Salve a tutti anglers! Oggi vi vorrei finalmente raccontare della pesca a spinning alla grande leccia amia sulla coste del Marocco.
La leccia amia incarna il sogno di ogni spinner costiero: predatore del sottocosta per eccellenza, è un pesce ‘preistorico’ dotato di una forza e di una resistenza incredibili.
Senza dubbio il carangide più imponente del Mediterraneo insieme alla ricciola.
Sulle nostre coste è possibile insidiare lecce di grossa taglia solo con le giuste condizioni.
Si tratta di catture difficili, spesso rare, tanto che ci si può ritenere fortunati se si riescono ad avvistare due o tre lecce in caccia durante tutte le proprie pescate nel corso di un anno.
Gli esemplari di taglia maggiore prediligono uno stile di caccia solitario.
Il golfo di dakhla
La ricerca della leccia ci ha cosi portato a scoprire un posto nel quale le cose sono diverse.
Sulle sponde del Marocco, nella costa atlantica del Sahara occidentale, poco più a sud delle isole Canarie, si trova una zona desertica che costituisce una regione autonoma, popolata per Lo più da beduini e nomadi, che ha per capoluogo la città di Dakhla.
Qui, dove l’arido deserto del Sahara incontra l’oceano Atlantico, una lingua di sabbia spazzata dagli alisei che ospita uno degli spot di pesca alla leccia più incredibili del pianeta.
Non molto noto ai pescatori ma ben conosciuto dai kitesurfer di tutto il mondo, dato che la striscia di terra crea una grande baia lunga circa 30 km completamente riparata dalle onde dell’oceano ma non dal forte e costante vento proveniente da nord.

Nelle giornate meno proficue non è difficile incappare in questa zona in due o tre attacchi di grosse lecce, spesso con conseguente allamata, mentre nei giorni migliori è facile avvistare questi pesci in caccia e avere opportunità di allamarne più di tre o quattro in poche ore.
La pesca si svolge prevalentemente in top water, ma funzionano molto bene anche grosse stickbait.
Importante è che gli artificiali permettano di raggiungere lunghe distanze, in quanto le grosse lecce stazionano fuori dallo scalino, che si trova a circa 150 metri da riva.
Arrivati sullo spot ci si trova davanti uno spettacolo mozzafiato: il Sahara incontra l’oceano in un quadro di rara bellezza, nel quale la danza del vento alza la fine sabbia e la trasporta in mare insieme ai suoi nutrienti.
Abituati alla pesca della leccia sulle coste italiane si è spaesati dinanzi a spiagge chilometriche apparentemente tutte uguali.
Nonostante l’incredibile numero di lecce presenti, tuttavia, non è scontato allamarne una.
Trovandosi in un contesto molto diverso dal Mediterraneo, è fondamentale tenere in considerazione fattori meteomarini decisivi per la riuscita della pescata.
Nel nostro viaggio abbiamo riscontrato l’attività più accentuata delle grosse lecce nelle prime tre ore circa di risalita della marea, quando la grande massa d’acqua proveniente dall’oceano entra all’interno della baia generando forti correnti.
In questa fase, centinaia di lecce seguono la corrente facendo incursioni sui grossi branchi di cefali che cercano riparo nelle piccole anse più riparate dalla corrente principale.

È impressionante vedere come un gran numero di lecce attacchino e spingano a riva, sul marcato scalino del bagnasciuga, i poveri muggini impauriti, proprio in corrispondenza delle anse e delle baie che costituiscono il golfo di Dakhla, dove le correnti permettono a questi predatori di sfruttare la situazione di marea crescente a loro vantaggio.
Attrezzature
L’attrezzatura deve consentire di raggiungere grandi distanze senza troppa difficoltà.
Servono canne lunghe almeno 2.70 m che aiutino a ‘sparare’ le nostre esche proprio dove le aspetta la leccia.
In bobina occorre montare un trecciato dal diametro relativamente piccolo, quale per esempio uno 0.18 per 33 lb, così da avere molta morbidezza e semplificare la fuoriuscita della treccia dal mulinello anche in condizioni di forte vento laterale, molto comune in questa zona.
In alcuni punti della costa, invece, la forte corrente arriva fino a lambire la spiaggia, qui non servono canne particolarmente lunghe, avendo la zona di passaggio del pesce a pochi metri da noi.
Estremamente fondamentale è scegliere i giusti artificiali, visto che ci si troverà a pescare in una situazione di vento e corrente in direzioni contrastanti, che renderà la maggior parte delle esche inabili al nuoto.
Faranno al caso nostro dei buoni jerk o minnow di generose dimensioni, oppure popper per quanto riguarda le esche topwater, in questo caso popper con la bocca ampia, che saranno facilitati nel contrastare la corrente.
Qui, al contrario delle baie dove la corrente è meno marcata, è consigliabile aumentare la potenza di tutto l’impianto pescante: la forza esplosiva della leccia, unita alla forte corrente laterale, rischia di mettere in seria difficoltà attrezzatura e pescatore.

