Spinning alla carpa

Spinning alla carpa nel fiume verde!

Salve a tutti anglers! In questo articolo andrò a raccontarvi delle dinamiche biologiche e della pesca a spinning alla carpa nel “fiume verde”.

Il fiume Elsa, con la sua lunghezza complessiva di 75 km, e uno dei corsi d’acqua più singolari della provincia di Siena.

All’ altezza di Onci, nella frazione di Gracciano, riceve acqua dalle sue vene principali, che lo trasformano, facendolo apparire tutt’altro fiume.

Il Botro degli Strulli e le Caldane, infatti, immettono nel fiume acque termali con presenza di solfati e di calcio dovuti ai terreni sotterranei ricchi di minerali gessosi e calcarei, conferendo al fiume quel colore azzurro-turchese unico delle sue acque.

I sedimenti calcarei che si sedimentano
sul fondo vanno poi lentamente scemando con lo scorrere verso valle.

Il tratto più caratteristico e suggestivo è senza dubbio quello che va dal ponte di San Marziale alle porte di Colle Val d’Elsa, fino al Ponte di Spugna, circa 7 km, dove è stata istituita l’area protetta del Parco Fluviale del Alta Val d’Elsa, ma le sue acque limpide proseguono più a valle fino a entrare dentro Poggibonsi, dove poi si sporcano mescolandosi ad altri affluenti.

Questo è il tratto che batto con più frequenza, che conosco meglio e che ospita una microfauna, molto particolare.

È popolato infatti da bellissimi esemplari di carpa (Ciprinus carpio), ben pinnati e in perfetta salute, la cui pesca a spinning e a mio avviso una delle tecniche di pesca con gli artificiali più complesse e particolari.

Spinning alla carpa

Niente, e sottolineo niente, può essere lasciato al caso: dall’attrezzatura all’approccio, dall’avvicinamento alla scelta dell’ esca.

Occorre oltretutto una fondamentale e attenta considerazione e lettura del flusso della corrente dove ‘servire’ il nostro inganno alla regina.

In ogni fiume le carpe hanno un loro diverso modo di alimentarsi e soprattutto una diversa tipologia di alimentazione, approfittando delle differenti risorse a seconda della disponibilità stagionale.

In Elsa, oltre ad avere a disposizione un discreto numero di invertebrati,
come ad esempio il Theodoxus fluviatilis, una chiocciolina assai rara nei corsi d’acqua della provincia di Siena, possono godere della presenza di una specie di gamberetto d’acqua dolce, la caridina (Palaemonetes antennarius) e di una specie di gobide, il Padogobius nigricans, ovvero il ghiozzo di ruscello.

Assieme, queste ultime due specie assumono un’importanza fondamentale per il comportamento e l’alimentazione della carpa, che in determinati periodi dell’anno se ne nutre in maniera quasi esclusiva.

L’antennarius si trova a suo agio e prolifica in maniera esponenziale nelle acque alcalino-
terrose dell’Elsa.

Nella stagione primaverile le acque del fiume (che anche in inverno rimangono stabili a 17-18 gradi), salgono di temperatura e quando arrivano intorno ai 21-22 gradi i gamberetti danno il via alla riproduzione.

Le femmine, costrette a portare nel ventre le numerose uova, si appesantiscono, diventando molto lente e cadendo facilmente vittime dell’opportunista ciprinide.

La lunghezza di questi gamberetti si aggira intorno ai 5 cm, per cui prediligo l’imitazione di piccoli gamberi di 3 pollici, con colorazioni bianche verdi o rosate sempre semitrasparenti, come per esempio gli Shrimp-U di Seaspin.


L’azione di pesca si sviluppa principalmente a vista.

Troveremo le nostre prede intente a pattugliare lentamente le sponde del fiume, in zone dove la corrente smorza in prossimità della vegetazione, alla ricerca dei piccoli crostacei con la bocca rigorosamente staccata dal fondale.

Dopo averle individuate, con l’aiuto di un paio di occhiali polarizzati, davvero indispensabili, occorre lanciare delicatamente l’esca qualche metro davanti al pesce per fargliela notare.

Serve molta attenzione per non far passare l’esca sopra la testa della carpa, pena la sua veloce scomparsa.

Ci posizioneremo quindi, senza far alcun tipo di rumore, sempre alle spalle del pesce ma leggermente spostati, per far sì che la traiettoria di lancio non si sovrapponga al campo visivo del pesce.

Spinning alla carpa

Una volta lanciato, ancora più attenzione è necessaria nei confronti della corrente, che farà fare al filo una deriva o ‘pancia’, che può toccare la carpa, facendola fuggire.

Se tutto va a buon fine, la regina si dirigerà, quasi come un predatore, verso la nostra imitazione e la aspirerà.

