Salve a tutti anglers! In questo articolo vi racconterò come pescare la leccia a spinning da riva e in condizioni meteo-marine estreme.
Erano già tre giorni che guardavo incessantemente il telefono e tenevo d’occhio quel fortissimo vento di Libeccio che il meteo prometteva.
Mi domandavo se dopo un così lungo periodo di calma piatta questo sconvolgimento climatico improvviso, avrebbe potuto mettere in movimento i grossi predatori.
Arrivo al fatidico giorno, le condizioni addirittura peggiorano e la voglia di sfidare la sorte è molta, dunque decido di andare, alzo il telefono mi metto d’accordo su l’orario di partenza e me ne vado in garage a preparare l’attrezzatura.
L’obbiettivo di questa sessione è senza dubbio il Serra, ma dovrò portare con me attrezzatura potente ed esche in grado di contrastare il forte vento ed il mare grosso.
Decido di portare con me la mia fidata taiwalk con il saltiga e come esche quattro popper toto.
Finalmente arriva Mattia, amico che ha cominciato a pescare in mare da pochissimo tempo, ma molto desideroso di apprendere tutto ciò che può dare questa fantastica passione.
Durante il viaggio di andata tra una chiacchiera e l’altra cominciamo già a vedere gli alberi sballottati dal vento e iniziamo a domandarci se saremmo stati in grado di rimanere in pesca, ma la voglia era troppa e il dubbio lascia spazio alla certezza.
Arrivati in foce ci troviamo davanti ad un vero e proprio cataclisma, il vento laterale di libeccio a quasi 50 km/h aveva alzato un mare da quasi 3 metri d’onda.
I cavalloni infrangevano violenti nella scogliera ricoprendoci continuamente di schizzi e il vento faceva battere su di noi i granelli di sabbia come fossero stati tanti aghi che si conficcavano fastidiosamente nelle parti scoperte del nostro corpo.
Difficile, anzi difficilissimo rimanere in pesca, il popper, come avevo premeditato, era l’unica esca plausibile.
Dovevamo rimanere alti dall’acqua e sempre vigili in caso di onde anomale, ma allo stesso tempo pescare e rimanere in equilibrio sui sassi spinti dalle forti raffiche di vento.
In un modo o nell’altro cominciamo fiduciosi a pescare con lente spopperate tra gli alti cavalloni che si alzavano su l’anello esterno della foce.
Dopo poco proprio sulla cresta dell’onda si materializza un grosso Serra che sbaglia clamorosamente l’attacco e mi lascia attonito.
Continuiamo fiduciosi a far lavorare i nostri artificiali in quel marasma, ormai bagnati fradici dal continuo sbattere delle onde.
All’improvviso a pochissima distanza da noi un altro Serrasauro aggredisce il povero toto e dopo pochi secondi di combattimento il mostro si slama.
Dopo le varie imprecazioni del caso, mi rimetto subito a lanciare come una vera macchina senza sentire ne fatica ne nient’altro come se fossi stato in una bolla, concentrato ed ancora più agguerrito della sconfitta precedente.
Finalmente dopo altre due ore di pesca un Serra che stimo intorno ai sette chili di peso, aggredisce con violenza il popper e rimane allamato.
Salti mozzafiato tra le onde e potenti fughe aiutate dalla forte corrente rendono il combattimento molto difficoltoso ma al contempo spettacolare.
Sembra fatta.
Il predone è sfinito, lo avvicino alle rocce e Mattia si accinge a scendere per salparlo.
La forte schiuma rende tutto veramente complicato e anche estremamente pericoloso per il mio compagno.
Dopo diversi minuti passati con il cuore in gola e con il pesce che veniva trasportato con violenza a destra e a sinistra, con un’ultima testata si slama clamorosamente.
La rabbia era molta, ed il morale dopo l’ennesimo bel pesce perso era veramente sotto i piedi, facendomi giungere alla conclusione che le mie chance per quel erano terminate.
Mentre io mi soffermo qualche minuto a riflettere sull’accaduto, il compagno incanna proprio sotto i piedi…
Anche questo un bel Serra arrabbiato che dopo qualche fuga e vari salti riusciamo a portare a terra.
Mattia era felicissimo aveva preso il suo primo Serra, un robusto esemplare di 6,200 kg.

Dopo le varie foto di rito ritorniamo a lanciare, anche se a quel punto il mio morale era molto basso.
Ad un certo punto dietro al mio popper nel bel mezzo delle onde vedo un grosso movimento d’acqua.
Penso subito all’attacco mancato di un Serra gigantesco e così continuo a recuperare.
Dopo pochi metri si ripete la stessa scena ed ancora così una terza volta.
L’esca era praticamente arrivata a me, attaccata agli scogli, ma all’improvviso sparisce in un gorgo gigantesco.
Ferro e finalmente incanno!
“Eccolo!”: esclamai a gran voce.
Subito dopo seguì una fuga lunghissima ed estremamente potente, Tanto da farmi capire immediatamente che si trattava di una grossa Leccia.
Sembrava non fermarsi più, ma ad un certo punto lo fa e comincio a pompare energicamente.
Il panico stava prendendo il sopravvento, era veramente lontanissima e sfruttava la forte corrente mettendosi di lato ed esercitando una forza incredibile con il suo grande corpo compresso ai lati.
Così facendo riprendeva fiato per poi ripartire energicamente con un’altra fuga.
Sembrava un combattimento impari.
Mi sentivo quasi impotente dinanzi a tutto ciò e come se non bastasse decide di andare verso la punta della scogliera, dove la forza delle onde arrivava con più violenza.
Mi costrinse così a prendere schiaffi violenti da ogni serie che impattava contro le rocce.
Dopo circa dieci minuti di tira e molla, il maestoso pesce aggalla in mezzo al bianco della schiuma, adesso arrivava la parte più difficile, il salpaggio.
Mattia si immola sulla scogliera aggrappandosi alle rocce, cercando di non farsi trascinare via dalle onde che lo colpivano.
Finalmente con un po’ di fortuna riesce ad afferrare la coda, scendo subito in suo aiuto e portiamo in sicurezza la bestia.
Un urlo liberatorio asce dalla mia bocca sfinita e felicissima, avevo preso la regina della costa!

Il povero toto dinanzi alla sua bocca enorme sembrava un piccolo cioccolatino e poco più.
A quel punto sono seguite foto e dopo altre foto e ancora foto, il momento e la cattura dovevano essere immortalati in maniera impeccabile.
Un sogno diventato realtà.
Adesso si trovava tra le mie braccia stanche.
La guardo in tutta la sua bellezza un’ultima volta e poi decido che è arrivato il momento di separarci.
In comune accordo dunque decidiamo che la pescata sarebbe terminata in quel preciso momento.
Riprendiamo tutte le nostre cose e ci avviamo alla macchina, euforici, stanchi e completamente bagnati fradici.
La botta di adrenalina che mi ha regalato quel pesce si è fatta sentire anche nei giorni successivi.
Ripensavo continuamente a tutte le scene vissute e tutt’oggi quel particolare giorno continua a rimanere impresso nella mia mente, incancellabile e indelebile.
Un saluto,
Giacomo

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