Quando è stanca e deve riossigenarsi, la leccia riesce a ottimizzare le proprie caratteristiche morfologiche creando un
‘effetto aquilone’, si posiziona lateralmente rispetto alla corrente sfruttando il suo corpo alto e compresso per creare più resistenza possibile e se la nostra canna non può contare su una schiena forte e reattiva non saremo in grado di pompare il pesce, specialmente se di taglia ragguardevole.
Maree
Passate le prime ore di marea montante si noterà un sostanziale calo dell’attività, situazione nella quale abbiamo riscontrato buoni risultati pescando con i metal jig.
Arrivando poi sul culmine dell’alta marea, il paesaggio circostante risulterà del tutto differente rispetto al momento dell’arrivo: la spiaggia sarà totalmente inghiottita dalle acque per effetto di un’escursione di marea davvero impressionante, che in certi momenti può arrivare fino a quattro metri.
Una volta che la marea inizia a scendere, la ricerca della leccia risulta per lo più improduttiva, con catture sporadiche se non addirittura assenti.
Come sempre, ogni spot ha regole e cicli biologici ben distinti, indipendentemente dall’abbondanza di pesce che ospita, e un’azione di pesca organizzata e ragionata è alla base della riuscita della pescata.
Una cosa che è comune in Marocco come in Italia è anche l’indole sospettosa del nostro carangide: ci siamo trovati molto spesso ad avere inseguimenti di tre o quattro pesci dietro la nostra esca senza alcuna allamata, più volte durante la pescata.
Il secondo giorno della nostra permanenza, poco dopo il sorgere del sole, il mio Ketch (una saponetta) è stato inseguito per diversi metri da tre pesci intorno ai 10 kg che hanno scartato e si sono incrociati senza toccare l’esca, facendomi saltare il cuore in gola.
Pochi istanti dopo il silenzio è stato interrotto da una fragorosa mangiata a pochi metri da noi sul popper di Guglielmo, seguita da una potentissima e veloce fuga verso il largo.
Karim, la nostra guida, in pochi minuti aveva agganciato due bei pesci mentre noi non riuscivamo a vedere nulla: all’inizio ci sembrava impossibile, poi abbiamo capito che la differenza stava nella distanza di lancio.
Karim, utilizzando canne da surf casting e trecciati molto sottili, abbinati a finali piuttosto corti, riusciva a superare di 40-50 metri i nostri lanci più lunghi, riuscendo a venire in contatto con un numero maggiore di pesci, soprattutto durante le ultime fasi di risalita della marea, quando i grandi cefali tornano a nuotare vicino allo scalino, che come si è detto si trova a circa 150 metri da riva.
Conclusioni
Dakhla è un vero e proprio paradiso per la pesca alla leccia, con una presenza di pesce molto maggiore rispetto al Mediterraneo.
In tutto il golfo è proibita sia la navigazione da diporto che qualsiasi tipo di pesca commerciale e sportiva dalla barca, il che, unito a una temperatura costante di 25 gradi tutto l’anno fa sì che ci sia un’incredibile abbondanza di pesce foraggio e di conseguenza di grandi predatori.
Occorre però pianificare bene il viaggio, scegliendo con accuratezza il periodo.
Noi ci siamo trovati a pescare in una situazione piuttosto difficile, perché la settimana in cui siamo stati in Marocco abbiamo avuto a disposizione solo un’alta marea durante la fase diurna, per cui le nostre chance di allamare la leccia sono state quasi dimezzate.
Se si vogliono massimizzare le possibilità, occorre invece cercare periodi con due fasi di alta marea nelle ore di luce, ancor meglio se le prime ore del giorno coincidono con la fase iniziale di marea in risalita: in questo caso ci si troverà di fronte a una situazione quasi perfetta e sarà molto facile trovare grosse lecce in caccia anche a pochi metri da riva, affamate dal digiuno della notte appena passata.

Periodi migliori
Tanto premesso, il momento migliore dell’anno va da maggio fino a ottobre, anche se in assoluto agosto e settembre restano i mesi migliori, dal momento che il vento in questo periodo è meno presente e la pescata risulta più semplice.
Si tratta di un’esperienza davvero unica, in un ambiente selvaggio e incontaminato, a soli 30 km dal Tropico del Cancro, in pieno deserto, dove le temperature sono altissime di giorno e rigide la notte, le spiagge sono spazzate dal vento e bruciate dal sole: un posto incredibile dove la vita in tenda, i sapori e gli odori della natura vi faranno passare dei momenti che rimarranno impressi per sempre nella vostra memoria.
Un saluto,
Giacomo.
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