Ferrare all’istante è fondamentale per evitare che l’esca venga risputata.

I combattimenti con questi potenti pesci di fiume saranno sempre al limite della riuscita, considerando che dovremo sempre stare bassi con i diametri del fluoro.

Occorre un giusto compromesso: io utilizzo una treccia 0,12 con un finale rigorosamente in fluorocarbon di 0,20-0,22.

Una cosa impressionante che ho notato negli anni è infatti che montando finali di maggior diametro le possibilità di una mangiata si riducono in maniera spaventosa.

Con una carpa di fiume di 3-4 kg, una massiccia presenza di alberi e ostacoli sommersi e costretti a pescare con attrezzature medio-leggere, la lotta è quasi alla pari e dovremo mettere a dura prova anche le nostre capacità e la nostra esperienza di pescatori.

Medesimo comportamento si vede anche a fine settembre-inizio ottobre, quando i gamberi fanno la muta e dunque sono più lenti e impacciati: in tutto il resto dell’anno non vengono ‘cacciati’ perché troppo veloci, costringendo le carpe a un notevole dispendio energetico nonché a un’inutile perdita di tempo, non contemplata in tutto il regno animale…


Un’altra situazione singolare si presenta nel periodo di giugno-luglio, quando si conclude la riproduzione del ghiozzo di ruscello.

Gran parte dei maschi dopo l’accoppiamento muore e le carpe si posizionano nella parte finale delle lunghe piane d’acqua aspettando i corpi ormai senza vita dei piccoli gobidi trasportati dalla corrente.

La pesca qui si rivela di gran lunga più semplice: aiutati dalla facile localizzazione delle nostre prede, ma anche se il nostro posizionamento è il medesimo, le esche da utilizzare sono prevalentemente piccoli shad montati su testine antincaglio molto leggere o addirittura spiombate, da lanciare delicatamente davanti al muso delle carpe e, con una deriva controllata, lasciar sfregare sul fondo trasportate dalla corrente, come un vero pesciolino morto.


I mesi centrali della stagione estiva e quelli invernali sono i più difficili da affrontare.

I ciprinidi si concentrano nella ricerca di insetti e molluschi sul letto del fiume, assumendo il tipico atteggiamento della carpa a coda alta e testa intenta a grufolare sul fondo, sollevando piccole nuvole di detriti.

In questi periodi, l’acqua ha di solito uno scorrere più lento ed è particolarmente trasparente (specialmente in inverno), cosa che complica non poco la vita, ma aggiunge valore e difficoltà alla sfida…

Il pesce ricerca il cibo nei punti laterali al flusso centrale della corrente, dove si depositano i sedimenti.

Lo troveremo, come si è detto, intento a grufolare e, dopo un avvicinamento ancora più attento e snervante, dovremo lanciare le esche, questa volta soprattutto imitazioni di lombrichi o sanguisughe, in modo ancora più preciso e a ridosso del muso.

L’inganno, tuttavia, giunto sul fondo, sparirà dal nostro campo visivo, causa la nuvola di detriti sollevata.

l’unico modo per capire quando ferrare sarà dato da un comportamento diverso del pesce, che quando trova qualcosa di appetibile mentre va rovistando sul fondo si ferma di colpo, allarga le pinne pettorali e muove in maniera ondulatoria e nervosa la pinna caudale.

Appena ciò accadrà, anche se non vedremo l’esca, dovremo effettuare una ferrata fulminea.

Il numero di allamate mancate sarà comunque molto alto.

La riproduzione della carpa e degli altri ciprinidi dell’Elsa, nel tratto citato, avviene in anticipo rispetto a tutti gli altri corsi d’acqua della provincia.

Raggiungendo i 19 gradi all’incirca a metà marzo, la classica frega avviene uno-due mesi prima.

Non è raro assistere nel medesimo anno a ben due riproduzioni dei ciprinidi, il che comporta una numerosa popolazione lungo tutto il tratto.


Quello proposto non è certo un tipo di spinning dinamico, anzi, è più il tempo che si passa a osservare l’acqua di quello che si pesca, pochi lanci e pochi pesci, sudatissimi, molto tempo immobili in wading nascosti nella vegetazione riparia, abbassati per aspettare che il pesce si posizioni in maniera ottimale e per ridurre al minimo gli errori.

Paragono comunque questa pesca, non me ne vogliate, a quella che si pratica al sospettoso permit.

Un tipo di pesca per chi vuole crescere, ampliare e affinare questa magnifica tecnica che è lo spinning, mettendosi alla prova e superando i propri limiti.

Un saluto,

Giacomo.

Articolo precedente: Spinning al siluro, il mio record personale!


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