertente, come più divertenti sono i combattimenti.
Ovviamente i duelli con pesci oltre il metro e 50 mettono a dura prova le braccia e l’attrezzatura.
Ho con me da molti anni ormai, la mia fidatissima Falcon Bucoo 4 Oz da punching e come mulinello il revo toro con trecciato quattro capi da 80 libbre.
Questa combo oltre ad essere relativamente leggera e piacevole in pesca, è riuscita fino ad ora a combattere pesci fino al metro e 62.
Era un giorno come un altro e decido che dopo lavoro andrò ad effettuare una battuta dedicata al siluro.
Mi metto d’accordo con mia moglie Debora e le chiedo, se avesse piacere, di passare un tranquillo pomeriggio con me fino all’ora di cena.
Inaspettatamente accetta e alle 16:30, liberatomi dagli impegni lavorativi, la carico e andiamo verso Firenze.
Dopo un po’ di traffico arriviamo sulla pescaia prescelta e i livelli si presentano molto alti causa le continue piogge dei giorni passati.
Mi apposto a circa metà del forte correntone, dove spesso avevo incontrato i nostri amici baffuti e cominciò a lanciare il mio stria, l’ esca che utilizzo con più frequenza negli ultimi anni e faccio passate più o meno nel medesimo punto per cercare di smuovere qualche predatore impigrito.
Passano due ore circa e ancora nessun siluro si è fatto vedere.
Mi domando come è possibile visto i livelli alti di piena in cui mi trovavo.
É vero anche che da diversi mesi i livelli in maniera più o meno alternata si alzavano e si abbassavano con piccole piene dovute alle costanti piogge e forse non era detto di trovare pesci in attività.
Continuo ancora a lanciare imperterrito ma niente….
Alla fine la luce comincia ad abbassarsi, mi giro verso mia moglie e le dico in maniera ironica quanto portasse male, ma inaspettatamente il lancio successivo finalmente avverto una botta tremenda.
Incanno!

Subito il pesce fa uscire metri di treccia dal mulinello a bobina rotante giù per la forte corrente, non capivo quale fosse la taglia effettiva.
Ad un certo punto si ferma proprio in mezzo alla corrente e non riesco ad alzarlo dal fondo.
Penso subito che il filo si sia incagliato in qualche grosso masso, ma all’improvviso agalla nell’acqua bassa e capisco subito che si tratta di un siluro di taglia.
Parte ancora giù per le rapide e gli vado dietro inerme e incapace di pomparlo, sia per la mole del pesce che per la forte corrente.
Gli vado dietro come un cagnolino per circa 100 metri di fiume.
Si sta avvicinando a un’isola di piante sommerse inondate dall’alzamento dell’acqua, dove il fiume si sdoppia in due bracci.

In una frazione di secondo capisco che se non riesco a portarlo nel braccio della sponda dove sono io, inesorabilmente il pesce andrà perso, quindi inizio a tirare come un forsennato verso di me il pesce e con una dose di fortuna non indifferente, anch’esso cessa di tirare e riesco a fargli passare la foresta sommersa.
Riesco a portarlo in una morta del fiume.
Finalmente il combattimento si stava svolgendo in acqua quasi ferma.
Mi ero a quel punto reso conto dell’effettiva dimensione del pesce, che avevo detto a Debora fosse oltre due metri di lunghezza.
Le braccia non ce la facevano più e il pollice che faceva da frizione alla bobina del mulinello da casting era completamente bruciato.
Riesco a portarlo in acqua bassissima, do la canna in mano a mia moglie e afferro per le fauci la meravigliosa bestia.
Non riesco quasi a tenerla, un urlo di gioia mi fa scaricare tutte le tensioni del combattimento e della paura di perderlo.

Lo tiro fuori dall’acqua e lo misuro, il metro si ferma a 2 metri e 15 m.
Finalmente dopo tanti anni catturo il mio record personale e inoltre fatto con l’attrezzatura che preferisco.
Dopo vari filmati e foto di rito rilascio il grosso predatore e lo vedo con infinita gioia riprendere la libertà.
Ovviamente mi scuso subito con mia moglie per avergli detto in precedenza che portava male e l’abbraccio pieno di felicità, sporcandola inesorabilmente di muco.
Ancora manca un’ora all’arrivo delle tenebre ma decido che la pescata possa finire così.

Riprendo la macchina e ce ne torniamo a casa, entrambi contenti, io per avere preso questo meraviglioso pesce e Debora perché mi vedeva particolarmente euforico e felice.
Spesso le catture più belle e i record personali vengono infranti quando meno ci si aspetta.
Inoltre sono felice di aver vissuto e di aver fatto vivere questa esperienza indimenticabile alla donna con cui ho deciso di condividere la mia vita e prometto a me stesso, visto i risultati, di portarla con me molto più spesso.
Un saluto,
Giacomo.
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