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Spinning landbased a Capo Verde: Ilha do Sal

Salve a tutti anglers! Oggi andrò a raccontarvi di una bellissima ed impegnativa vacanza di spinning nell’isola di Sal, nello splendido arcipelago di Capo Verde.

Era un’estate come altre e nell’indecisione su quale nuova meta intraprendere, Daniele raccontò a me e Leonardo la sua esperienza dell’anno precedente nelle isole di Capo
Verde, mostrandoci le immagini di quei mari.

Ammaliati dai bellissimi paesaggi e dalle meravigliose catture, decidemmo di
organizzare insieme un nuovo viaggio per affrontare i potenti carangidi che vivono su quelle coste e in particolare su quelle dell’Ilha do Sal.

Molte sono le specie insidiabili dalle nere rocce dell’isola, ma un formidabile predatore spicca su tutti, il Big Eye Trevally, un potente predone violento e in grado di strappare letteralmente la canna dalle mani, sprigionando una forza esplosiva.

Non poteva non essere l’obiettivo principale della vacanza.

Nel viaggio di andata uno stormo di uccelli danneggia un’ala dell’aereo, costringendoci ad atterrare a Boa Vista e a trascorrere li il giorno e la notte; per di più, al momento del ritiro bagagli, ci viene comunicato che il tubo con le canne non è stato imbarcato.

Con l’unica canna travel che ho in valigia decidiamo di fare un tramonto dalle vaste spiagge che caratterizzano l’isola, ma con le poche esche a disposizione non riusciamo ad arrivare al lontano scalino di risacca, per cui rinunciamo.

Il giorno seguente ripartiamo in direzione Sal, ma ancora senza canne al seguito: ci viene ora comunicato che arriveranno solo in tarda serata.

Abbiamo due giorni in meno per centrare l’obiettivo…

Cominciamo a guardare le mappe dell’isola e valutando vento e marea scegliamo lo spot.

Gli scenari sono da brivido, il deserto centrale che va a mescolarsi alle nere scogliere laviche è bagnato da un mare tempestoso spazzato dai continui venti alisei.

Le ore migliori per la ricerca del carangide sono senza dubbio l’alba e il tramonto.

Andiamo subito in un punto di scogliera con un fondale generoso che permette di pescare un po a shore jigging.

Dopo poco tempo cominciamo ad effettuare le prime catture: molte tipologie di cernie, piccole ricciole rivoliane, audaci triglie dalle tinte sgargianti e carangidi minori vengono piacevolmente a farci compagnia.

Il giorno dopo, recuperata l’attrezzatura, parte la ricerca del Big Eye Trevally.

Peschiamo con canne e mulinelli molto potenti, trecciati pe-6 e finali da 100 Ib.

Per quanto riguarda gli artificiali solo esche di superficie, saponette e grosse stickbait. La pesca è molto impegnativa, mettendo a dura prova il fisico e la testa.

Il posto è magnifico e ricco di pesci, ma gli attacchi sono pochi e la cattura di rilievo è sudata fino all’ ultimo.

Ci troviamo ad affrontare il primo tramonto in una zona dell’isola riparata dal forte vento.

Dopo vari attacchi a vuoto, Leonardo incanna il primo esemplare, che sin dall’inizio sprigiona una forza esplosiva che lo distingue dai predatori a cui siamo abituati: è un pesce che cerca subito le rocce e considerando che peschiamo da terra la difficoltà è ampliata.

Dopo un combattimento estenuante, finalmente il Big Eye Trevally è a terra.

Entusiasti del risultato, decidiamo di provare nello stesso spot all’alba, quando ci dovrebbero essere maggiori opportunità di cattura.

La mattinata si apre con ben tre African Pompano che si lanciano sulle nostre esche.

Questa specie sopracitata sembrerebbe preferire un movimento lento dell’esca.

Ma non abbiamo risultati, fin quando Daniele riesce a incannare un bellissimo esemplare, che purtroppo si slama.

Dopo un paio d’ore di inattività, Daniele concretizza una cattura da sogno.

Un African Pompano gigantesco, solitario, famelico, che sprigiona una potenza inimmaginabile.

Il combattimento è serrato, ma finalmente dopo non poca fatica anche questo carangide è fuori.

Spinning a Cabo Verde

Sull’onda dell’entusiasmo decidiamo di tornare sullo spot anche al tramonto.

Appena arrivati, una grossa lampuga attacca in successione tutti i nostri artificiali, ma senza rimanere agganciata a nessuno, poi l’acqua improvvisamente si intorbidisce, con ogni probabilità per le forti correnti del periodo, e si fanno vivi i Black Tip, gli squali che pattugliano tutta la costa dell’isola.

Dopo vari tentativi di approccio, riusciamo ad agganciarne uno, dotato di una forza devastante, disordinata e imprevedibile, il tutto sfuma in una clamorosa slamata.

Nei giorni successivi prendiamo la decisione di esplorare nuovi spot, dove le catture non tardano ad arrivare: spicca su tutte per i suo aspetto bizzarro il pesce trombetta, con cui mi ritrovo in combattimento, un pesce sopra il metro, con una livrea magnifica, contornata da puntini blu elettrico.

Spinning a Cabo Verde


Naturalmente, però,non sono del tutto soddisfatto: voglio provare anche io l’ adrenalinico combattimento con il re delle scogliere capo-verdiane.

E finalmente, nell’ultima giornata a disposizione, mi viene concessa l’opportunità di fronteggiarlo, in un duello al limite del carico di rottura della mia attrezzatura, in basso fondale, pieno di insidie e con un mare impetuoso, che non permette il minimo sbaglio.

Il pesce cerca in maniera repentina di tagliare sulle rocce laviche, eseguendo cambi di direzione bruschi e di difficile interpretazione.

Alla fine è fuori e con un urlo di liberazione manifesto la mia felicità per aver avuto la possibilità, non scontata, di fronteggiare e vincere, per me il pesce che ripaga il viaggio.

Spinning a Cabo Verde

Contenti e più che soddisfatti per aver raggiunto gli obiettivi con un tempo veramente limitato, facciamo rientro in Italia.

L’arcipelago di Capo Verde è splendido e i suoi potenti predoni hanno scolpito momenti indelebili nelle nostre menti; si tratta di un viaggio che consiglio a tutti e per il quale sono volentieri disponibile per ulteriori indicazioni.

Un saluto,

Giacomo

Articolo precedente: Bass a jerk: I miei consigli

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